Intervista di Alessia Mocci a Gerardo Adinolfi ed al suo “Dentro l’inchiesta”

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Gerardo Adinolfi“Dentro l’inchiesta”, edito nel 2010 dalla casa editrice Edizioni della Sera, è un interessantissimo viaggio all’interno del mondo del giornalismo. L’autore, Gerardo Adinolfi, nasce il 20 ottobre del 1987. Ha ben pensato, con questa pubblicazione, di portare avanti un’inchiesta sull’inchiesta palesamento l’efficacia di alcuni giornalisti nel fare un lavoro di chiarificazione delle vicende. Non si troveranno quindi scandali giornalistici ma soltanto la spiegazione di un’attività davvero pressante e che richiede ingegno e sagacia.
L’autore è stato molto gentile nel rispondere ad alcune nostre domande. Buona lettura!

A.M.: “Dentro l’inchiesta” non è il classico libro scandalo ma qualcosa di più. Ci sai spiegare qualcosa in merito?
Gerardo Adinolfi: Il libro, per dirla con le parole di Sandro Provvisionato, autore della prefazione e presentatore di Terra! su Canale 5, è un’inchiesta sul giornalismo d’inchiesta. Non è un libro scandalo perché non racconta nulla di inedito e non lancia nessuna accusa, ma racconta la storia dell’Italia dagli anni ’50 ad oggi attraverso le indagini e le investigazioni dei giornalisti. La storia italiana è ricca di misteri, scandali, verità nascoste e mai rivelate all’opinione pubblica. A partire dalla vicenda della morte del bandito siciliano Salvatore Giuliano, il cui mistero dura ancora oggi. Poi lo scandalo Lockheed, che causò le dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, il tentato colpo di stato ordito dal generale De Lorenzo, la stagione stragista, Ustica, Gladio, P2, il G8, l’11 settembre, i documentari sulle mafie e l’immigrazione, le bufale sanitarie e l’illegalità diffusa nel mondo della moda. Tutte queste vicende sono analizzate riportando passi di articoli comparsi sui giornali o di inchieste andate in onda in programmi come Report, Presa Diretta, Vanguard. Ma il libro è anche un manuale sul giornalismo investigativo che insegna come fare un’inchiesta, il rapporto con le fonti, le domande da fare e non fare, i rischi che corre un giornalista investigativo.

A.M.: Protagonista de “Dentro l’inchiesta” è la stessa inchiesta. Quando ti è venuta in mente l’idea di iniziare a scrivere il libro?
Gerardo Adinolfi: Il giornalismo d’inchiesta è un tema che da sempre mi ha appassionato. Ho pensato di scrivere questo libro innanzitutto per fornire delle risposte non solo ai lettori, ma anche a me stesso. Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse dietro un’inchiesta, o ad esempio, come fanno i giornalisti a reperire informazioni non accessibili oppure addirittura nascoste. Soprattutto per quanto riguarda la parte più teorica del saggio sono stati fondamentali gli aiuti dei giornalisti che ho intervistato, come Maurizio Torrealta, Alessandro Sortino, Mario Portanova, Nino Amadore ed altri.

A.M.: Qual è la testimonianza che reputi possa essere il top dell’indagine?
Gerardo Adinolfi: Nonostante in molti, ne parlo anche nel libro, continuano a sostenere che in Italia il giornalismo d’inchiesta non esiste, le indagini dei reporter hanno permesso di ricostruire se non la verità giudiziaria, almeno quella giornalistica di alcuni misteri italiani. Un’inchiesta su tutte è quella di Gaetano Scardocchia e Giampaolo Pansa sulle pagine del Corriere della Sera nel 1976. L’inchiesta, che coinvolse alti esponenti politici ed istituzionali, è definita come il Watergate italiano. Più recentemente sinonimo di inchiesta di qualità è Report, con le indagini di Milena Gabanelli e della sua squadra. Ma è giornalismo d’inchiesta anche quello di Striscia la Notizia o de Le Iene, che uniscono l’informazione all’intrattenimento e ci sono inchieste anche sul web, sotto la forma del giornalismo partecipativo. L’inchiesta che mi ha più colpito, invece, è quella di Fabrizio Gatti pubblicata su L’Espresso dal titolo “Io clandestino a Lampedusa”. Il giornalista, fingendosi un clandestino dopo essersi tuffato in mare ed essere stato ripescato, è stato rinchiuso nel Cpt dell’isola siciliana, inaccessibile, fino a quel momento, per i giornalisti e per l’opinione pubblica.

A.M.: Qual è lo scopo di questa pubblicazione?
Gerardo Adinolfi: L’obiettivo è stato quello di creare un piccolo manuale pratico di come si conduce un’inchiesta ma soprattutto di analizzare i molteplici aspetti della società italiana in un modo diverso. Senza commenti o giudizi personali ma attraverso il racconto fornito dai media.

A.M.: Come si sensibilizza il lettore?
Gerardo Adinolfi: La tesi finale di “Dentro l’inchiesta” è che in Italia non mancano i giornalisti d’inchiesta ma lettori pronti ad indignarsi di fronte ad investigazioni che svelino il marcio che c’è nel nostro paese. L’opinione pubblica italiana dimentica subito e si rifugia nella tipica espressione “Tanto lo fanno tutti”. Questo permette ai potenti di non perdere la loro poltrona e di continuare ad agire indisturbati. Cosa impossibile negli altri paesi, come ad esempio negli Stati Uniti, dove la forte etica pubblica dei cittadini ha costretto spesso alle dimissioni politici incappati in scandali, come il mancato pagamento dello stipendio di una colf, che in Italia non avrebbe prodotto nessuna conseguenza. Il lettore va sensibilizzato attraverso l’informazione. Oggi non ci si può permettere di non sapere, ma per essere sensibilizzati è fondamentale che lo stesso lettore voglia essere informato e predisposto.

A.M.: Ritieni che il social network facebook possa essere uno strumento pubblicitario valido per farsi conoscere?
Gerardo Adinolfi: Facebook, e più in generale i social network, sono strumenti indispensabili per farsi conoscere. Oggi l’informazione passa dal web, viaggia sui blog, viene condivisa nei link di Facebook e con i video di Youtube. Per promuovere il libro ho creato una pagina fan su Facebook, ho aperto il blog www.dentrolinchiesta.wordpress.com, dove è tra l’altro possibile vedere il booktralier del libro caricato su Youtube. Aggiorno il blog quasi quotidianamente con anticipazioni, passi del libro e notizie di attualità che riguardano il giornalismo d’inchiesta. La promozione e la pubblicità, infatti, sono necessarie per il successo di un libro. Tuttavia è importante anche farsi conoscere off line. Una recensione su un quotidiano cartaceo sarà visibile per meno tempo, a differenza dell’on-line, ma ancora oggi, a mio parere, garantisce più autorevolezza agli occhi dei lettori.

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