The Founder, dalla sceneggiatura allo schermo

231

Per il produttore Don Handfield, THE FOUNDER ha inizio con una canzone. Già nel 2004, quando casualmente ascoltò “Boom, Like That”, il singolo tratto dall’album appena pubblicato dal cantautore solista Mark Knopfler dei Dire Straits, il produttore Don Handfield, fondatore insieme all’attore e produttore Jeremy Renner della società di produzione The Combine, ne fu immediatamente incuriosito. Il testo della canzone – riflessioni di Knopfler dopo aver letto l’autobiografia di Ray Kroc – racconta di come il venditore di mixer per frullati dell’Illinois incontrò i fratelli McDonald a San Bernardino e propose loro l’idea del franchising per la loro attività. Handfield fu incuriosito dall’uomo della canzone. Come chiunque, conosceva l’oramai onnipresente catena di fast-food, ma voleva avere maggiori dettagli sulla storia e su come tutto aveva avuto inizio.

Handfield dice di aver letto tutti i libri e gli articoli disponibili su Ray Kroc. “È come una start-up della Silicon Valley di oggi. È la storia affascinante di due fratelli che hanno creato qualcosa e poi l’uomo d’affari arriva e lo porta al livello successivo. Per far questo è necessaria una spaccatura violenta.”

Mentre le ricerche di Handfield su Ray Kroc e sui fratelli McDonald proseguivano, i personaggi e il tema del film iniziò a prender forma. Secondo Handfield, sono due le forme di capitalismo rappresentate rispettivamente da Ray Kroc e dai fratelli McDonald. “I fratelli McDonald erano molto simili al capitalismo sostenibile incentrato sul creare un grande prodotto, con un impatto ridotto sul mercato, attento alle condizioni di lavoro dei propri dipendenti. Mentre il progetto di Ray Kroc è l’opposto. “Il fulcro dell’interesse di Handfield era proprio il rapporto e poi lo scontro tra i due imprenditori idealisti e uno senza scrupoli che non si sarebbe fermato davanti a nulla pur di avere successo. Nonostante tutto, Handfield ammette di aver provato ammirazione per Ray Kroc, un uomo che all’età di 52 aveva ancora la forza, la resistenza e la fiducia per creare un impero.

Handfield dice di aver fatto ricerche sulla vicenda per cinque anni fino a quando ha avuto un colpo di fortuna. Mentre stava facendo una ricerca su Google a tarda notte, si è imbattuto in un piccolo articolo che riportava un’intervista a Dick McDonald in cui dichiarava di possedere un piccolo motel in Massachusetts. Chiamò l’attuale proprietario della struttura dicendogli di essere un produttore cinematografico interessato a fare un film sulla famiglia McDonald. Il proprietario trasmise il messaggio alla famiglia McDonald, precisamente a Jason French, nipote di Dick, che disse di aver aspettato 50 anni che qualcuno lo contattasse per raccontare la storia della sua famiglia. Dick e suo fratello Mac erano morti da diversi anni, perciò la famiglia affidò a Jason French la gestione delle trattative con il produttore di Hollywood. Handfield fu sorpreso di apprendere che un’icona della storia americana non avesse mai destato fino ad allora l’interesse di alcun giornalista, scrittore o produttore cinematografico.

Eccitato di avere tra le mani la vera storia della nascita di McDonald raccontata dal loro punto di vista, Jason French e i membri della famiglia condivisero materiali d’archivio e memorabilia dei McDonald con Handfield, tra cui fotografie, disegni e mock-up, le lettere che si scambiarono i fratelli McDonald e Ray Kroc e le registrazioni delle loro conversazioni. “Sono stati reperti preziosi per la creazione del film”, dice Handfield. “Ho sempre voluto che il film non fosse una storia sui fast-food ma sul capitalismo.”

“È incredibile per la nostra famiglia che questa storia sia finalmente raccontata portando alla luce le origini di McDonald”, dice Jason French. Suo nonno e il prozio furono dei grandi innovatori, crearono un sistema di produzione che non solo sarebbe stato messo in pratica nei loro ristoranti, ma che avrebbe costituito lo standard per ristoranti fast food di tutto il mondo. “Mio nonno era un uomo che aveva tante idee e sogni, intuì in anticipo il potenziale di tante cose. Si chiedeva sempre come migliorare, come velocizzare rendendo il sistema più efficace.”

Dopo 10 anni da quando Handfield ascoltò per la prima volta il brano di Mark Knopfler –

Sto andando a San Bernardino/ i miscelatori di frappè sono il mio lavoro adesso/ questi tizi hanno comprato un sacco di roba / ci dev’essere qualcosa di interessante sotto –

il produttore si era finalmente assicurato i diritti cinematografici da parte della famiglia McDonald. Handfield e il produttore Jeremy Renner portarono il progetto al famoso produttore Aaron Ryder, co-presidente della FilmNation Entertainment di New York, che subito ne fu entusiasta. “È esattamente il tipo di film a cui ci interessiamo”, dice Ryder riferendosi alla società di produzione e distribuzione cinematografica. “È un film sull’America e sul capitalismo. Parla della determinazione per il raggiungimento del successo, dell’integrità della ricerca e anche della sua perdita. Rappresenta il sogno americano: si può avere successo nonostante tutto grazie alla pura forza di volontà.”

Il progetto prese forma rapidamente. Prima di sottoporlo ad un regista per studiare gli aspetti artistici e drammatici del film, i produttori ritennero necessario avere lo script giusto. Diversi sceneggiatori furono contattati per individuare quello che avrebbe potuto rendere al meglio questa storia leggendaria trasformandola in una character piece. Infine nel 2013, Handfield contattò lo sceneggiatore Robert Siegel, che aveva appena scritto THE WRESTLER; la sua sensibilità poteva essere perfetta per descrivere l’ascesa di Ray Kroc da semplice venditore a presidente dell’impero mondiale dei fast food. “Avevamo consultato diversi scrittori,” ricorda Handfield, “e la visione di Rob era quella di raccontare la storia dei fratelli McDonald dal punto di vista di Ray Kroc. Ho pensato fosse un approccio davvero originale e potente.”

“Mi piacciono le grandi storie americane”, afferma lo sceneggiatore noto per aver scritto e diretto la commedia nominata agli Spirit Award BIG FAN con Patton Oswalt. “La genesi di McDonald tocca tutti i grandi temi americani: la cultura dell’auto, gli anni ’50, la crescita delle periferie, i fast-food, il capitalismo e l’avidità. È una grande storia mai raccontata in questo modo. La nascita dei fast-food ha influenzato totalmente il modo di mangiare: come, dove e con chi mangiamo.”

Siegel vide immediatamente il potenziale incredibile del personaggio di Ray. “Ray Kroc è una figura complicata, enorme, polarizzante che fa di tutto per ottenere successo.” Oltre al tantissimo materiale di ricerca su Ray Kroc e McDonald, lo scrittore ha anche esplorato il contesto generale dell’America nel 1950. “Siamo nel dopoguerra e il Paese sta crescendo rapidamente”, dice Siegel. “È il momento del rock and roll, della cultura dell’auto, della gioventù e dei drive-in. Questo uomo è completamente fuori dal tempo. È il mondo di Elvis Presley mentre Ray è un uomo di Bing Crosby.” Per quanto fosse un pesce fuor d’acqua, però, Ray Kroc fu uno dei principali motori della cultura degli anni ’50, così come in seguito dei ’60, ’70 e oltre.

Secondo Siegel, la storia delle origini di Ray Kroc e dei McDonald ricorda un altro grande imprenditore: Mark Zuckerberg e la problematica creazione di Facebook rappresentata nel film di David Fincher, THE SOCIAL NETWORK. “Io tendo verso l’oscurità,” spiega Siegel, “sono affascinato dai personaggi complicati, incasinati”. E quando Don Handfield ed io abbiamo iniziato a discuterne, ci siamo resi conto che avevamo una visione molto simile; entrambi intendevamo creare un ritratto di questo grande uomo senza scrupoli che ha cambiato l’America, ha cambiato il mondo.” Siegel ha tratto inoltre ispirazione da film come IL PETROLIERE, QUARTO POTERE e TUCKER – UN UOMO E IL SUO SOGNO, e libri come The Power Broker: Robert Moses and the Fall of New York di Robert A. Caro, tutte opere che ritraggono grandi imprenditori individualisti e magnati dell’industria.

Ray Kroc ha vissuto una lunga vita ricca di molti capitoli; per questo creare la struttura del film è stata una sfida. Siegel spiega: “Non c’era bisogno di concentrarsi sui primi anni della sua vita; il punto di partenza del film lo ritrae nella fase in cui è un rappresentante fallito che non aveva ottenuto alcun successo e che si trovava già più o meno all’età del pensionamento. Aveva superato i 50 anni quando si imbatté nei fratelli McDonald.”

In otto settimane Siegel ha dato vita alla prima stesura della sceneggiatura combinando un personaggio così forte con le tematiche americane del 20° secolo. Per lo sceneggiatore il momento decisivo della storia è quando Ray Kroc mette gli occhi per la prima volta sui McDonald. “È un momento decisivo. C’è questo tizio che vaga da decenni per le strade americane vendendo Multimixers senza grandi risultati. Non c’è nulla che faccia pensare che sia un tipo speciale. Si trova a un passo dalla pensione. Ma quando vede questo ristorante in piena espansione nella polverosa città di San Bernardino, sente di aver trovato la sua vocazione, il suo scopo.”

Ray Kroc aveva sempre desiderato raggiungere il successo e quando incontra i fratelli McDonald vede l’opportunità di realizzare qualcosa di grande e di dimostrare a tutti cosa è in grado di fare. “Per le persone come i commessi viaggiatori che conducono una misera vita sempre in viaggio è una sorta di opportunità di redenzione,” contempla Siegel. Una delle cose mirabili del visionario imprenditore è la sua capacità di rialzarsi ogni volta. “Nonostante tutto nella sua vita dimostrasse che era un tipo insignificante e non destinato a nulla di speciale, egli credeva fermamente che doveva esserci un motivo, una ragione per la quale andare avanti. La sua biografia è intitolata Grinding it Out e questo è ciò che era. Ha avuto fiducia che tutto ciò che viveva lo avrebbe infine portato a qualcosa.”

Il titolo del film, THE FOUNDER, si riferisce all’idea comune che vede Ray Kroc come il fondatore di McDonald, ma i produttori lo hanno scelto anche con un senso ironico. “Ray non è stato il fondatore di McDonald,” afferma Don Handfield, “non ha creato lui il sistema Speedee, né quella tipologia di fast-food. Ma senza Ray Kroc, McDonald non sarebbe mai divenuto il marchio internazionale che è oggi.” Anche lo sceneggiatore Robert Siegel concorda: “Di sicuro Ray ammirava i fratelli McDonald. Avevano creato qualcosa che lui non era in grado di fare, avevano avuto un’idea originale e brillante. Avevano pensato in grande e con ambizione. Ma Ray ragionava ancor più in grande! Voleva 2.000-3.000 ristoranti in franchising e all’epoca suonava un’idea folle. Quindi non fu il fondatore sebbene lui si definì tale. Dopo aver acquisito i diritti della società, ha lentamente riscritto la storia di McDonald estromettendo i due fratelli anche da essa.”

Con oramai una sceneggiatura pronta per lo schermo, i produttori hanno scelto il pluripremiato scrittore, regista e produttore John Lee Hancock per dirigere il film. Aaron Ryder dice che, oltre ad essere uno scrittore e regista esperto, Hancock è una delle persone più amabili di Hollywood. “È una persona che sa esattamente quello che vuole fare e che si circonda di collaboratori con i quali ha lavorato per gli ultimi dieci o quindici anni”, dice Ryder. Il multi-talentuoso regista ha diretto molti film di successo acclamati dalla critica come THE ROOKIE e THE BLIND SIDE, e più recentemente il film storico ambientato nel 1960, SAVING MR. BANKS, con Tom Hanks nel ruolo del famoso cineasta e uomo d’affari Walt Disney. Don Handfield dice: “Ho pensato che fosse il regista perfetto, rappresenta un po’ il Frank Capra o Norman Rockwell del nostro tempo. Sa raccontare storie molto americane in un modo senza tempo. Chi meglio di lui avrebbe potuto raccontare questa grande storia Americana?”

Nel suo ultimo film, SAVING MR. BANKS, Hancock ha ricreato l’Australia del 1906 e Los Angeles nel 1961, quindi aveva familiarità con i film ambientati nel passato. THE FOUNDER è ambientato negli anni 1954-1961, un periodo in cui in gran parte del paese si stava diffondendo la produzione di massa. Nell’ottimista dopoguerra di Elvis Presley, iniziarono a nascere nuove periferie, interstatali, motel lungo la strada e fast-food. “E’ sempre divertente fare film ambientati nel passato”, dice Hancock, “per le automobili, per l’abbigliamento e per la ricerca di anacronismi. E’ sicuramente più facile fare un film contemporaneo, ma c’è qualcosa di soddisfacente nell’essere in grado di viaggiare nel tempo.”

I produttori hanno creduto che la storia di Ray Kroc e dei fratelli McDonald potesse servire anche ad umanizzare la onnipresente catena di fast-food. “Penso che quando le persone conosceranno la storia, la grande catena McDonald potrà beneficiare di una percezione più umana che credo si sia persa negli ultimi cinque decenni,” osserva il produttore Don Handfield. “La McDonald Corporation potrebbe essere turbata dalla prospettiva di un film su Ray Kroc con tutti i pregi e i difetti, ma penso che infine saranno contenti quando vedranno il film. Ogni volta che ora passo davanti ad un McDonald, non vedo più una potenza nel settore dei fast-food, ma vedo due fratelli che si amavano e che volevano creare un ristorante per le famiglie che fosse conveniente e di qualità.” Anche se THE FOUNDER presenta con schiettezza le vere origini della catena, il produttore Aaron Ryder ritiene che la McDonald dovrebbe esserne entusiasta. “Ogni volta che ho letto la sceneggiatura, ho avuto voglia di andare a mangiare un hamburger da McDonald! Ogni persona negli Stati Uniti ha un rapporto di familiarità con questo marchio. Se si è in grado di attingere a quel sentimento nostalgico portando le persone a desiderare di mangiare un hamburger da McDonald, questo non può che favorirli.”

L’obiettivo del film, dice Handfield, non è diffamare Ray Kroc o glorificare i fratelli McDonald. “Credo che la metà delle persone penseranno che Ray Kroc è un eroe americano e l’altra metà penserà che lo sono i fratelli McDonald. “Penso che sia una cosa positiva. Credo che in un certo senso Ray Kroc sia stato mosso dalla disperazione e dalla paura di fallire, voleva avere successo ad ogni costo e in un certo senso tutti noi abbiamo adottato questo credo nazionale: avere successo ad ogni costo.”

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here