Samuel Joseph Agnon

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AGNON, pseudonimo di Samuel Joseph Czackes, scrittore israeliano nato a Bucracz (Galizia) nel 1887 e morto a Rehovot (Tel Aviv) nel 1970.
Nacque in un piccolo paese austro-ungarico, che restò per lui il luogo privilegiato in cui meditare sui contrasti tra i valori religiosi e l’apertura alla modernità. Fin da bambino non studiò solo la Bibbia e il Talmud, ma anche la letteratura ebraica tradizionale e moderna che aveva appreso da suo padre, mentre la madre gli fece conoscere la letteratura tedesca. A otto anni iniziò a scrivere in ebraico e in yiddish, ma la sua prima opera, un poema in yiddish sul rabbino Joseph Della Reina, vide la luce solo nel 1903.
A partire dal 1905 scrisse regolarmente su alcune riviste a Cracovia;l e sue prime opere rivelarono una certa affinità con il romanticismo tedesco, ricco di passione e impeto. Trasferitosi in Palestina nel 1908, si stabilì a Giaffa. Fu allora che abbandonò le pratiche religiose a cui era sempre rimasto fedele per identificarsi con il modernismo dei nuovi abitanti del paese. Per il primo racconto che pubblicò in Palestina, Le mogli abbandonate(1908), usò lo pseudonimo di Agnon, che diventò il suo nome legale nel 1924. Seguirono molti altri scritti, apparsi per la maggior parte sul giornale “Hapoel Hatzair”; uno di questi, Il torto diventerà diritto, verrà pubblicato in forma di libro nel 1912. Attratto dalla Germania vi si trasferì nel 1924 lavorando come insegnante e collaborando con un giornale tedesco. Disprezzato dai circoli degli scrittori ebrei in Germania, fu comunque accolto dalla gioventù sionista che vide in lui un innovatore. Grazie all’aiuto del suo mecenate, S.Z Schoken, potè dedicarsi all’attività letteraria e approfittò di questi anni per aumentare le proprie conoscenze in materia di letteratura tedesca e approfondire la conoscenza dell’ebraismo. Fu allora che iniziò a preparare, con Martin Buber, un’antologia di racconti e novelle chassidiche. Questo periodo felice si interruppe con l’incendio che distrusse il suo appartamento, incenerendo gran parte dei libri e dei manoscritti e un opera la cui pubblicazione era già stata annunciata. Nell’ ottobre del 1924, sposato e padre di due bambini, tornò in Palestina e vi si stabilì definitivamente.
La sua casa fu saccheggiata nuovamente nel 1929, durante i moti rivoluzionari, e Agnon perse libri e manoscritti preziosi.

L’opera di Agnon, rappresentativa della letteratura ebraica moderna, racconta l’avventura del popolo ebreo contemporaneo, nel pieno del movimento che lo porta alla diaspora e alla creazione dello stato d’Israele. Sconcertante per la sua complessità, colorata di realismo e di poesia, di ingenuità e di ironia. L’opera di Agnon è scritta in una lingua piena di reminiscenze bibliche, midraschiche e chassidiche, le cui sfumature possono essere comprese solo da chi possiede un’ampia conoscenza della cultura ebraica. Costruiti sullo sfondo di tre località, Buczacz per la diaspora, Giaffa e Gerusalemme per la Palestina, i suoi racconti e i suoi romanzi mettono in scena personaggi tratti dal mondo ebraico tradizionale e moderno. Una prima edizione dell’opera completa di Agnon apparve a Berlino nel 1932 in 4 volumi: comprendeva tutti i racconti scritti fino al 1921 e il romanzo La dote della sposa in una nuova versione. Poiché gli argomenti dei suoi racconti erano spesso ispirati alla vita degli ebrei ortodossi della Galizia, si tese a considerare Agnon uno scrittore religioso; il racconto In fondo al mare (1930), che narra l’epopea di un gruppo di ebrei praticanti trasferitosi in Palestina, e l’antologia delle tradizioni dei giorni di festa (I giorni temibili, 1938) sembrano confermare questa catalogazione.
Tuttavia, il romanzo Una storia comune (1935), lasciò intravedere lo smarrimento nascosto dietro un’apparente serenità. La trama, ambientata alla fine del secolo scorso, evoca il conflitto tra lo stile di vita dei borghesi tradizionali e il desiderio di libertà della nuova generazione; vi si scopre inoltre una satira aspra della comunità ebraica, e una singolare intuizione psicologica dell’essere umano. Nelle successive raccolte di racconti (Il libro delle imprese, 1931; Questo e quello, 1932 ), Agnon non diede un’immagine monolitica del giudaismo tradizionale: malgrado la simpatia manifestata nei suoi confronti, l’autore non nasconde l’abisso che lo separa dai suoi eroi e dalle sue tradizioni. L’interesse rivolto al giudaismo tradizionale non significa un ritorno alle origini; non si può neppure pensare che l’autore desideri creare l’illusione che il mondo attuale possa assomigliare alla passata età ebraica, anche se spesso quest’ultima viene descritta con toni nostalgici. I numerosi racconti trattano i problemi esistenziali contemporanei: la distruzione dei costumi ancestrali, la perdita della fede e la conseguente perdita dell’identità. L’ospite di passaggio (1939) racconta il ritorno del narratore nella sua città natale, lasciata molti anni prima e ne descrive lo stato di distruzione, metafora dell’agonia del mondo ebraico tradizionale alla fine degli anni trenta. Nel 1943 apparve un grande romanzo, eri e l’altro ieri (1945), ambientato agli inizi del secolo XX, in cui si raccontano i contrasti tra la gioventù sionista e la comunità religiosa. Agnon scrisse altri numerosi racconti: Vicino e visibile; Fino ai nostri giorni; Il fuoco e il legno; molti inediti furono pubblicati dopo la sua morte: Shirah; Un’intera città; Al negozio del signor Lublin; Da questa parte della muraglia; Preludi; Miua cara Estherlyne; Il libro delle lettere; Fascio di racconti; Le storie di Baal Shem.
L’autore non rimase mai prigioniero del microcosmo ebraico oggetto delle sue descrizioni. Attraverso i personaggi,i temi e i racconti di un popolo in particolare, l’autore insegue l’uomo e i suoi problemi eterni: questa ricerca gli valse,nel 1966, l’assegnazione del premio Nobel. La sua opera segna un passaggio importantissimo per la letteratura ebraica: i suoi temi e la sua lingua permeano ancora oggi la produzione letteraria degli autori contemporanei. Un autore dunque complesso, legato intimamente alla storia di una cultura lontana, ma vicino ai problemi dell’uomo, universali perché comuni a tutti, liberi da ogni distinzione razziale.

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