Eraserhead

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Primo lungometraggio (e il meno cinematografico in senso classico) del visionario David Lynch, regista di capolavori come The Elephant Man (1980), Velluto Blu (Blue Velvet, 1986) e Una Storia Vera (The Straight Story, 1999) e ideatore dello storico serial Twin Peaks (1990-1991).
Datato 1977, girato in un bianco e nero espressionistico (durata 88 minuti) e catalogato come grottesco è diventato un cult per gli appassionati del cinema underground grazie al suo immaginario surrealista, alla sua colonna sonora traviante e al suo aspetto visionario. Difficile raccontare la trama. La storia, ambientata in una società squallida, grigia e povera, segue le vicende di Henry Spencer, persona dalla capigliatura stravagante ma dall’abbigliamento elegante, lungo un percorso non lineare, intervallato da sequenze oniriche di variabile durata. L’intreccio tra sequenze e percorso principale è spesso indistinguibile. Ciò porta lo spettatore a un alto livello di incomprensibilità ma lo lascia libero di interpretarlo come meglio crede.
Il film è costellato di visioni forti, aberranti, fastidiose, accompagnate da una colonna sonora fatta di suoni ripetitivi e ossessivi (tentativo di sottolineare la sensazione di disagio perenne, di alienazione sociale e paranoia). Scene allucinate tipiche del cinema di Lynch ma mai così angoscianti come in Ereserhead. Si può passare da un piccolo pollo arrostito sanguinante che muove i suoi arti a una donna deforme nel termosifone caratterizzata da un’orribile malformazione alle guance. Dalla fidanzata di Henry, Mary, che partorisce feti e cervelli al bambino mostro caratterizzato da una testa minuscola simile alla forma di un girino. Per non parlare di perdite di testa (letteralmente) e asportazione di cervello (sempre letteralmente). Ma ci sono scene anche più “normali”: attacchi di cuore, matrimoni, altri parti e tradimenti. Di tutte queste cose, alcune sono vere, altre oniriche (e non sarò io a dirvi quali).
Lynch lo definì “[un] sogno di avvenimenti oscuri e pericolosi”.
Tra i suoi estimatori ci fu Stanley Kubrick, che lo proiettava continuamente durante le riprese di Shining (1980) per trasmettere inquietudine agli attori.
Nel 2004 il film fu dichiarato “culturalmente significativo” dalla Library of Congress degli Stati Uniti ed è stato selezionato per la conservazione dal National Film Registry.
Se siete amanti di quel tipico cinema angosciante, straniante, grottesco e surreale e un pizzico onirico è una pellicola da non perdere!

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