Predestination, la recensione

PredestinationPer essere un’opera che richiama sin dal titolo, ossia Predestination, il concetto di predestinazione, nudandolo però di ogni coniugazione da religiosa dottrina, il lungometraggio dei gemelli Michael e Peter Spierig, cineasti australiani nati in Bassa Sassonia, mette in dubbio fin dall’inizio questo stesso concetto. E’, dunque, possibile modificare il corso degli eventi, che siano essi accaduti o futuri?
Nell’arco delle ventiquattrore dell’11 luglio 1959, lo scrittore americano di fantascienza Robert A. Heinlein scrisse un racconto breve titolato …All you zombies…, conosciuto in italia come Tutti voi zombie, pubblicato nel marzo dell’anno successivo sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction. Proprio su tale racconto, che viene espressamente citato in una battuta del film, che verte su viaggi nel tempo e loro paradossi, si basa questa terza fatica cinematografica, datata 2014 e uscita nelle nostre sale solo quest’anno, dei fratelli Spierig.
L’incipit è il seguente. Un agente temporale governativo (Ethan Hawke) viaggia nel tempo per dare la caccia a un terrorista dinamitardo, ribattezzato dalla stampa Fizzle Bomber, in modo da poterlo fermare prima che compia, nel 1975, la sua più grande strage, ovvero radere al suolo un intero quartiere di New York, causando così la morte di oltre undicimila persone. In qualche modo, però, lo stragista riesce sempre a cambiare la data dell’evento, diventando così inafferrabile. Quanto appena scritto viene narrato allo spettatore nei primi 180 secondi di visione. Per quanto concerne il resto terrò l’acqua in bocca, perché Predestination è uno dei film di fantascienza più densi e ben congegnatati degli ultimi cinque anni, almeno, e andrebbe visto sapendone il meno possibile.
Sei un giocatore di poker, anzi siete in due, seduti a uno dei tavoli dove solo pochi osano giocare, ovvero il tavolo della fantascienza. Avete un budget irrisorio. Con le fiches dinanzi a voi non potreste comperare nemmeno le noccioline che i vostri avversari sgranocchiano mentre giocano. Sapete però una cosa che in molti ignorano, ovvero che quasi tutti i vostri avversari non sono abili. Cosa fate? Ripassate le regole del gioco, mettete a mente cosa siete in grado o non in grado di fare, programmate come utilizzare le fiches. E attraverso bluff, colpi di genio e un pizzico di fortuna, potreste portare il piatto a casa, ovvero ritagliarvi uno spazio in quella Savana spietata che è la distribuzione cinematografica, invasa da pachidermici e agguerriti blockbusters. Quest’anno ci sono riusciti in molti, e ci riescono anche gli Spierig bros. Se con Undead, commedia zombie del 2003, e Day Breakers – L’ultimo vampiro, horror tinteggiato di fantascienza del 2009, non erano riusciti a lasciare nessun segno del loro passaggio, con Predestination i due cineasti dalla terra dei canguri riescono a farsi decisamente notare.
C’è una solidissima sceneggiatura, firmata dai due, alla base del tutto, in grado di mantenersi integra nonostante scosse e ruzzoloni. All’interno, un complesso sistema di scatole cinesi che si dispiega con estrema semplicità ed eleganza agli occhi di chi osserva, grazie anche a un montaggio raffinato (opera di Matt Villa), che non si limita a congiungere le inquadrature in maniera grammaticalmente perfetta (niente scavalcamenti di campo), ma che diventa una vera e propria voce narrante invisibile. Questo sistema è un motore, capace non solo di trainare il carro dell’intrattenimento per ben 97 minuti, arrivando a toccare a velocità folli, ma di far trottare anche la riflessione, colpendo col frustino da fantino il neurone dello spettatore. Fantascienza che riflette l’uomo per riflettere sull’uomo, sulla sua vulnerabilità e mutabilità. Come cambia il significato che attribuiamo alla nostra esistenza quando comprendiamo il reale funzionamento di quel poderoso meccanismo che è il tempo? E’ legittimo uccidere qualcuno che in futuro farà del male a molta gente? Se, come Doc Brown ci ha insegnato, lo spaziotempo è un continuum dove tutto esiste contemporaneamente, è legittimo ritenersi immortali?
Non si resta però confinati al campo della riflessione filosofica su principi di fisica teorica. Sono rimasto decisamente colpito dal tipo di tematiche tirate in ballo, che mai avrei immaginato di trovare in un film di genere e del genere. Il gusto, la delicatezza e l’intelligenza con cui le si affronta, trasformano molti momenti di Predestination in una carezza.

Gestire la narrazione di un thriller basato su viaggi nel tempo, condito con flashback e flashforward, non è compito semplice. Nel film sono presenti piccole sbavature narrative, ma errori veri e propri non mi è parso di trovarne. L’importante è non confondere paradossi temporali per buchi di sceneggiatura.
Intuibilmente Predestination ricorre a dei piccoli stratagemmi di regia e montaggio (un dato volto viene sempre nascosto da un’ombra, c’è taglio improvviso in un momento importante, ecc. ecc.) per evitare che le carte vengano svelate troppo presto. Gli Spierig non hanno un acume registico tale da riuscire a mascherare l’uso di questi piccoli stratagemmi ormai classici, ma ne hanno a sufficienza per far sì che lo spettatore trovi il bandolo della matassa solo quando mancano pochi minuti alla conclusione, sebbene una importante rivelazione arrivi in nettissimo ritardo.
Come Gone Girl ci ha ricordato, in opere con una struttura simile la regia deve cedere parte della propria ricchezza in favore della funzionalità. La regia qui si muove su un fronte molto semplice, elementare, ma vive comunque di un gusto particolare per la composizione dell’immagine, anche per merito della splendida fotografia di Ben Nott. Mi diverte il modo in cui la fotografia varia  a seconda del decennio in cui è ambientata la sequenza, ricalcando il tipo di fotografia in voga nel cinema del periodo (luce ipersatura per gli anni ’40, tinte scure nei ’70, colori freddi quando arriva quasi ai giorni nostri).
Nei primi anni del secolo scorso Albert Einstein, seduto in un caffè di Berlino, osservando un uomo fermo al centro di una piazza realizzò che, nonostante tutto, quell’individuo si stesse muovendo. Non in una delle tre dimensioni all’epoca considerate, ma in una quarta, ovvero il tempo. Quindi consentitemi di dire che i personaggi di Predestination arrivano a essere addirittura quadrimensionali. Il duo attoriale formato da Ethan Hawke (sempreverde, semprebello, semprebravo) e Sarah Snook (mai sentita nominare prima) funziona alla grande e dà una marcia in più a questo pregevole pezzo di fantascienza.