Intervista con Catherine Frot

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French actress Catherine Frot, president of the Jury poses during the sixth edition of the francophone film festival. Angouleme, France - 23/08/2013/DUPUY_FD23082013005/Credit:FLORENT DUPUY/SIPA/1308240102

Lei interpreta il ruolo della protagonista del film, l’ostetrica a cui si riferisce il titolo originale. Che cosa l’ha attratta nel personaggio di Claire?
È un ruolo che mi ha appassionata fin da subito. Sapevo che Martin Provost l’aveva scritto per me e che mi aveva addirittura sognata nei panni di un’ostetrica protesa verso di lui. È un autore estremamente sensibile, in grado di cogliere con esattezza la psicologia femminile e di trascriverla con precisione in immagini. Ho apprezzato moltissimo il suo universo e il modo che aveva di parlarmi del personaggio. E poi mi piaceva l’idea di queste due donne così diverse: Béatrice è una cicala, mentre Claire è una formica. Sono due grandi personaggi da tragicommedia.

Il percorso di Claire è quello di una trasformazione…

È quello che mi ha sedotto in questa donna. Claire si trova in un momento cruciale della sua vita: la clinica nella quale ha sempre lavorato sta per chiudere i battenti, suo figlio se n’è andato di casa da poco, Béatrice ricompare nella sua vita come un fantasma del passato e sta per vivere una storia d’amore con Paul. La sua vita quotidiana è a maggior ragione sconvolta in quanto Claire è una donna molto disciplinata e rigorosa che ha messo in sospeso la sua esistenza per dedicarsi meglio agli altri, con una bontà e una dedizione incredibili. Il ritorno di Béatrice la costringe a rimettere in discussione il suo modo di essere e di agire. È questo che è bello nel personaggio di Claire: accettando di perdonare Béatrice, accetta di cambiare e quindi di tornare verso la luce, di approfittare sino in fondo delle gioie e dei piaceri che la vita può offrirle. A mio parere, la trasformazione di Claire è indissociabile dal perdono che accorda a Béatrice.

In quale momento Claire accetta veramente i cambiamenti nella sua vita?
Quando va a trovare Béatrice ricoverata in ospedale: quest’ultima la presenta ai medici come sua figlia e Claire non la smentisce. Di fatto, accetta implicitamente di prendersi cura di lei ed è l’inizio del percorso del perdono. Da quel momento in avanti, Claire si apre alla vita e poco dopo si concede a Paul e lascia che lui occupi un posto nella sua vita quotidiana. Tutto questo avviene a livello inconscio, ma in fin dei conti in modo molto naturale.

È una donna impegnata…
Claire non è una che segue la massa. Non è il tipo di persona disposta a rinnegare i suoi principi alla prima difficoltà. È molto impegnata nel senso che ha delle opinioni chiare e precise, in particolare in merito alla sua professione. Non è d’accordo con la logica del profitto, rifiuta il concetto delle ‘fabbriche di neonati’. È un’umanista che crede nell’importanza della trasmissione.

C’è una specie di evidenza nei rapporti tra Claire e Béatrice. Come ha affrontato la sua collaborazione con Catherine Deneuve?
Tutto è avvenuto in modo facile. Catherine Deneuve ha avuto su di me lo stesso effetto che Béatrice ha su Claire. È un’attrice molto istintiva, piena di grazie e di eleganza. E vive nella verità del momento.

Martin Provost ci teneva a filmare delle vere nascite. Come si è preparata a queste scene?

Confesso che mi sono un po’ preoccupata quando ho letto la sceneggiatura per la prima volta. L’idea di assistere a un parto in diretta, per quanto commovente fosse, non era una cosa da poco. Alla fine ho acconsentito perché sapevo che era una parte integrante del progetto che mi stava proponendo Martin. E quindi ho proceduto per gradi. Innanzitutto, ho chiesto di poter assistere a dei parti per capire se sarei stata eventualmente in grado di compiere i gesti appropriati. Mi sono resa conto che in fondo era tutto molto naturale, molto normale. In seguito, ho preso delle lezioni con un’ex ostetrica che mi ha fatto fare pratica con dei manichini. Una volta sul set, mi sono un po’ preoccupata alla prima ripresa, ma tutto è andato meravigliosamente bene. Di solito, il mio mestiere di attrice mi costringe ad essere in una dimensione di illusione: ho interpretato una pianista virtuosa in LA VOLTAPAGINE e una cuoca illustre in LA CUOCA DEL PRESIDENTE. Qui invece sono dovuta andare oltre l’illusione, senza esitazioni emotive.

Ha incontrato le future mamme che avrebbe poi aiutato a partorire?
Le ho incontrate alla clinica solo una o due ore prima delle riprese. Ho detto a ciascuna di loro che non avrebbe dovuto sentirsi in alcun imbarazzo e di non esitare a chiedermi di uscire se preferiva che me ne andassi, che ero lì solo per assistere le vere ostetriche.

Martin Provost sostiene di aver dovuto accettare di mollare la presa per fare questo film. E lei?

Anch’io. Mi ha spinta verso una sorta di abbandono, il che era particolarmente significativo dal momento che il film toccava temi molto personali. Eravamo d’accordo sull’opportunità di sottolineare il percorso di Claire, la sua evoluzione a contatto con Béatrice e Paul. Era importante che il personaggio fosse costantemente nella concretezza.

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Redazione
Un gruppo di "matti", con la voglia di informare e divertirsi...

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