Quattro chiacchiere con gli Yena

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Partiamo dalle origini… come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti in un locale l’Interstate Studio 270 che purtroppo non esiste più. Arriviamo tutti da diverse esperienze musicali e abbiamo deciso di provare a scrivere canzoni assieme.

Se il peccato non può renderci migliori, esiste una sorta di “redenzione” che potrebbe farci migliorare?

I termini di peccato e redenzione ci mettono di fronte a ciò che Palahniuk definisce la nostra malattia:”siamo malati terminali di speranza” quella intrisa di morale e tradizione che ci mette sempre al di sotto delle nostre possibilità. Eliminare la speranza ci renderebbe liberi e concreti e ciò che chiamiamo peccato in realtà è una rappresentazione della nostra umanità, la stessa che stiamo perdendo, e la stessa che perdiamo quando cerchiamo di vivere le vite degli altri per essere migliori.

I social regalano l’illusione di essere “unici”… solitudine o disperazione di una società superficiale?

Non credo che la società sia superficiale. I social sono un mezzo ed è ingiusto incolpare un mezzo. Sarebbe come se incolpassi un martello nel momento in cui me lo sbatto su un dito. La solitudine è il risultato di una unicità che non abbiamo mai avuto, ma che ci è stata inculcata per proteggerci dalla stessa solitudine. È un cane che si morde la coda e noi siamo in mezzo. Rimanere integri e razionali è necessario per poter osservare i fenomeni senza esserne travolti e far parte di una realtà edulcorata e fragile che potrebbe crollarci addosso.

Lucia… quanto è dannosa l’omologazione nella società contemporanea?

L’omologazione è il sorriso del vuoto, è la continua fuga dalla paura di non essere ascoltati. Apparire permette di essere quantomeno qualcosa ed oggi come oggi scegliamo di stare nella caverna ad osservare le ombre (parafrasando Platone) perché non ci piace scoprire che in realtà ciò che vediamo non esiste. E se non siamo visti esistiamo? 

Oggi le persone sono velenose per vocazione o per esigenza?

Le parole sono esigenti per vocazione e velenoso è il loro ascolto. Esse si infrangono sulla nostra capacità di comprendere, o sulla nostra voglia di comprenderle o sul pudore nostro nei loro confronti. Le parole dovrebbero essere trattate come la nostra anima, ammesso e non concesso che ci sia.

Domanda folle: se rado il mio gatto come un leone, gli altri gatti lo rispetteranno?

No, lo derideranno, ma la sua autostima aumenterà.

Progetti per il futuro?

Suonare dal vivo e far conoscere la nostra musica il più possibile, scrivere nuovi brani e sperimentare sempre di più sia linguisticamente che musicalmente.

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