Intervista a Claudio Simonetti, a cura di Yoshito Higashi

Simonetti GoblinDal 1975 al 2015, 40 anni di carriera da “brivido”… Tu però, hai una formazione classica. Come mai il tuo talento ha trovato il rock e la disco?
Il passaggio dal classico al rock non è stato letteralmente un passaggio, perché in effetti io ho cominciato a suonare il rock nel ’66. Ai tempi ero un fan come molti dei Beatles, anche se mi piacevano di più i Rolling Stones. Quando poi c’è stato l’avvento di gruppi come i Genesis e gli Emerson Lake & Palmer, sono stato subito attratto da questa contaminazione tra classico e rock ed è così che sono nati i Goblin. Per quanto riguarda la “disco-dance” il passaggio è nato in maniera molto spontanea. Erano gli anni ’80, si avvertiva nell’aria, che un certo tipo di musica era un po’ in declino. A Roma si era formato un bel gruppo di amici che frequentavo, in un momento tra l’altro triste per me perché avevo perso mio padre. Tra questi Giancarlo Meo, Paul Micioni, Mike Francis: produttori, musicisti, deejay e frequentatori di discoteche. E’ così che è nata la cosiddetta “italo-disco” che in quegli anni fu esportata in tutto il mondo. E così anche io feci la mia parte con molti successi come, ad esempio, gli Easy Going.

Quanto è stato “pauroso” creare la musiche per un maestro del terrore come Dario Argento?
Di pauroso niente perché, naturalmente, vivendo anche il dietro le quinte ti rendi conto anche della finzione scenica che c’è dietro la creazione di una scena horror. Diciamo che la dimensione horror era vissuta da un punto di vista tecnico.

Tu hai creato musica anche per altri registi del terrore, quali Deodato, Bava, Romero e molti altri? Con quali hai trovato più affinità?
In alcuni casi, devo dire, ho fatto le musiche senza mai incontrare il regista. Sostanzialmente ho avuto rapporti cordiali e di stima un po’ con tutti. L’unico con il quale è nato un vero rapporto di vera amicizia che dura ancora oggi è Dario Argento. D’altra parte se non fossimo diventati amici non sarebbe stato possibile fare ben quattordici film insieme.

Tra pochi giorni parte il tour con date in Italia e all’estero. C’è ancora l’emozione e lo spirito “de anna a fa’ na serata” come hai detto in un’intervista qualche anno fa, oppure con il tempo le cose sono cambiate?
Naturalmente l’emozione c’è sempre. Quello che cambia è l’approccio al fatto di suonare di fronte a un grande pubblico. A vent’anni la vivi come una vera e propria eccitante emozione. Adesso ti emozioni ancora ma con il supporto dell’esperienza e dei tanti anni di carriera alle spalle.

La tua attuale formazione Claudio Simonetti’s Gobliln è nata a fine del 2013, giusto? Ci racconti come?
In effetti ci conosciamo e suoniamo insieme da tanti anni. Per anni abbiamo suonato insieme con il progetto Demonia. Quando ho deciso di creare una band che eseguisse fedelmente il repertorio dei Goblin ho pensato subito a loro perché li conosco e perché loro già conoscevano perfettamente il repertorio dei Goblin. Il successo che stiamo ottnendo in tutto il mondo testimonia che è stata la scelta più giusta

Ultima domanda: progetti per il futuro?
Prima di tutto celebrare nella maniera più adeguata questo quarantennale di “Profondo Rosso”. Saremo in tour in Italia e all’estero per tutto l’anno con il “Live Sountrack Tour “ in cui proponiamo l’esecuzione live della colonna sonora sulla proiezione del film. Poi abbiamo preparato un cofanetto che, sono sicuro, farà felici collezionisti e fans. C’è poi un nuovo album che vedrà la luce, se tutto va bene, entro il 2015