Eutanasia, dj Fabo è morto. L’inciviltà e la non compassione della politica e della Chiesa

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Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille

Questo è l’ultimo messagio di dj Fabo.
Fabiano Antoniani, per gli amici dj Fabo, era un ragazzo di 40 anni cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale. Fabo voleva avere la scelta di decidere della proprio vita e porre fine a quell’inferno nel quale era fisicamente immobilizzato in una lunga notte senza fine.

Le terapie non avevano avuto effetto e Fabo aveva chiesto alle Istituzioni di intervenire per regolamentare l’eutanasia, in modo da permettere ad ogni singolo individuo di essere libero di scegliere. La politica e le Istituzioni, feudo di inciviltà ed irresponsabilità, hanno offerto silenzio ed indifferenza, così Fabo è stato “costretto” ad andare in Svizzera per fare liberamente la sua scelta. Questa mattina Fabo ha morso un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale.

Mamma mia… giuro , mentre scrivo questo pezzo, ho le lacrime agli occhi. Immagino Fabo, che morde quel pulsante, perché può usare solo la bocca datosi che è completamente immobilizzato. Immagino la sua determinazione. Cieco e disteso su quel letto, circondato dall’amore dei suoi cari, ma prigioniero di un dolore fisico immenso. Come si può? Dico, come si può NON provare empatia? Come si può chiamare vita la sua condizione? Come si può negare una scelta?

Compassione e vita. Due parole “gestite” con crudeltà e senza VERA compassione dalla Chiesa (da non confondere con la Religione) e dalla Politica, che piegano la volontà del singolo fino allo “stupro” della libertà di scelta, per una melmosa e oscura ipocrisia.

Sono sempre stato per la vita e sempre lo sarò ed è proprio per questo che credo sia necessario lasciare la possibilità ad ogni singolo individuo, di scegliere, di poter lasciare questa terra, quando un’esistenza diventa solo un cammino di dolore a causa di una malattia.

Non c’è nessun cielo per gli ultimi. Non c’è nessun paradiso per la sofferenza. C’è solo questo dannato Infermo, di carne, sangue, dolore e lacrime.

Ci vuole compassione. Una grande, immensa e vera compassione per rendere libera la possibilità di morire.

Non esiste giustificazione per tutta questa ipocrisia. Non esiste giustificazione per il silenzio della politica e delle istituzioni. Non esiste giustificazione per tanta inciviltà e testarda volontà di gestire le vite senza compassione. Non esiste giustificazione per l’oscurantismo millenario della Chiesa.
Perché un essere umano deve essere costretto a soffrire? Quale dignità vi è?

“Perdona loro, Padre, perché non sanno quello che fanno”…  Uno di noi è morto sulla Croce sacrificandosi affinché tutti, ma proprio tutti, fossimo liberi e così come secoli fa, costringiamo i nostri fratelli a portare la Croce (la malattia), fino al Sacrificio finale.

Immagino un Mondo libero, nel quale, vi sia la libertà di scegliere se portare una Croce o se non portarla.

Parola di ateo… Gianni Leone

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Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione.
Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”…
Ho sentito una chiamata… come una voce… quasi una visione mistica, prendere vita dal fango dei pensieri altrui, dall’idiozia “melmosa” e collettiva, dalla superficialità dei vuoti a perdere, dall’indifferenza dei molti, dall’apparente ed insignificante “sensibilità” dei frequentatori dei social, dalle battaglie fatte dietro uno schermo e con un click…
HO deciso di scrivere una rubrica, cattiva, anzi cattivissima ed antipatica: GLI ITALIOTI…E ALTRI “IOTI”…
Non vi preoccupate sputo su tutti, compreso me stesso… nessuna distinzione…

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