Intervista con Romain Duris, protagonista di “Una nuova amica”

06/02/2005. Close up of French actor Romain DurisCome sei stato coinvolto in UNA NUOVA AMICA?

François Ozon mi ha chiamato per dirmi che mi voleva parlare di un ruolo.Credo che ti piacerà, perché mi è arrivata la notizia che ti piacerebbe interpretare una donna.Ed era vero. Volevo interpretare una donna sin dallinfanzia, quando le mie sorelle maggiori mi vestivano come una ragazza per le cene con la famiglia o con amici dei miei genitori. Ero la loro bambola e mi piaceva. Forse il semplice piacere che provavo allora nellessere una ragazza era già un modo per me di essere attore!

Che cosa ti ha attirato della storia?

Mi ha colpito il fatto che laudacia di questa trasformazione sia scatenata dal lutto, filtrata dagli occhi di Claire e resa possibile attraverso sentimenti prima di amicizia e poi damore.

Largomento del travestitismo di David per diventare Virginia è trattato profondamente e in maniera sensibile, non è solo una gag o una vetrina per un attore. Amo come inizia, con David che comunica a Claire molto sinceramente che vestirsi da donna è un modo per riempire il vuoto materno di cui sta soffrendo la figlia. Il suo desiderio di travestirsi è bello e consistente con tutto il suo essere; i suoi motivi sono molto umani e generosi.

E anche quando i suoi motivi divengono più personali, si gode lesperienza in un modo molto puro, innocente.

Sì, anche quando Claire lo accusa di travestirsi per il suo piacere personale, ho cercato di renderlo il più sincero possibile, di interpretarlo senza ironia. Lo volevo onesto, umano. Non volevo incastrare il personaggio in un problema troppo specifico. Volevo che il film parlasse al maggior numero di persone, che aprisse porte, sollevasse domande sul genere in senso ampio. Si, possiamo essere attratti umanamente da un altro genere e non cè niente di sbagliato in questo.

Nella scena dove David ammette di aver provato piacere a vestire la moglie defunta, laspetto morboso avrebbe potuto assumere troppa importanza. Ma avevo raggiunto un punto dove sentivo Virginia dentro di me con una tale immediatezza e coerenza, che non ho sentito più il bisogno di razionalizzare il suo travestirsi come uno spazio di libertà e piacere al di sopra di tutto.

E sei riuscito a trasmetterci completamente quel senso di piacere.

Lho sentito talmente tanto io stesso che penso sia visibile. Quando ho fatto i provini, sapevo che avrei sentito quel piacere. Se François mi avesse scelto o meno non contava, la beatitudine che ho sentito era autentica e penso che lui abbia notato proprio quella, prima di vedere se la parrucca mi donasse o meno.

Il travestitismo non è tanto il soggetto del film, quanto un modo per rappresentare la differenza, che è poi superata con lamore.

Sì, questo film è anche una grande storia damore. Tra Claire e David allinizio non ce amore inteso nel senso romantico, ma la morte di Laura, il desiderio di David di travestirsi e lamicizia segreta che ne derivano portano a sentimenti che vanno oltre lamicizia. David non è innamorato di Claire ma Virginia si innamora di Claire. Il film ci mostra che quando siamo innamorati il genere della persona non conta.

Definiresti la fine del film utopistica o realistica?

Io la trovo assolutamente naturale e credibile. È una risposta alle affermazioni di coloro che si oppongo alluguaglianza nei matrimoni. Possono pensare quello che vogliono e protestare quanto vogliono, ma non possono fermare questo progresso. La vita si muove verso la libertà e lamore.

Hai fatto una ricerca sul travestitismo per prepararti al ruolo?

François mi ha chiesto di guardare Crossdresser di Chantal Poupaud e Bambi di Sébastien Lifshitz. Bambi, un transessuale che è totalmente a suo agio nei suoi panni, mi ha davvero commosso. La sua femminilità non è solo centrata sul sesso, sulla seduzione e sul desiderio. È più ampia e più interiore, addirittura materna. La sua ricchezza e dolcezza mi hanno ispirato moltissimo per il mio ruolo.

Non volevo incontrare travestiti, ma subito prima di girare, ne ho incontrato uno per strada e ne sono stato molto felice. Aveva delle bellissime gambe, avrebbe davvero potuto essere una Virginia, aveva un modo così libero di essere una donna!

Come ti sei preparato fisicamente per il ruolo?

Mi ha seguito Chris Gandois, trainer e coreografa. Con lei abbiamo lavorato sulla mia camminata, sui miei atteggiamenti, su come usare il mio corpo. Non ne ho parlato molto con François. Sentivo che poteva preoccuparlo, perché voleva che ci fosse un podi difficoltà nella trasformazione di David in Virginia. Ma allo stesso tempo dovevo sentirmi a mio agio. Inoltre non abbiamo girato il film in ordine cronologico. Che cosa avrei fatto se dopo cinque giorni ci fossimo trovati a girare una scena della fine del film, dove si suppone che io sia arrivato a essere perfettamente naturale come donna?

Quindi ho imparato a camminare sui tacchi, a sedermi a tavola accavallando le gambe ecc. Lobiettivo era di arrivare a sentirmi a mio agio. Sapevo che trovare le giuste mosse per Virginia, senza esagerazioni, mi avrebbe permesso di sentire il personaggio e la sua femminilità e anche di parlare con la sua voce, sia che fosse stata bassa o alta.

Una cosa era certa; non volevo fare la drag queen. Sarebbe stato sbagliato e François era daccordo. Non volevamo che la gente prendesse in giro Virginia. Lo humour doveva venire non dal cambio di genere, ma dalle situazioni, come per esempio quando David nasconde il rossetto facendo finta di vomitare.

Come ti sei sentito rispetto ai cambiamenti di stile del tuo personaggio?

Allinizio non ho veramente compreso la scelta degli abiti. Pensavo fossero strani, troppo attillati su di me. Ma mi fidavo di Pascaline Chavanne. Conoscevo il suo lavoro negli altri film di François e sapevo che aveva buon gusto, quindi ho scelto di non interferire troppo.

Dovevamo trovare la giusta dose di femminilità per Virginia. Alla fine del film indossa i jeans e i suoi capelli sono più scuri. È come una versione femminile di Mick Jagger, mentre il copione la descriveva più come Lauren Bacall!

Ma la sua femminilità interiore è senza dubbio più forte.

Gill Robillard, make up artist, è stato tanto delicato quanto Pascaline. Questo è stato il primo film che ho fatto in cui ho apprezzato lessere sottoposto al trucco e non ho avuto preoccupazioni nel dovermi svegliare due ore prima di tutti gli altri.

Ho preso il mio ruolo di attrice molto seriamente!

Hai anche perso peso.

Allinizio François era ispirato daCasa Susanna, un libro di foto di travestiti americani piuttosto rotondetti. Nel copione era stato chiarito che gli abiti di Laura mi sarebbero stati stretti. Ma quando ho cominciato a lavorare con Chris, non riuscivo a trovare nessuna correlazione tra un podi grasso e la donna che era in me! Quella sensazione non stava aiutando. Al contrario, avevo bisogno di avere una vita più sottile. Io so di avere una vita molto sottile, tutte le donne me lo dicono! Non avrei interpretato una donna senza mostrarla! Così mi sono messo a dieta per sentirmi più a contatto con il personaggio. Perdere peso ha aiutato anche a rendere i lineamenti del mio viso più delicati.

Stiamo parlando tanto di Virginia, ma David?

In effetti la cosa complicata era interpretare David, è proprio qui che sono sorte le vere domande. La risposta facile sarebbe stata quella di interpretarlo come lopposto di Virginia: triste, scuro, un uomo spezzato. Poi diventa Virginia e torna la luce.

Ma io non volevo questo. volevo accentuare la sua virilità. David non diventa Virginia per scappare dal dolore o dalla frustrazione, ma piuttosto per ritrovarsi. E per il piacere di farlo.

Come descriveresti il lavorare con François Ozon?

La prima cosa che mi viene in mente è la sua impazienza! Penso che la sua velocità sia perfetta per fare film. Rende tutto dinamico, ti impedisce di trovarti bloccato sulle tante domande che hai in testa, fa muovere le cose e ti evita di impantanarti.

Credo che la sua impazienza abbia origine anche dal fatto che si occupa da solo del framing delle sue scene. Appena finisce una scena è già su quella dopo! È fantastico per noi attori perché così non ci ritroviamo con tempi morti, ma è una sfida per i tecnici. È stata la prima volta che ho lavorato con un regista che si occupa del framing delle sue scene. Ho davvero apprezzato quel livello di coinvolgimento.

Mi ha stupito quanto François deleghi certe cose e rassicurato invece di vederlo intervenire su alcuni punti specifici. È molto lucido. Può facilmente capire se qualcosa sta funzionando o meno, se lemozione, la verità, la spontaneità o la vita sta emergendo in una scena. È molto vigile su questo. E sa di quali angolazioni ha bisogno. Non gira da ogni angolazione per rendere facile il montaggio, per lasciarsi molte opzioni. Sul set fa davvero una scelta e questo è molto bello anche per gli attori.

E lavorare con Anaïs Demoustier?

Lavevo incontrata durante i provini di un altro film e avevo sperato che ottenesse quel ruolo, ma non successe. Sapevo che era uno schianto e non sono rimasto deluso!

Epazzesco come attiri la nostra attenzione, cè sempre così tanta espressività sul suo viso.

Interpretare una donna ti ha permesso di esplorare un lato di te che non conoscevi?

Quando François mi ha chiesto quale fosse il mio profilo migliore, io non ne avevo idea, ma mi è stato bello pormi queste domande, scoprire che un mio profilo fosse più mascolino rispetto a quello di tre quarti, dove invece il mio naso sparisce un po.

Stavo confrontandomi con domande che sicuramente sono più abituali per le attrici, ma queste domande sono una parte integrante del nostro lavoro, quindi riguardano anche gli uomini. Attingiamo continuamente alle forze femminili quando recitiamo, consegnandoci a un personaggio, arrendendoci a uno sguardo, esprimendo emozioni. Nei miei 20 anni di esperienza come attore, ho cercato di respingere il mio lato maschile e ora, improvvisamente, la mia femminilità è esplosa!

Interpretare Virginia mi ha anche permesso di dare più peso al silenzio, di sentirlo, di nutrirlo. Virginia si prende il suo tempo quando parla. Il suo silenzio non è mai vuoto, esiste, è femminile. Non mi ha spaventato. Nel passato ho mostrato la tendenza a voler riempire il silenzio con azioni fisiche, che è un handicap. Gli attori che davvero mi colpiscono sono solitamente quelli che sanno come stare zitti. Quando Niels Arestrup dice una frase, questa arriva da lontano, è stata masticata, digerita. Cè silenzio prima, dopo, durante.

Questa esperienza ti ha dato un nuovo approccio alla tua professione?

Un attore ha poche opportunità di vivere una trasformazione così radicale e questa mi ha dato una marcia in più. Oggi, grazie a Virginia, ho meno paura di prendermi il mio tempo, di sperimentare pienamente i miei personaggi. Virginia è uno dei ruoli che ha avuto limpatto più forte su di me. Mi mancherà!