Bokor

Gianni Leone

Un Bokor, nelle pratiche Vodu, è un Houngan o una Mambo che pratica la magia del Vodu.

Una delle fatture più note dei Bokor è il furto del Gros Bon Ange e la successiva schiavitù sotto forma di Zombie: colui che ne è colpito appare in un primo momento morto e viene quindi seppellito. Dopo qualche giorno il Bokor ritorna per prendere il corpo e per forzarlo a fare lavori manuali, in una sorta di controllo mentale.

Il segretissimo e oscuro rito per resuscitare gli zombi è praticato solo dai bokor che conoscono le giuste preghiere rituali. Affinchè il rito riesca è indispensabile recarsi di notte in un cimitero ed evocare, davanti alla lapide, un demone. Proprio quest’ultimo fornisce l’energia che permette al corpo del morto di tornare in vita. Ma per poter comandare uno zombi, lo stregone deve possederne l’anima, precedentemente, catturata e imprigionata dentro un vaso.
Si invoca quindi Baron Samedi, il signore dei cimiteri e custode delle anime, e lo si addormenta con la formula creola “Do’ mi pa fumé, Baron Samedi” (“Dormite bene Baron Samedi”). In seguito il bokor  chiama l’anima dello zombi  a sé con la frase “Mortoo tomboo miyi” (“Morto, dalla tomba, a me!”).
A questo punto il cadavere viene disseppellito e resuscitato. Privo della propria anima, e quindi di volontà, lo zombi è ora pronto ad eseguire, su ordinazione, qualsiasi azione, anche la più efferata.

Nel 1982 Wade Davis, un antropologo americano, riuscì a procurarsi un campione della polvere misteriosa che i bokor usano nel rito di zombificazione. L’ingrediente principale è costituito dalla vescica del pesce palla, contenente la tetrodotossina, un potentissimo neurotossico in grado di agire attraverso i pori della pelle. A questo veleno vengono mescolate le secrezioni cutanee del rospo bouga, semi e foglie di piante velenose e altre sostanze decisamente folkloristiche, come terra di cimitero e polvere di penne di gallo nero. Altri componenti, come l’albizzia e i vetri, servono a provocare prurito, per costringere la vittima a grattarsi e fare così penetrare il veleno.

Il bokor soffia nelle narici o nella schiena del futuro zombi, ben vivo, questa polvere giallastra, capace di causare un sonno letargico. La vittima cade in catalessi: data per morto, viene sepolta e, terrorizzata, assiste spesso cosciente al proprio funerale e alla propria inumazione. Esperienza estremamente traumatica che, unita a una buona dose di superstizione, distrugge la lucidità mentale della vittima, che finisce così per perdere la memoria e la ragione, cadendo in uno stato di autismo perenne e continuato.
La notte stessa del funerale, il bokor disseppellisce il malcapitato e lo rianima somministrandogli un pasto a base di patate dolci e datura stramonium, un potente allucinogeno che, se da un lato contribuisce a intontire ulteriormente la vittima, dall’altro interrompe l’azione progressiva di distruzione delle cellule cerebrali da parte della tetrodotossina. Non si tratta di un antidoto, poiché l’azione del veleno è irreversibile, ma è da considerarsi come uno degli ingredienti necessari per fabbricare uno zombi che, muto e semideficiente, si crede effettivamente un morto risorto. E si rassegna a questa nuova esistenza di schiavitù e lavoro.

Ma sarà proprio così, oppure oltre la spiegazione prettamente scientifica c’è una spiegazione misteriosa che ci sfugge ?…


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