Una vita al massimo

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Rubare, truffare, uccidere.
Chi ha detto che il romanticismo è morto?

Capolavoro! Una Vita al Massimo (molto più bello il titolo originale, True Romance, 1993) è il miglior film diretto da Tony Scott (il regista di Top Gun per intenderci). Ottima regia ma il merito va alla geniale sceneggiatura di Quentin Tarantino. Storia d’amore tra un venditore di fumetti e una prostituta. Clarence e Alabama. Clarance pur di stare con Alabama uccide il protettore della ragazza e arraffa una valigia contenente cocaina. Qui iniziano i guai. Inseguiti dalla mala e dalla polizia, vivranno il loro veloce matrimonio tentando di stare in vita. Non si può aggiungere altro. Va visto.
True Romance fu la prima sceneggiatura acquistata da Hollywood, per la bellezza di 50.000 $!
Inizialmente faceva parte di una lunga sceneggiatura che comprendeva anche Assassini Nati (Natural Born Killers, 1994),diretto (e rovinato) da Oliver Stone.
Una Vita al Massimo rappresenta il capitolo secondo della “trilogia pulp” di Tarantino: preceduta da Le Iene (Reservoir Dogs, 1992) e seguito da Pulp Fiction (1994).
La “trilogia pulp” è caratterizzata dal fatto che in ognuno dei film si accenna al precedente:
Mr. White che parla di Alabama e viene nominato Marsellus (di Pulp Fiction) ne Le Iene, Mr. Blonde è il fratello di Vincent Vega, la valigetta di Pulp Fiction “dovrebbe contenere i diamanti della rapina compiuta in Le Iene e così via. Anche stilisticamente sono unite: le storie iniziano per un caso o un errore e tutte e tre si concludono col mexican standoff (stallo alla messicana).
Ma torniamo a True Romance.
In questo film c’è di tutto, tutte le manie di Tarantino. Ci sono i dialoghi simbolo (quello su Elvis su tutti), ci sono le maratone di kung-fu movie (Clarence e Alabama si incontrano a una rassegna su Sonny Chiba: Il teppista (Gekitotsu! Satsujin ken – The Streetfighter, 1974), Il ritorno del teppista (Satsujin ken 2, 1974) e La sorella del teppista (Onna hissatsu ken, 1974), una variegata fauna criminale fatta di piccoli delinquenti e grandi boss, ci sono i fumetti, c’è A Better Tomorrow II (aguzzare la vista prego), c’è la violenza, c’è Freejack – In fuga dal futuro (Freejack, 1992) e c’è una grande colonna sonora (Charlie Sexton, John Waite, Billy Idol, Soundgarden, Hans Zimmer, Chris Isaak, Aerosmith e altri ancora)!
Un frullato di conoscenza tarantiniana a condire una “semplice” storia d’amore (vero amore).
Ma il film è bello perché è ricco il cast, veramente all-stars.
Clarence è interpretato dall’allora grande Christian Slater, ora datosi alla Tv ma senza perdere la scintilla che lo caratterizzava (lo ricordo ancora in The Wizard, Il piccolo grande mago dei videogames, 1989, altra storia da raccontare), ma questo è sicuramente il suo miglior ruolo di sempre.
Alabama è Patricia Arquette, anche lei passata con successo alla Tv, guardare Medium.
Ma ecco le Star: Christopher Walken (Vincenzo Coccotti, boss che rivuole la merce), Gary Oldman (Drexl Spivey, il protettore di Alabama), Dennis Hopper (Clifford Worley), Brad Pitt (Floyd), Val Kilmer (lo spettro di Elvis) e a seguire Samuel L. Jackson, Tom Sizemore, James Gandolfini, Chris Penn. Un nutrito cast al servizio di un Tony Scott piuttosto in forma ma che viene immancabilmente messo in ombra dal nome di Tarantino.
Se non lo avete mai visto e volete vedere un film fatto di dialoghi frizzanti, azione genuina e buona musica (o semplicemente rimediare all’errore di non averlo visto), fatelo, non ve ne pentirete!

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