Birdman, la recensione

birdmanBirdman andava sempre più avanti e io non riuscivo proprio a trovare
Inarritu. Il regista del dolore e della morte, quello delle ambientazioni sporche e periferiche sembrava aver lasciato il posto ad un altro che sotto le mille luci di Broadway sfoggiava tecnica e virtuosismi in maniera talmente debordante da esser sempre sul filo dell’esagerazione.
Io di virtuosismi semmai ricordavo quelli di scrittura, specie quelli indimenticabili del suo compagno fidato Arriaga.
E ricordavo poi tutti film e personaggi al confine tra la vita e la morte, disillusi, persi, senza più alcuna speranza.

Ma quella che stavo vivendo all’inizio come una mancanza, non trovare il “mio” Inarritu, alla lunga si è rivelata invece una magnifica sensazione.
Perchè sapersi rinnovare così è solo dei più grandi.
Ecco, a me sembrava piuttosto un film di Aronofsky, una specie di unione tra i suoi The Wrestler e Il Cigno Nero.
Del primo ricalca buon parte del plot (anche, se vogliamo, il rapporto con la figlia da riconquistare) ma anche qualcosa che va al di fuori del film.
Rourke era Randy the Ram, e non solo nel ruolo ma anche nella scelta di interpretarlo dopo anni di nulla. E con una vita che si stava distruggendo.
Keaton è Riggan Thomson, e non solo nel ruolo ma anche nella scelta di interpretarlo dopo anni di quasi nulla dopo il successo di Batman.
La stessa identica operazione, una simbiosi tra vita e personaggio.
De Il Cigno Nero c’è invece la schizofrenia, il dualismo, il convivere con due anime completamente differenti.
Anche se qua non si parla di anima bianca e anima nera, oscura, ma di un dualismo se vogliamo molto meno profondo.
Ma non meno interessante.
Birdman racconta di un uomo che vuole dimostrare a tutti (ma anche a sè stesso) di valere di più del successo, fragoroso, che ha avuto in passato.
Quel successo raggiunto interpretando, come assoluto protagonista, 3 episodi di un blockbuster supereroistico, Birdman.
Ma quel personaggio, quel Birdman, non l’abbandona, neanche dopo tutti questi anni.
E Inarritu racconta del conflitto interiore (esplicitato da “dialoghi” tra Keaton e la voice off di Birdman) che può colpire un artista che cerca disperatamente di dimostrarsi (e riconoscersi) vero attore, scrittore e regista teatrale resistendo alla tentazione di non ricercare soldi facili con un nuovo episodio della saga, qualitativamente pari a zero, che gli diede tutto il successo.
Un uomo profondamente insicuro, pessimo marito e pessimo padre, un uomo sull’orlo dell’abisso. E quell’abisso è nascosto dentro le quinte teatrali di un allestimento che gli darà tutto o niente. Riggan ha ancora tanto di Birdman dentro, e non lo testimonia soltanto la presenza costante e inquietante della voce del personaggio che lo tormenta, ma anche l’immaginarsi di possedere poteri speciali veri e propri. Riggan ha bisogno di questo spettacolo, e di avere successo, per affrancarsi definitivamente di Birdman, per ucciderlo.
La tematica del successo è predominante, il volere a tutti i costi essere in prima pagina (ci sono 3 riferimenti precisi a questo legame tra successo e carta stampata: la morte di Farrah Fawcett “oscurata” da quella di Michael Jackson, il sogno dell’aereo con Clooney e la prima pagina dopo l’anteprima in cui si parla soltanto di Mike -Edward Norton- e non di lui), il non sopportare di essere secondi a nessuno. E Riggan vuole essere il migliore solo grazie alla sua arte, senza blockbuster, senza social network, senza vendersi minimamente. Ha continuamente bisogno di rassicurazioni, di sentirsi dire bravo, perchè Birdman è sempre lì, in agguato.
Inarritu realizza un film tecnicamente pauroso, con un “unico” piano sequenza (aiutato da molti trucchetti però, non puro) veramente impressionante. Segue il suo personaggio, poi lo lascia e ne segue un altro, poi torna su di lui, poi esce dal teatro, poi percorre Broadway, poi torna in teatro e ricomincia a seguire vicende e personaggi. Una danza infinita, sinuosa, che si ferma e riparte più volte, correndo però il rischio di dare la sensazione di un esercizio di stile molto più importante di quello che racconta.
Birdman è un grande omaggio al teatro, alla messinscena, al palcoscenico che si contrappone alla vita, anche se a volte assistiamo a un cortocircuito, come con il personaggio di Mike, vero soltanto nel palco, falso nella vita. Ho trovato le scene durante gli spettacoli (non durante le prove) meravigliose con quel vagare continuamente tra il palco e le quinte, tra quello che anche il pubblico in sala vedeva e quello che non poteva vedere (e sentire). A tal proposito da brividi la scena con Norton e la Watts sotto il letto, con quel dialogo e quel tentativo di far sesso che comincia dietro e poi, senza che noi ce ne accorgiamo, restando sempre sotto le lenzuola, finisce fuori.
Non è un caso che in una scena Norton stia leggendo Labirinti di Borges perchè se è vero che nei racconti dell’immenso scrittore argentino il labirinto aveva tante e profondissime connotazioni, è anche vero che questo Birdman è, un labirinto.
Ho trovato l’ultima mezz’ora notevolissima, decisiva per capire tante cose e chiudere cerchi. Ammetto invece che nella prima ora la sensazione di non capire cosa fosse questo film e perchè Inarritu, a parte lo sfoggio tecnico, l’avesse girato, aveva fatto capolino più volte.
Prima la scena, bellissima, di lui nudo che rientra nello spettacolo dopo aver percorso tutta Broadway. Una camminata goffa e ridicola che gli darà più “successo” di qualsiasi tentativo artistico.
E poi quel finale, con quel teatro che diventa ancora di più vita vera.
E quello sparo.
Che è quasi la ratatouille che mangia Ego, qualcosa di talmente nuovo, essenziale e vero che piega anche il critico pronto a distruggere Riggan.
Ed è qui che Inarritu compie il suo capolavoro, in quell’ospedale. Quella ridicola benda a mascherina rende Riggan praticamente identico a Birdman.
Poi arriva il giornale, poi arriva la conferma di un successo aspettato una vita.
Riggan va allo specchio, si toglie la benda e si guarda.
E’ Birdman.
Il vero Birdman, quello in costume, gli sta vicino ma stavolta non ce la fa ad insultarlo, martoriarlo, tormentarlo.
Riggan e Birdman si sono uniti insieme ma non è stato Riggan a rimettere i panni dell’Uomo Uccello ma l’Uomo Uccello a piegarsi e fondersi in Riggan.
Ce l’hai fatta.
Puoi volare.

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