Taken 3, azione a tutta forza…

TAKEN3_LocandinaDetto questo, Neeson ammette che si è divertito con l’azione non-stop dei film e la fisicità del ruolo di Bryan Mills. In termini di suspance, TAK3N è il più forte della serie. Ci sono sequenze di lotta velocissime, un incredibile inseguimento stradale e la manetta sempre al massimo per tutto il film.
“In TAK3N Bryan si trova sempre in una situazione di vita o di morte.” -dice Neeson- “Deve fare affidamento su tutte le abilità che possiede, tra cui il combattimento corpo a corpo, la capacità di maneggiare esplosivi e la mira da cecchino, l’improvvisazione e non ultima la capacità di scomparire nel nulla; è una sorta di macchina. Queste abilità gli derivano da anni di pratica e una volta che Bryan si innesca, diventa davvero molto difficile da fermare”.
Ha iniziato a lavorare su queste capacità a partire dall’età di 18, 19 anni, quando è entrato nell’esercito degli Stati Uniti. E’ stato quindi selezionato per le forze speciali ed ha fatto l’addestramento da Navy SEAL e poi quello da agente segreto.
“E’ bello poter fare tutte quelle scene d’azione e quella lotta che Bryan ha perfezionato attraverso l’addestramento e le missioni.” -rivela Neeson- “Per realizzarle è stata utilizzata una formidabile squadra di stuntman e la mia meravigliosa controfigura, Mark Vanselow, che è mio amico da lunga data, sia professionalmente che nella mia vita. Lui fa tutto il lavoro sporco! Tornare a vestire i panni di Bryan Mills mi ha dato la possibilità di lavorare di nuovo con Mark di rifare tutto l’allenamento necessario”.
Maggie Grace, che come Kim, la figlia di Bryan, ha già visto la giusta dose di azione nei film della serie, continua ad essere colpita dalle numerose sfaccettature della trama. “Lo stile di combattimento di questi film è pratico ed essenziale,” –dice- “non è stilizzato e patinato, si percepisce veramente come crudo e reale, come i personaggi che cercano di fare del loro meglio prendendo decisioni e reagendo in frazioni di secondo”.
“Il fatto che il film ruoti intorno a Liam, che ha questa incredibile sostanza e gravitas, dà una sensazione di realismo.” –continua Grace- “Impersona qualcuno che sta dando il massimo, a differenza del classico eroe d’azione molto figo che semplicemente scivola attraverso la vita, lui è un padre, che a volte teme la morte. Ha momenti di paura, momenti in cui lui non è sicuro di cosa fare. Si può dire che alla fine tutto gli costa qualcosa”.
Megaton spiega che ci sono due grandi sequenze d’azione nel film: una coinvolge un inseguimento in auto e l’altra lo schianto di un aereo. Per l’inseguimento il regista è riuscito a chiudere una superstrada di Los Angeles, con le autorità che hanno acconsentito alla chiusura al traffico per i tre fine settimana necessari alle riprese.
Dopo aver realizzato uno storyboard per le elaborate acrobazie della sequenza, Megaton ha coreografato una complicata manovra in cui un container vola via dal retro di un autoarticolato per schiantarsi su una fila di automobili. “Tecnicamente non potevamo semplicemente mollare un container pesantissimo sulla strada per poi fargli polverizzare tutto quello che c’era.” –ci spiega Megaton- “Così abbiamo preso un vero e proprio container e gli abbiamo montato degli anelli su ciascuna estremità. Lo abbiamo quindi attaccato con dei cavi d’acciaio a una gru e lo abbiamo tirato in avanti, così sarebbe rotolato sulle auto. Poi, in post-produzione, abbiamo cancellato le ruote, così che il pubblico vedrà il container rotolare sulle auto”.
In questo terzo episodio, è stato ancora più difficile realizzare la sequenza in cui una Porsche finisce contro un aereo. Dice Megaton: “Non c’era abbastanza tempo per realizzare l’intera scena in CGI, quindi abbiamo pensato di costruire un modello dell’aereo, ma anche quello, non era possibile. Abbiamo, invece, comprato due vecchi aerei identici e li abbiamo sventrati. Era troppo pericoloso far muovere veramente gli aerei, quindi gli abbiamo messo un camion dietro che li spingesse in avanti. Abbiamo fatto la scena dal vivo e abbiamo poi cancellato il camion con la CGI. Abbiamo girato l’intera sequenza in tre giorni e mezzo usando due aeroplani e cinque Porsche. E’ stato tutto molto pratico e semplice”.
“Fare un film è come risolvere un puzzle, come fare il cubo di Rubik.” -aggiunge il regista- “In un primo momento non si ha idea di come far combaciare queste cose. Dovete dare un senso a ogni elemento di ogni sequenza girata; se cerchi di essere troppo intelligente, diventa troppo complesso, quindi si cercano soluzioni semplici e alla fine tutto combacia”.