Quattro chiacchiere con i Logrind

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Partiamo dalle vostre origini artistiche, come è nato il vostro incontro?

Ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a creare del materiale nel 2013. Gianluca e Alessandro erano da tempo alla ricerca di un cantante che sapesse al contempo comporre dei testi e delle linee vocali interessanti, negli anni avevano fatto diversi tentativi di mettere su una band, tutti sfortunatamente o fortunatamente andati alle ortiche, così grazie al più classico dei passaparola sono spuntato fuori io (Andrea il cantante) e con me i ragazzi si sono immediatamente trovati a proprio agio. Nonostante i backgrounds differenti l’intesa è stata magica, oltre ad aver messo su una bella sala prove tutta per noi, tanta buona volontà e passione, abbiamo iniziato la nostra nuova esperienza musicale che ci ha successivamente portato ad incidere “Overcome” il nostro primo lavoro.

Parliamo della vostra prima “creatura”: Overcome. Come nasce?

Overcome nasce dalle nostre sensazioni, grazie alle vicende che ognuno di noi ha vissuto in questi ultimi anni, in questo album c’è molto del nostro vissuto e tanto del vissuto dell’umanità. Pur essendo individui, ognuno con la sua unicità, ciò che si prova è ricorrente, dolore, rabbia, voglia di rivalsa, amore e tradimenti, amicizia, adii; credo che ognuno di noi si possa riconoscere in qualche brano contenuto in Overcome.

Uomo e Aldilà… che rapporto avete con la fede?

Crediamo in qualcosa di immenso che orienta i cuori, le menti. Si tende a voler dare un nome, una identità a questa grandezza. La natura è essa stessa Dio e per questo va rispettata ed amata in tutte le sue forme.

Avete dei punti di riferimento, se si quali?

Siamo dei grandi fruitori di musica, ascoltiamo molti generi e sottogeneri differenti, tuttavia ciò che più è confluito in Overcome sono le influenze provenienti dalle varie sfaccettature del rock anni 90, anni in cui siamo cresciuti sia umanamente che musicalmente. Volendo fare una cernita obbligata, tra i punti di riferimento musicali spiccano: Pearl Jam, Foo Fighters, Guns N’ Roses, U2 e Oasis.

Quanto è difficile per una band emergente trovare il proprio spazio?

Credo che la gavetta sia una parte essenziale della carriera di una band, ci sono momenti felici e meno felici, la cosa più importante è affrontare ogni avversità col dialogo e con la tenacia. Nell’ultimo anno abbiamo suonato in numerose situazioni live quindi il 2016 si chiude in maniera piuttosto soddisfacente.

Progetti per il futuro?

Stiamo lavorando su nuovo materiale che andrà a far parte del nostro prossimo lavoro in studio. Tuttavia non ci priviamo dei concerti. Abbiamo sempre bisogno di nuovi stimoli e di saggiare le potenzialità della musica sulla quale stiamo lavorando.

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