Intervista agli architetti Steve E. Blatz e Antonio Pio Saracino, sull’opera “Black Hole”

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L’architetto newyorkese Steve E. Blatz (a sinistra) e l’architetto italiano Antonio Pio Saracino (a destra), affermati professionisti con sede negli Stati Uniti, raccontano l’idea che ha generato il progetto
L’architetto newyorkese Steve E. Blatz (a sinistra) e l’architetto italiano Antonio Pio Saracino (a destra), affermati professionisti con sede negli Stati Uniti, raccontano l’idea che ha generato il progetto
L’architetto newyorkese Steve E. Blatz (a sinistra) e l’architetto italiano Antonio Pio Saracino (a destra),
affermati professionisti con sede negli Stati Uniti, raccontano l’idea che ha generato il progetto.

Qual è l’idea alla base di “Black Hole”?

Abbiamo voluto creare l’immagine di un buco nero, che assorbe energia incurvando e dando forma allo spazio attorno a sé, come metafora del tema della manifestazione.

Come avete tradotto questo concetto?

La sfida progettuale consisteva nell’uso di tre diversi materiali, perciò abbiamo cercato una soluzione architettonica che potesse celebrare ciascuno di essi, attraverso una propria funzione all’interno della costruzione – un piccolo padiglione a torre nel quale ogni componente è parte del tutto. La copertura è formata da lastre sovrapposte, distanziate fra loro, con fori di forma irregolare rivestiti da lamine d’acciaio che danno la sensazione di un vortice. Questa cavità sembra attrarre a sé il pavimento in legno, che si deforma creando una seduta circolare. In accordo con questa tensione “gravitazionale”, le sabbiature sulle vetrate laterali ne modificano la trasparenza verso l’esterno, favorendo il raccoglimento. L’insieme stimolerà i visitatori a sedersi, indirizzando lo sguardo verso l’alto, verso il vuoto, per caricarsi di nuova energia.

Avete sperimentato qualche soluzione particolare?

Il progetto si è evoluto notevolmente rispetto all’idea originale. Abbiamo lavorato con forme volta per volta differenti, prendendo in considerazione anche una torre quadrata con forme circolari irregolari, in grado di rappresentare con incisività l’energia e l’attrazione proprie di un buco nero.

Qual è l’aspetto più significativo della collaborazione con Marzorati Ronchetti, Vetreria Bazzanese e Zordan?

Abbiamo utilizzato i materiali con i quali lavora ciascuno di questi tre incredibili costruttori italiani, mettendo in evidenza la loro competenza, abilità e maestria, all’interno di un’architettura unica nel suo genere. È stata una collaborazione fluida, senza difficoltà di sorta, anzi siamo molto soddisfatti del sostegno e dell’incoraggiamento ricevuti dal team.

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