Alligatori nelle fogne

Miguel Raimon

La presenza di alligatori nelle fogne delle metropoli, in particolare di New York, è una leggenda urbana tipicamente nord-americana diffusasi a partire dagli anni 1920. Secondo i sostenitori di questa leggenda, che si rifanno a supposte prove e testimonianze, gli alligatori avrebbero costituito piccole comunità negli impianti fognari di diverse metropoli, perfino nell’antichità a Costantinopoli.

Nel febbraio 1935 fu segnalato un grande coccodrillo in una fogna di New York[1]. Un gruppo di adolescenti stava spalando la neve caduta su un canale fognario quando trovò un coccodrillo, dalla presunta lunghezza di 2,1 m che era rimasto incastrato nel ghiaccio e nella neve. Dopo che alcuni componenti del gruppo liberarono il rettile dal ghiaccio, il coccodrillo ne avrebbe morso uno. Soccorrendo il compagno in pericolo, gli altri avrebbero ucciso l’animale con i badili da neve.

Secondo un rapporto successivo, il coccodrillo sarebbe scappato da una nave che viaggiava nelle Everglades quindi, nuotando nel fiume Harlem per 137 miglia, sarebbe stato costretto a rifugiarsi nei condotti fognari a causa di una tempesta.

Il sovrintendente delle fogne, Teddy May, si è più volte pronunciato sui presunti avvistamenti e soprattutto sulla teoria che qualcuno aveva avanzato per la quale i coccodrilli si stavano riproducendo a dismisura sotto la città. May, convinto che i suoi dipendenti prendessero le storie troppo superficialmente, esaminò gli avvistamenti ritenuti più credibili.

Era convinto che alcool, droga ed altre cause simili avessero giocato il loro ruolo sulle leggende. Dopo alcune ispezioni disse di aver visto numerosi coccodrilli, il più grande dei quali era lungo solo 61 cm, che vivevano all’interno dei tubi e attraverso quelli percorrevano le reti fognarie della città.

A seguito degli avvistamenti di coccodrilli a partire dal 1930, la storia è divenuta sempre più verosimile. Si è comunque dubitato della relazione di Teddy May, ipotizzando che si fosse ispirato a qualche romanzo. La storia riguardante la Sewer Gator [5], è da molti ritenuta veritiera, ma col passare del tempo se ne sono sviluppate numerose versioni.

Secondo la versione originale, le famiglie benestanti sulla strada del ritorno dalle vacanze dalla Florida a New York, riportavano con sè i propri coccodrilli, ancora cuccioli, per fare compagnia ai loro figli. Col tempo, i coccodrillini sarebbero cresciuti e quindi i genitori dei bambini li avrebbero gettati nel wc.

Successivamente, si sostiene, i coccodrilli sarebbero sopravvissuti miracolosamente e si sarebbero riprodotti nella fogna in cui erano caduti, alimentandosi di ratti e rifiuti urbani. Col passare del tempo gli operai delle fogne ebbero paura di lavorare, credendo a queste leggende. Il libro The World Beneath the City (1959), di Robert Daley, racconta che ad un operaio, durante lo svolgimento del suo lavoro, accadde di trovarsi un grande coccodrillo alle spalle. Il caso provocò settimane di infruttuosa caccia.

Altre versioni suggeriscono che i coccodrilli, in assenza di luce solare (nelle fogne), si sarebbero abituati a queste condizioni divenendo ciechi, modificando le squame e diventando albini; gli occhi sarebbero divenuti rossi. Il supposto albinismo comporta un disagio per i coccodrilli, che non potrebbero recarsi al di fuori delle fogne poiché essendo albini sarebbero molto vulnerabili ai danni causati dalla luce solare, soprattutto per i piccoli. Ma coloro che credono a questa leggenda, affermano che i coccodrilli sarebbero consci delle loro caratteristiche e quindi avvedutamente non uscirebbero dalle fogne. Non ci sono mai stati, tuttavia, avvistamenti di questo genere di coccodrillo a New York.


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