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Il diritto di critica è tutelato tra i Testimoni di Geova?

Nella relazione tecnica di accompagnamento al disegno di legge n°2237, contenente le norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia”, si afferma che tale iniziativa legislativa deriva dalla necessità di garantire alla Congregazione geovista e ai suoi fedeli il pieno esercizio dei diritti legati alla libertà religiosa, nel quadro delle garanzie costituzionali. Al riguardo ci chiediamo: con l’adozione del provvedimento legislativo all’esame del Senato sarà veramente possibile assicurare garanzie costituzionali a tutti gli aderenti al geovismo? Ne dubitiamo fortemente e proviamo a illustrare le ragioni di questa perplessità.

Presupposto di ogni democrazia è l’assenza di un pensiero unico e la tutela del diritto al dissenso. Orbene, se il nostro ordinamento giuridico è tenuto a tutelare un gruppo religioso, altrettanto deve tutelare i soggetti appartenenti a questo gruppo, consentendo loro di esprimere anche delle critiche severe, soprattutto se la critica proviene da chi ha operato con convinzione all’interno della stessa associazione religiosa. Ciò significa che al riconoscimento della pari dignità tra enti religiosi deve corrispondere la possibilità di critica, rivolta al gruppo e ai suoi ideologi, da parte degli aderenti anche se tale critica diventa di pubblico dominio. Il diritto di critica di cui parliamo va inteso come espressione del principio democratico, inscindibile dalla libera espressione del pluralismo culturale e religioso; tale critica deve considerarsi come manifestazione della libertà di ciascuno di autodeterminarsi nella gestione del proprio percorso filosofico o religioso, anche all’interno delle formazioni sociali in cui tale percorso si realizza. Pertanto merita tutela il diritto di critica degli appartenenti ad una aggregazione religiosa anche nel caso in cui l’esercizio di questo diritto abbia l’effetto di squalificare il gruppo religioso dinanzi all’opinione pubblica.

Invece, nel contesto associativo geovista il diritto di critica motivata non è, di norma, tutelato: vengono bollati come “apostati” gli affiliati che esprimono dubbi e dissenso sulla coerenza di certi insegnamenti, sulla fondatezza scritturistica di alcune regole ecc. Il salutare “dubbio” viene osteggiato fortemente; chi esprime perplessità sulla correttezza dei vertici del geovismo corre il rischio di essere tacciato di slealtà verso Dio, di apostasia dalla vera fede e viene descritto come candidato alla condanna eterna da parte di Dio. Quindi, nessun affiliato può esprimere argomentate valutazioni sulla bontà del «cibo spirituale» fornito dai vertici geovisti; eccone la conferma secondo il gergo geovista: «Alcuni apostati asseriscono di conoscere e di servire Dio, ma rigettano dottrine o comandi esposti nella sua Parola. Altri sostengono di credere nella Bibbia, ma rigettano l’organizzazione di Geova e si danno da fare per ostacolarne l’opera. Quando, pur sapendo ciò che è giusto, scelgono deliberatamente di agire in modo sbagliato, quando il male diventa così radicato da essere parte integrante della loro personalità, allora il cristiano deve ‘odiare’ (nel senso biblico del termine) costoro che si sono inseparabilmente legati al male» (La Torre di Guardia del 1° ottobre 1993, pagg.18-19). Quanto siamo lontani dall’affermazione di papa Giovanni XXIII: “Bisogna distinguere tra l’errore e l’errante”!

Infatti, una volta etichettato l’autore di critiche motivate come “apostata”, la propaganda geovista ha buon gioco nel promuovere, anche contro costoro, esplicite esortazioni all’odio: «Se una persona continua a seguire una via malvagia [come chi esercita una motivata critica senza poi "pentirsi"] dopo aver conosciuto ciò che è giusto, se il male diventa così radicato in lei da divenirne una parte inscindibile, per odiare il male il cristiano [cioè il Testimone di Geova] deve odiare tale persona di cui il male è divenuto una parte inscindibile» (La Torre di Guardia del 1° gennaio 1962, pag.4; il testo tra parentesi è aggiunto).

In questo contesto l’istituto sanzionatorio geovista della “disassociazione”, più che un’appropriata disciplina, appare come uno strumento di potere sugli affiliati; l’esclusione (disassociazione o dissociazione che sia) diventa un efficace mezzo di controllo delle coscienze; infatti La Torre di Guardia del 15 luglio 1992 stabilisce: «L’obbligo di odiare l’illegalità riguarda anche tutte le attività degli apostati» (pag. 12); e, definendo il concetto di odio, precisa: «il significato di odiare … racchiude il concetto di provare un tale senso di ripugnanza o forte avversione per qualcuno o qualcosa da non voler avere nulla a che fare con quella persona o cosa» (pag. 9). Non è raro leggere testimonianze di chi dipinge la Congregazione geovista come una formazione caratterizzata da integralismo, rigidità, nonché dall’attitudine a condizionare in modo pervasivo la vita privata e sociale degli aderenti; alcune di queste critiche sono state anche portate all’attenzione dei Tribunali della Repubblica .

Pertinente, a questo punto, è il commento di Harold Bloom che, nel suo saggio su La religione americana, ha scritto: «Quel che rende i testimoni di Geova diversi dagli altri non è la loro aspettativa della distruzione, ma piuttosto il loro odio violento per ciò che sarà distrutto, vale a dire il nostro paese, il nostro mondo, il nostro pianeta. … Non vi sono elementi positivi dell’esistenza che i testimoni di Geova cerchino di salvare; si augurano che tutti si scompaia, e il più rapidamente possibile; … Fragili intellettualmente, vacui spiritualmente, i testimoni di Geova sognano di impadronirsi direttamente del potere, in modo da poter partecipare della maestà del grande teocrata, Geova. … nei loro scritti l’esaltazione di questo potere è talmente marcata che mi sentirei di etichettarla come patologica. … Essi propongono un fascismo teocratico nient’affatto mitigato dall’assegnazione di un ruolo dittatoriale a un tiranno che chiamano Geova … Nella realtà la dottrina dei testimoni di Geova è offensiva verso l’umanità … oserei dire che la caratteristica peculiare dei testimoni di Geova in generale è proprio questo piacere collettivo nel contemplare la fine … sono convinto che nulla sia più privo di umanità delle descrizioni dei testimoni di Geova sulla Fine del Tempo. Vi è qualcosa di peculiarmente infantile in queste aspirazioni della Torre di Guardia».

Effettivamente il sistema sociale dei Testimoni di Geova è un mondo nel quale l’amore e l’odio non assumono lo stesso significato comunemente attribuito. Nell’ideologia geovista un dio, molto simile alle divinità pagane, avrebbe come unico obiettivo finale, non la salvezza dell’umanità peccatrice, ma lo sterminio cruento d’essa in un’orgia di sangue, di cadaveri, con i soli Testimoni come superstiti.

In conclusione, il legislatore dovrebbe verificare che al riconoscimento delle garanzie costituzionali alla “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia” – in attuazione dell’art.8 della Costituzione – faccia da contraltare la rigorosa tutela dei diritti di quegli affiliati che, all’interno della stessa Congregazione, svolgono un percorso di ricerca di senso dell’esistenza che passa anche attraverso una serrata e motivata critica; perciò, nel provvedimento all’esame del Senato appare scarsamente tutelata la libertà di manifestazione del pensiero da parte degli affiliati, peraltro sancita dall’art. 21 della nostra Costituzione. Ecco perché è preoccupante l’iniziativa del Governo di sottoscrivere l’Intesa con la “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia”; si ricordi che un’Intesa si presenta come qualcosa di più di una semplice tutela di diritti; essa offre delle possibilità di azione e di diffusione e dà una patente di affidabilità di fronte alla coscienza dei cittadini, quanto meno garantisce di fronte a eventuali pericoli che un determinato gruppo possa rappresentare per il bene collettivo. Alla luce di quanto fin qui esposto ci si deve chiedere se queste condizioni si pongano nei confronti della Congregazione dei Testimoni di Geova.









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Posted by Achille Aveta on 5 Jul 2010. Filed under Società e Culti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 Comments for “Il diritto di critica è tutelato tra i Testimoni di Geova?”

  1. sono un affiliato t.d.G grazie ddelle critiche costruttive da voi esposte, ritengo comunque infondate, ci vorrebbe tempo per spiegare, comunque gesu insegno ad amare i nostri nemici, ed e cio che facciamo noi, non odiamo nessuno, rispettiamo ogni persona e il loro pensiero, amiamo le persone , e potrei continuare con cio che facciamo, ma preciserei solo che noi odiamo le pratiche immorali e dannose agli occhi di dio e della sua parola, non le persone . grazie e saluti

  2. La solita minestrina riscaldata del sign. Aveta!!
    Ma perchè anziche generalizzare facendo capire che ci sia chi sa che cosa dentro l’organizazzione dei Testimoni di Geova, non parla in prima persona della sua esperienza da ex testimone??
    Comunque Aveta si aggiorni!!
    Da quando è uscito sono cambiate delle cose.
    La luce rispelde sempre più.
    Ma lei come mai ancora usa le candele?
    Pubblicazioni degli anni 30 40 50 60 70 ma non siamo nel 2010?
    Come mai non menziona tutti i disassociati che negli anni sono stati aiutati a rientrare e sa negli ultimi anni ne sono tornati molti, non le dico di menzionarli tutti in Italia o nel mondo ma almeno quelli dove abita lei, non le conviene?

  3. Può menzionarli lei i Tdg che sono rientrati e noi prenderemo tranquillamente atto della cosa. Non vediamo quale sia il problema.

    Gli articoli di Aveta rappresentano uno spunto di riflessione, basati su documenti e fatti realmente accaduti, la preghiamo di scusarsi sig. Angelo ma lei generalizza senza portare documenti che provano ciò che afferma.

    Redazione

  4. Cara Redazione,
    il sig. Angelo deve scusarsi solo di una cosa: di aver perso il tempo ad aver letto questa accozzaglia di sciocchezze. Come si fa a definire “fatti realmente accaduti”, i fatti raccontati da un ex TdG ancora frustrato nonostante siano passati decenni dalla sua espulsione dai TdG e che manipola a suo piacimento parole o frasi scopiazzate qua e la sulle pubblicazioni che rubacchia in giro? Voi che siete la “redazione” e che quindi dovreste essere super partes, non vi accorgete della palese tendenza a denigrare e infangare un culto religioso contenuta nelle parole di questo Aveta? Oppure non siete super partes? Oppure siete un sito che presta continuamente il fianco a tali idiozie sui TdG?
    Quale accordo di interesse ideologico, o peggio ancora, economico, avete con queste persone? Non ho mai letto su questo sito un solo articolo che mettesse parimenti in evidenza tutto il bene che fanno i TdG sparsi nel mondo. Cari Angelo e Artur lasciate perdere i siti come questo che fanno mala informazione e investite il vostro tempo in letture di levatura più alta!

  5. Complimenti, lei è l’esempio di come si può mettere in cattiva luce i Tdg.
    Complimenti per le offese rivolte alla nostra redazione e al sig. Aveta.
    Complimenti per le insinuazioni.
    Ci domandiamo se il suo comportamento di palese odio nei nostri confronti, è tipico di tutti i Tdg?
    E’ questo il mondo nel quale NON odiate i fuoriusciti e le voci che dissentono dalla vostra religione?
    E’ questo il vostro amore?

  6. Scusarmi di cosa?
    Non è il caso di fare nomi tanto i vostri antiTdG lo sanno, ma posso garantirvi e a loro malicuore che con il libro che ancora scopiazza il sign. Aveta nel vostro sito uscito agli inizi degli anni 80 si trascinarono a Siracusa diversi testimoni più di 20 seminando dei seri dubbi sui TdG, a distaza di 20 anni accertandosi che quello che scrivevano queste persone erano è sono delle menzogne sono quasi tutti rientrati.
    Che fallimento per gli argomenti di Aveta e company.

  7. Domenici Alessandro
    Domenici Alessandro

    Complimenti vivissimi al signor Aveta che ha scritto questo articolo e alla redazione che ha avuto il coraggio di pubblicarlo.
    L’articolo oltre ad essere ben scritto illustra in modo esaustivo (e con logica stringente, aggiungerei) l’incopatibilità della richiesta dei Testimoni di Geova di ottenere il riconoscimento giuridico sulla base di garanzie costituzionali e la telogia della stessa che certe garanzie costituzionali osteggia fortemente. In altre parole il signor Aveta riesce a mettere brillantemente in evidenza il dilemma che si pone di fronte al legislatore: garantire un diritto costituzionale ad un’organizzazione a scapito del diritto costituzionale del singolo? Sulla base di garanzie costituzionali vale la pena offrire carta bianca ad un organizzazione che calpesta altre, e pur fondamentali, individuali garanzie costituzionali?

    Considerando l’individuo come figura fondante della società italiana, nonché soggetto da tutelare, perché presumibilmente parte debole, l’unica risposta costituzionalmente ed eticamente coerente che il legislatore può darsi è: Prima i diritti del cittadino poi quello delle organizzazioni.

    Domanda per Artur:
    Visto che il signor Aveta a riprova delle sue argomentazioni ha presentato una serie di evidenze scritte che sembrano lasciar pochi dubbi in proposito, perchè lei, invece di limitarsi a stigmatizzare le critiche infondate, non porta a sua volta chiare prove (mi riferisco a materiale pubblicato dalla vostra Società di afferenza e non generiche citazioni del vangelo, che per altro tutte le confessioni cristiane sottoscrivono) che il contrario dimostrino?

    Domanda per Angelo:
    Ci fornisca lei, che pare essere ben informato, la “nuova luce” in proposito agli argomenti dal signor Aveta proposti. Del resto stiamo parlando di riviste vecchie (si fa per dire) di alcuni anni, mica si parla di roba scritta nell’alto medioevo!!! Lanciare accuse è facile, difficile è argomentare con logica e tolleranza.

    Domanda per Salvatore:
    Premesso che trovo assolutamente meschino il riferimento al signor Aveta come ad una persona frustrata che manipola parole e frasi. Davvero pare un atteggiamento in stridente contrasto con le parole di amore e compassione cui fa riferimento poche righe sopra il suo compagno di fede Artur (..e per contro sembrano invece in linea perfetta con quanto da Aveta argomentato e da voi gratuitamente criticato). Le chiedo: Perché gentilmente non ci fornisce le prove di queste presunte manipolazioni? Perchè non ci mostra dove le citazioni del signor Aveta sarebbero state abilmente estrapolate dal suo contesto allo scopo di presentare una verità distorta e non in linea con il messaggio degli articoli in questione? Potrebbe illuminarci?
    Infine: lei considera le considerazioni di Aveta completamente partigiane e assolutamente inattendibili, le repliche della redazione un basso tentativo di offrire appoggio in cambio di vile denaro….e di Harold Bloom (ammesso che lei sappia chi sia!!) che mi dice?

  8. Garantire? Ci scuserà se NON diamo alcun credito alle parole, ma preferiamo attenerci ai fatti. Può dimostrare quanto da lei affermato?
    Se non può dimostrare con i fatti quanto afferma, la preghiamo di volersi astenere da commenti privi di qualsiasi riscontro oggettivo.

  9. Per Domenici Alessandro: 28° SAM?

  10. Alessandro Domenici
    Alessandro Domenici

    Per Salvatore
    Si proprio quella! …al momento però non mi sovviene nessun Salvatore di quella classe. Però son passati più di 10 anni e la memoria fa cilecca! ….Cognome?

  11. Domenici Alessandro…. chi sei veramente???
    Il Testimone di Geova zelante che ha frequentato la SAM più di 10 anni fa, oppure l’apostata che oggi vilipendia la sua (ex?) religione sostenendo altri incalliti apostati come Aveta & C.? Chi è il vero Domenici?

  12. Alessandro Domenici
    Alessandro Domenici

    Gentile signor Arturo,
    Se lei è la versione italiana dell’Artur che ha inserito il primo commento la inviterei gentilemente a rispondere educatamente alle mie domande, se lo ritiene opportuno, evitando comunque giudizi personali, visto che, fino a prova contraria lei non mi conosce. Se d’altronde lei non dovesse aver nulla a che fare con l’Artur di cui sopra, …béh, l’invito nella sostanza rimane invariato. Ossia: o partecipa educatamente alla discussione o se ne astiene. In ogni caso (da buon cristiano, anzi da buon sedicente vero cristiano) si comporti civilmente ed eviti l’invettiva personale.
    Saluti,
    Alessandro

  13. Sig. Arturo, la invitiamo a gentilmente ad attenersi al tema dell’articolo. Le divagazioni di carattere personale non fanno altro che spostare l’attenzione dei/delle lettori/ici dal tema principale.

  14. Chiedo scusa alla Redazione. La mail mi è partita d’impulso come quando vedi o vieni a sapere di un’ingiustizia e non riesci a stare zitto. Mi dispiace. Spero che il sig. Alessandro ritorni in sè un giorno. Non l’ultimo.

  15. Alessandro Domenici
    Alessandro Domenici

    A quale ingiustizia si riferisce Signor Arturo, non capisco? Intende forse che io abbi perpetrato qualche ingiustizia nei confronti di qualcuno o qualcosa? Si spieghi! Inoltre: Cosa intende con l’insinuazione che “il sig. Alessandro ritorni in sé un giorno”? Avrei perso il senno? Mi scusi ma con quale competenza, nonché conoscenza del sottoscritto, si lascia andare a giudizi di questo genere?
    Credo che lei signor Arturo debba delle spiegazioni, …o delle scuse per la bassezza delle insinuazioni!.

  16. Sig. Arturo, una regola base per potersi confrontare con gli altri è il rispetto. Lei invece di discutere le idee, arrogantemente si permette dei giudizi su altri lettori.
    Questo tipo di comportamento non sarà più tollerato.

  17. Carissimi tutti.

    Non per portare ulteriori argomentazioni, ma ad esempio, il nostro specifico caso sul signoraggio bancario, ha ampiamente dimostrato che tutte le organizzazioni religiose, ne sono state coinvolte.
    Idem quella da me accusata direttamente, cioè l’organizzazione WTS.
    Ad oggi, non è ancora stata in grado di dimostrare di essere estranea al coinvolgimento diretto i cui essa naviga.
    Il mio movimento interno all’organizzazione, viaggia invisibilmente fra i membri che accettano come reale, questa situazione, ed osservano in silenzio come ella si comporta sulla questione da me sollevata.

    Ella ignora gli avvertimenti dati, ma non sfuggiranno alla bomba che gli è stata innescata al suo interno.
    Essa per la questione del Signoraggio Bancario, imploderà al momento opportuno.

    Non ho necessità di elevarmi al disopra del Corpo Direttivo, per arrivare a dimostrargli l’ipocrisia a non prendere precise posizioni sulla questione del signoraggio bancario.

    E’ stato aperto un domino specifico sulla nostra attività contro il signoraggio bancario ed ovunque, sul web, l’informazione fra le file dei Testimoni di Geova, divamperà all’inverosimile.

    http://www.geovacontroilsignoraggio.org

    Fatto è che E’ e rimane in una posizione di idolatria e di schiavismo.

    Ad ognuno dei suoi propri membri associati, la giusta considerazione della questione.

    Buona Riflessione.

    Enrico Frassinetti

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