Buried – Sepolto, la commedia nera di Rodrigo Cortés

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Che alcune volte i trailer e la localizzazione del genere di un film sia fonte di fraintendimenti, di certo, non è una novità. Alcuni film che meritano rispetto passano del tutto inosservati perché si è sbagliato il trailer e viceversa nella maggior parte dei casi il trailer è d’effetto ma la pellicola è a dir poco deludente.

Un qualcosa di analogo è successo con il film “Buried –Sepolto”. Il film è stato catalogato come un thriller – horror ansioso, ma in realtà non è nulla di tutto questo. Il regista è Rodrigo Cortés (Spagna, 1973). Cortés è attore, scrittore, sceneggiatore, compositore, produttore. Come regista ha esordito nel 1998 con il corto “Yul”, segue nel 2000 il corto “15 giorni”, nel 2002 il corto “Los 150 metros de Callao” e “Dentro”, nel 2007 il corto “Dirt Devil” ed il lungometraggio “Concursante”.

“Buried – Sepolto” è un film molto coraggioso. Per tutta la durata della pellicola, circa una novantina di minuti, lo spettatore ha davanti a se una bara ed un attore. Di sicuro una trovata geniale. L’unico problema è la classificazione del genere: attenzione non è un thriller, non è un horror, ma più che altro possiamo identificarlo come commedia dall’humour nero. Le scene che dovrebbero iniettare dell’ansia allo spettatore sono in realtà palesemente ridicolizzate da oggetti, inquadrature ma soprattutto una geniale sceneggiatura che porta alla risata piuttosto che all’angoscia.

Protagonista assoluto di “Buried” è Paul Conroy (interpretato da Ryan Reynolds), un trasportatore americano del 1987 che da nove mesi sta in Iraq. Siamo nel 2006 e Paul dopo un attacco al proprio convoglio si risveglia legato ed imbavagliato all’interno di una bara di legno sotto terra nel deserto. Paul è frastornato, non ricorda tanto delle ore precedenti: alcuni ragazzini che tirano pietre e dei ribelli che sparano addosso al convoglio uccidendo tutti, forse tutti. Non capisce il motivo della sua reclusione, è un semplice padre di famiglia, un trasportatore senza armi che non ha mai offeso la popolazione. Inizialmente Paul ha solo un accendino per illuminare l’ambiente e capire che è in una trappola mortale. Successivamente sente squillare un cellulare. Forse la sua salvezza.

Non è suo quel cellulare. Cerca di rintracciare la sua famiglia, ma è sempre la segreteria telefonica a rispondere, protagonista indiscussa di alcune prese in giro demenziali. Decide di mettersi in contatto con l’FBI ma una serie di “inconvenienti” rovinosamente divertenti non riescono a produrre il panico necessario che un thriller dovrebbe vestire. “Buried” ha un forte sottofondo da “gag” tipica. Il personaggio ha pochissimi elementi: un cellulare in modalità linguaggio iracheno e delle fonti luminose quali accendino, lampada mezza scarica, luci da discoteca, ma riesce benissimo nella rappresentazione di sfigato della situazione. La ricostruzione vien da se quando Paul, interrompendo per un attimo le sue sfortunate chiamate, finalmente risponde al terrorista-rapitore iracheno e capisce di esser stato rapito. La sua vita vale 5 milioni di dollari che ovviamente non riceverà mai dagli Stati Uniti. È praticamente morto. Decide di chiamare la madre per un ultimo saluto. La madre è in una casa di cura, è totalmente partita ed ovviamente non lo riconosce. Scene da brivido quando la madre sostiene di giocare a ramino ogni pomeriggio con il marito morto.

Scene da brivido ed ansia? Ad un certo punto compare un serpente, sì un serpente a sonagli. Fuoriesce dai pantaloni di Paul, dalla cintura si muove sinuosamente all’interno dei pantaloni sino a fermarsi in un angolo della bara. Paul ovviamente ha la brillante idea di spaventarlo con il fuoco all’interno di una bara di legno. Utilizza dell’alcool per bagnarlo e per il fuoco il suo inesauribile zippo. Riesce addirittura a far fuggire il serpente e non morire bruciato (possiamo catalogare la scena come gag americana da supereroe sfigato). Ma non è finita qui. Il rapitore iracheno, da gran furbone, chiede per ottenere il riscatto (l’ammontare del denaro è sceso a 1 milione di dollari) un video a Paul. Non si sa come, il rapitore inserisce il video con Paul, che si lamenta del governo americano che non ha ancora pagato il riscatto, su Youtube e nel giro di mezz’ora siamo a più di 40.000 visualizzazioni. Straordinario!

C’è un altro personaggio senza volto di grande importanza: Mark White. Mark White è la chiave del film. Non posso purtroppo raccontarvi altro, l’aria a mia disposizione sta volgendo a termine e la batteria del mio personal computer è al 10%. Fortunatamente ho uno zippo in mano, magari se incontro un serpente a sonagli riesco anche io ad allontanarlo. Scusate la freddura inglese.

Film fortemente consigliato, ma non aspettatevi un thriller-horror.

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