Pagani

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Nel profondo sud dell’Italia sopravvivono antichi sincretismi religiosi legati alla Madre Terra. A Pagani, nei pressi di Pompei, sette giorni dopo Pasqua si celebra la Madonna delle Galline, una Vergine venerata con canti e danze ancestrali. Per trenta giorni il popolo dei devoti si muove all’unisono per perpetuare la Tradizione, un evento a cui tutti partecipano animati da una fede che diventa memoria e trascendenza. Fonzino è il prescelto che guida il popolo nella costruzione del Tosello, un tempietto barocco segreto, rivelato alla comunità ogni anno il giorno della festa. Biagino è il leader di una comunità omosessuale di devoti, protagonista degli eventi liturgici più ortodossi e portatrice di remote usanze legate al mondo omosessuale, come il matrimonio della Zeza, la Morte di Carnevale e la Figliata dei Femminielli.
L’attesa della Madonna scandisce i giorni che precedono la festa, tra semina dei campi e il ripetersi di riti popolari che scandiscono il passaggio delle stagioni. Fino al giorno della festa, quando tutto si scioglie in un tripudio di musica e danza volto alla catarsi e alla nascita di una nuova primavera.

Note di regia (Elisa Flaminia Inno)

L’idea di realizzare questo film nasce da un percorso di ricerca nelle tradizioni popolari dell’Italia del sud, dalla volontà di raccontare la trasformazione di una religiosità antica che ancora oggi si esprime attraverso espressioni ritualizzate. Nella Tradizione in Campania vivono usi e costumi del mondo antico, intrecciati in una simbologia che lega la vita umana agli elementi naturali e si esprime attraverso forme contemporanee di devozione. Ciò che oggi viene percepito come spettacolare – le danze popolari, la trance e la comunità come ragione di vita – è il simbolo di un’appartenenza fortissima ad un luogo, della resistenza all’individualismo moderno e di una identità collettiva che in Campania sopravvive protetta dal mistero della fede. La celebrazione della Madre come garanzia di nuova vita, il culto dei morti e l’interazione con le forze naturali e soprannaturali spaventano l’uomo contemporaneo ormai disabilitato a relazionarsi spiritualmente e materialmente con la sua stessa natura. Nel tempo della comunicazione di massa, i tratti di una cultura tramandata oralmente vengono innestati da sincretismi religiosi, sociali e comunicativi in continua metamorfosi. In questo tempo bisognava squarciare la realtà con l’occhio della macchina da presa, un occhio interno e partecipativo, che apre un varco sulla storia di un sud portatore di tesori immateriali nascosti.

Il film si svolge nelle aree alla periferia di Pompei, dove dopo anni di partecipazione agli eventi devozionali e rituali ho scelto una storia e dei protagonisti. Fonzino con la costruzione del Tosello Madre, costituisce la spina dorsale della struttura narrativa. Il Tosello è ara pacis – antico luogo di culto e aggregazione dove si esorcizza la miseria e si invoca la Madre – come si invocava il sole battendo la Diana, ovvero suonando la tammorra.

Biagino incarna la Tradizione, è portatore di antichi saperi della vita rurale vesuviana che tiene in vita insieme alle donne anziane. Insieme ad Ermanno, Bruno e Maurizio sono parte di una comunità gay di devoti che svela la figura del femminiello – un essere superiore vicino alla condizione umana primigenia dell’androgino. Maestri del culto, virtuosi nel canto e nella danza sono dotati di una fede potente atta a sostenere questo particolare destino.

Pagani è il racconto di questa comunità nel periodo che precede la celebrazione della Madonna delle Galline, il culto più vivo tra le Madonne campane, una festa celebrata sette giorni dopo l’equinozio di primavera.

“Ho mangiato dal timpano, ho bevuto dal cembalo, ho portato la lucerna,
sono penetrato nella camera nuziale”
(Misteri eleusini, formula di un rito iniziatico)

Il rito e la tradizione

L’Equinozio di Primavera è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio. Nei secoli precedenti era legato alla Pasqua ebraica, che si celebrava la notte della prima luna piena di primavera. In questo spazio-tempo si tenevano festeggiamenti in onore di divinità precristiane alle quali la gente offriva danze, inni, musica, libagioni e i frutti migliori della terra. Le danze e i canti erano preghiere e celebravano il prodigio della primavera, invocando il suo perpetuarsi con una pratica chiamata oggi ballo sul tamburo o tammurriata, e si svolgevano con movimenti di incontro e di innamoramento che a volte sfociavano in incanto. Queste usanze erano molto simili a quelli che si praticavano in onore della Grande Madre – che divenne per sincretismo nel corso dei tempi Astarte, Cibele (portata a Roma dal mare il 4 aprile 204 a.C. secondo Tito Livio), Cerere, Demetra, Giunone e poi Maria Santissima, Vergine e Madre di Cristo. La Magna Mater era la dea dei pagani e rappresentava la Terra, la fecondità e la rigenerazione del mondo, in un legame metafisico tra sessualità umana e fertilità vegetale. Molti fanno risalire la tammurriata ai culti in onore di Demetra – invocata negli Inni Omerici come la “portatrice di stagioni”. I rituali a lei dedicati sono meglio conosciuti come Misteri eleusini, dove canto e danza diventavano preghiera grazie all’uso di un tamburo, raffigurato nei ritrovamenti archeologici visibili negli scavi di Pompei ed Ercolano.

Le dee assicuravano ai fedeli salute e prosperità in questa vita e prospettive di salvezza nell’aldilà attraverso dei riti. Il devoto doveva consumare un pasto tradizionale, entrare in un locale riservato al rito (come il Tosello), vedere i simboli sacri e ricevere la rivelazione: la verità su che cosa è il mondo, da dove veniamo e dove andiamo. Il ciclo dei misteri iniziava a febbraio con i Piccoli Misteri (come il rito della Candelora a Montevergine) sino a settembre (Grandi Misteri) ed avevano inizio con l’andata in pellegrinaggio degli Efebi a Eleusi (proprio come la juta a Montevergine). I misteri frigi iniziavano in primavera con due processioni al tempio di Cibele, la seconda (22 marzo), la più importante, consisteva nel portare in corteo un pino reciso e ripulito dei rami, avvolto in bende rosse di lana e decorato con fiori e strumenti musicali. La cerimonia era detta Arbor Intrat ed alcune fonti riferiscono che con il tempo i pini siano stati sostituiti da palme e rinominata, con l’avvento del Cristo, con la Domenica delle Palme. Il 25 marzo, chiamato Hilaria cioè Gioia (periodo dell’anno in cui si celebra la Madonna delle Galline) si celebrava la simbolica rinascita del dio Attis (il pastorello amato da Cibele che la tradì e per paura si evirò con le sue stesse mani morendo dissanguato) e la gioiosa affermazione della primavera (rinominata poi Pasqua dai cristiani-cattolici). Il ciclo si chiudeva tra danze e canti e la statua di Cibele ritornava al tempio.

I sacerdoti di Cibele – detti anche galli o coribanti – nel corso del rito a volte si auto-lesionavano fino ad evirarsi per assicurare la loro devozione alla Grande Madre, tra preghiere, urla e danze con ritmi ossessivi ed esaltazione mistica. L’evirarsi significava anche voler assomigliare a lei e dotarsi così di una potenza superiore. A questi sacerdoti veniva attribuito il potere di interpretare i sogni e indovinare attraverso le galline, attraverso il volo degli uccelli e il moto degli astri. I sacerdoti eunuchi indossavano vesti femminili che nella maggior parte delle culture sciamaniche attribuiscono un valore sacrale agli uomini che si travestono o si atteggiano a donna: ciò collega strettamente facoltà sciamaniche, castrazione rituale e omosessualità.

PAGANI

una produzione
Parallelo 41 produzioni

film riconosciuto di interesse culturale con contributo economico
del Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo Direzione Generale Cinema
e realizzato anche grazie all’utilizzo del credito d’imposta previsto dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244.

prodotto da
Antonella Di Nocera e Elisa Flaminia Inno

montaggio
Enrica Gatto

fotografia
Elisa Flaminia Inno, Mattia Colombo

montaggio del suono e mix
Marco Saitta

color correction
Simona Infante

con

Alfonso Del Forno
Biagio De Prisco
Ermanno Cutolo
Bruno Buoninconti
Maurizio Graziano

e con la partecipazione di
Vincenzo Romano

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