Intervista con Catherine Deneuve

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Martin Provost ha scritto il ruolo di Béatrice per lei. Come ha reagito alla sua proposta?
Ho subito amato questo personaggio non appena ho letto la sceneggiatura. In seguito ho incontrato Martin Provost che ha parlato molto bene del suo film. C’è una bontà in lui che mi ha immediatamente sedotta. Béatrice è un personaggio da commedia che vive dei momenti drammatici. È l’immagine riflessa del film. Infatti, Martin Provost riesce a parlarci con leggerezza di cose serie, senza che prevalga mai un senso di pesantezza. La commedia interviene in ogni momento a disinnescare il dramma senza che questo avvenga a discapito dell’emozione.

Come definirebbe Béatrice?

È una donna che ha vissuto in modo tanto intenso quanto leggero. È molto generosa e al tempo stesso molto egoista. Ha la passione del gioco d’azzardo, ma è priva di una fonte di reddito, anche se questo non le impedisce di avere gusto ed eleganza. Vive alla giornata, senza mai fare progetti in anticipo, che peraltro non potrebbe fare neanche se volesse. Procede a tentoni, appoggiandosi un giorno su un uno e il giorno dopo sull’altro.

Esatto, Béatrice dà l’impressione di essere estremamente libera, eppure è molto dipendente dagli altri…
Pensava di poter vivere liberamente, senza alcun legame, ma è un’illusione. Tuttavia ha scelto di prendere la vita per il verso giusto e intende farlo fino all’ultimo istante. Béatrice è una donna piena d’amore, e la sua storia con il padre di Claire ne è la prova, ma è anche una gaudente che approfitta di quello che la vita ha da offrirle. C’è in lei una certa qual forma di spensieratezza che a volte piò essere difficile da sopportare per le persone che le stanno intorno. Questo non vuol dire che sia irresponsabile. A dire il vero, Béatrice è un’avventuriera gioiosa. Se organizza le cose a modo suo e a suo vantaggio, non lo fa per nuocere agli altri, ma piuttosto per vivere meglio.

Béatrice sconvolgerà la vita quotidiana di Claire al punto di trasformarla…
Claire non può resistere a lungo a Béatrice. All’inizio è restia a lasciarla rientrare nella sua vita, è disposta a darle una mano, ma mantiene le distanze e poi nel giro di poco tempo accetta questa presenza, riscopre Béatrice che le porta un po’ di fantasia e le fa scoprire un mondo molto lontano dal suo. In questo senso, Béatrice è capace di fare accettare agli altri delle situazioni completamente improbabili.

E tuttavia sceglie di eclissarsi…

Vuole che Claire sia felice, che possa godersi la sua nuova relazione con Paul. È per questo motivo che se ne va. C’è una delicatezza nella sua decisione. Béatrice ha saputo costruire un rapporto intimo con Claire, per qualche settimana sono state come una madre e una figlia. Ha voluto aiutare Claire, farsi perdonare gli errori del passato e sa quando è il momento di fare una rinuncia e di congedarsi.

Si sente vicina a Béatrice?

In quanto attrice, trovo che sia un personaggio molto positivo, molto divertente, un po’ fuori dai canoni ed è estremamente piacevole da interpretare. In quanto donna, posso capire la sua spensieratezza, non la giudico, ma è molto lontana da me.

Non aveva mai recitato insieme a Catherine Frot prima di QUELLO CHE SO DI LEI. Come avete lavorato insieme?

Eravamo un po’ come Claire e Béatrice nel film. Catherine Frot è un’attrice molto sensibile. Ho avuto la sensazione che si sentisse sicura e questo è andato a vantaggio di entrambe. Inoltre, credo che la nostra intesa si veda sullo schermo. Il legame che unisce Claire e Béatrice è evidente.

E Olivier Gourmet?
Non avevo mai lavorato con lui. È un attore che amo tantissimo. Non abbiamo avuto molte scene insieme, ma credo che la complicità tra i nostri due personaggi sia autentica. Paul ha in comune con Béatrice il senso dell’avventura. Certo, è più posato rispetto a lei, ma è un vero viaggiatore e ammette lui stesso di aver bisogno di andarsene in giro per le strade. Ha anche un piccolo tocco di fantasia che illumina la vita quotidiana di Claire. Tra l’altro, all’inizio Claire è seccata per la complicità tra Paul e Béatrice, non esita a metterlo alla porta quando li sorprende a cantare insieme Serge Reggiani a colazione nella sua cucina.

Che genere di regista è Martin Provost?
È molto aperto, molto dolce, sempre all’ascolto degli altri. Il piacere che prova sul set a vedere i suoi personaggi che prendono vita è evidente. È affettuoso e affabile. E soprattutto, ama gli attori e sa scrivere per loro dei ruoli bellissimi. È un uomo che si schiera dalla parte delle donne. Ha saputo trovare il giusto tono per raccontare questa storia, un perfetto equilibrio di emozioni.

Ha imparato a giocare il gioco di carte che chiamano La Marseillaise…

Confesso che non lo conoscevo prima di fare il film. È un gioco che si svolge in modo molto veloce. Martin Provost ha voluto che mi circondassi di veri giocatori che danno un senso di autenticità alle scene. Ma oggi come oggi non sarei più capace di giocare una partita.

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