Intervista con Michele Di Toro, affermato pianista e direttore artistico del Teate Winter Festival

Il Teate Winter Festival è alla sua seconda edizione, cosa hai apportato della tua grande esperienza musicale al Festival? Cosa significa essere Direttore Artistico del TWF?

Aldilà del contributo personale come pianista, per lo più in formazione con altri musicisti, ho pensato che il pubblico teatino fosse maturo per accogliere e condividere un evento che ritengo sia coinvolgente ed inedito, almeno per quanto riguarda il “format”. La mia esperienza artistica mi ha portato ad incontrare validi musicisti e, grazie al Festival, ho il piacere di proporli ad un pubblico che si è rivelato attento, curioso ed esigente.


Gran bel cartellone, come è avvenuta la scelta degli artisti?

Si parte dalla convinzione che gli artisti scelti abbiano un progetto di qualità; preferisco comunque che le mie proposte siano condivise da altre persone con cui mi confronto in queste circostanze. Di solito la rosa dei “papabili” è più ampia, ma bisogna tener conto della loro disponibilità e delle loro richieste; in ogni caso, come per la precedente edizione, ho preferito diversificare sia il tipo di formazione che il linguaggio musicale in senso stretto, sperando di soddisfare un pubblico più ampio.

Il tuo cuore pulsa solo jazz?

Assolutamente no. Il jazz mi ha attratto e catturato nel bel mezzo della mia formazione classica che non rinnego, anzi, cerco di custodire e arricchire il patrimonio di tecnica, cultura e sensibilità che credo di aver costruito in tanti anni di studi classici. Attratto dal jazz nelle sue varie forme espressive, ma anche da altri linguaggi musicali, e non disdegno di intrecciarli.

Il jazz gode di ottima salute in Italia?

Sicuramente gode di ottima salute per quanto riguarda la sua diffusione, basti pensare al numero crescente di festival, rassegne e jazz-club. Cresce anche il numero di musicisti che si propongono in questo genere, insieme alla qualità dei loro progetti e delle loro doti musicali; non faccio nomi ma in Italia ci sono dei bei talenti. Diventa un po’ cagionevole di salute quando si parla di opportunità e di cachet; chi si imbarca nell’avventura del jazz sa che sarà una vita senza certezze e piena di sacrifici.

Qualcuno sostiene che un musicista, non dovrebbe svolgere il ruolo di direttore artistico. Per me è un po’ come dire che un falegname non dovrebbe costruire mobili. Tu che ne pensi in merito?

E’ un luogo comune. Capisco il senso di questa osservazione e ho sentito un po’ il peso di una inevitabile riflessione sulla scelta; credo che andrò avanti finché avrò la sensazione di avere energia ed entusiasmo per entrambe le cose.

Domani parte il Teate Winter Festival, di recente sei rientrato da una tournée nel Regno Unito… puoi svelarci in anteprima qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Per il momento non vorrei svelare nulla sui progetti futuri, però prometto di mantenere il mio pubblico informato…

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