L’angelo caduto nell’eros… Gianni Macchia

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Primissimi anni sessanta: regna l’eco dell’opera la Dolce vita che ha sconvolto il mondo descrivendo la capitale italiana come un’abbagliante Babilonia suadente e pericolosa, magica e selvaggia.
Gianni Macchia ragazzo bruno e mediterraneo ancora iscritto all’università di lettere e filosofia di Bari, quasi diciannovenne, già vive in una soffitta del Babbuino a Roma in cerca di arte e libertà. Nel bar sotto casa simpatizza con un americano divertente e grassottello, lui non lo sa ma è Teddy Shore il costumista di dive come Rita Hayworth e Lana Turner. Ad un thè pomeridiano di Teddy conosce James Gardner produttore di Broadway di spettacoli mitici come Zia Mame con Angela Lansbury. Gianni accompagna con cortesia tutta italiana Gardner con la sua macchinetta, regalo del padre, in giro per Roma a visitare i monumenti; fiero del suo bolide di seconda mano ma rimesso a nuovo.
La semplicità e la freschezza del ragazzo fanno si che viene invitato da Gardner a New York con Teddy come cicerone.
Come in una favola si trova a cena, con i suoi pigmalioni da Zardi’s ristorante del jet set ma a tavola tra gli altri vi sono Hitchcock e consorte, a fianco a lui vi è una nuvola fatta di cipria e di luce, una creatura semplicemente indescrivibile è Marilyn Monroe.
La leggendaria bionda gli sussurra guardandolo negli occhi materna e profetica “You will become famous”.

La bellezza è una luce che abbaglia e da sempre rappresenta un potere, ma può essere una forza talvolta con risvolti sinistri. Gianni è un fotogenico e bel ragazzo negli anni in cui il cinema è un faro nel mondo, dall’esperienza americana trae autostima e speranza nel futuro dei suoi sogni artistici. Dalla sua ha un viso e un profilo perfetto, tanto da ricordare un novello Tyrone Power, una massa di riccioli neri da far invidia al David di Donatello, il suo corpo è stato fotografato spesso con un chiaro richiamo a quella scultura, esibito in pose classiche in alcune opere filmiche e di body art. Ma la luce esteriore del giovane nasconde un buio interiore, un segreto, che genera un affanno continuo di ribellione creativa e generatrice.
Dal buio dei suoi segreti interiori emerge la fame di vita. Le origini levantine lo dotano di uno spirito coriaceo e ingenuo, solare e inquieto.
Figlio di un diplomatico stretto collaboratore del sindaco di New York La Guardia e di una grande creatrice di moda dei reali: Jole Maccarini. La famiglia da Salsomaggiore si trasferisce a Bari e nel 62 forse è il più bello tra gli studenti di filosofia e lettere all’università della città. Il centro universitario teatrale di Bari lo assorbe e nel 1964 esordisce in Aspettando Godot al teatro Apollo e lui poi si dedica nel centro universitario alla regia di opere come Intimità di Adamov.
I suoi grandi suoi occhi di velluto e il suo corpo da Adone, nascondono una sensibilità fortissima e una disperata corsa verso l’arte. I suoi segreti e la morte della madre in tenera età gli danno la spinta a donarsi totalmente alle arti, di cui comprende il valore assoluto.
Giovanissimo diventa padre di un figlio amato e voluto, che ama come può amare un artista. Roma tentacolare città del cinema lo attira nel vortice del cinema. Dopo un breve passaggio ne “La bisbetica domata“con Zeffirelli arrivano film totalmente incentrati sul suo fascino magnetico e sul suo darsi alla telecamera senza problemi come oggetto di seduzione maschile libera e controcorrente. Diventerà l’icona sensuale di Fernando di Leo, regista e idolo assoluto di Quentin Tarantino.
Il film che lo fa atterrare è Brucia ragazzo Brucia di Fernando di Leo, già sceneggiatore colto di Sergio Leone, opera che rimane impressa nel tempo per la contrapposizione fra una borghese e un ragazzo Hippie libero e spregiudicato. Un manifesto contro l’ottusità borghese. Nasce Gianni Macchia l’angelo tentatore che seduce e libera una borghese dai complessi. L’aria crepuscolare che si respira sulle scene in spiaggia è rarefatta e e anticipa Morte a Venezia di Visconti: bellezza e tragedia. Da allora Macchia diventa un attore di punta di film tra eros e psicologia tra orgoglio e provocazione. Eccelle in Amarsi male e in Storia d’amore con la stupenda Anna Moffo (uno dei cinque più grandi soprani al mondo) ruoli diversi sia di contestatore che di seduttore abietto d’alta società, interpretazioni che lo confermano il corpo della seduzione maschile del cinema italiano.
Anni ruggenti indimenticabili tra ideologia e jet set. Gianni diventa un viandante estatico e bramato, a tratti stupito dal clima da Satyricon che regna a Roma in quegli anni.
Nel 72 precorre la body art lavorando nella galleria Attico di Fabio Argentini e rappresentando nudo L’androgine opera celebrata in diverse biennali e recentemente al palazzo della ragione nella rassegna “arte Roma anni 70”. Di Leo lo scegli per ben quattro incarnazioni, i film si susseguono e lo vedono accanto alle donne più belle degli anni settanta Agostina Belli, Silvia Dionisio, Ornella Muti, Francoise Prevost, Dagmar Lassander, Beril Cunninghan, Laura Gemser, Karin Schubert e la incredibile star austriaca Marisa Mell. Gareggia nei film in prestanza con Joe Dallessandro e Adriano Celentano con cui gira la bellissima commedia film Er più. I suoi film parlano di eros, di attrazioni, e di psicologia uomo-donna. In Storia d’amore o in Lo stallone si parla della paura di amare davvero di un uomo bellissimo anticipando le inquietudini di Richard Gere in American Gigolo, tra fragilità maschile e narcisismo, borghesia e decadenza. In Quando l’amore è sensualità è un maschio troppo attivo ma che non riesce a comprendere il cervello femminile complesso della bellissima Agostina Belli. Le donne con cui intreccia flirt nella vita reale son tutte stupende e del calibro di Marisa Mell e Bianca Jagger.
Tra i molti film dell’epoca è da ricordare La mala ordina, Vacanze per un Massacro e i Guerrieri del terrore, in cui si palesa tutta la scuola e l’atleticità dell’attore.
Macchia nella body art e nel cinema ripete la lezione di Warhol fa del corpo maschile il primo mezzo di comunicazione. E al contempo ribalta gli stereotipi dell’epoca in cui solo la donna era designata come oggetto da guardare. A inizio anni ottanta dirige opere teatrali sperimentali e coraggiose come Extasie, Schizomante, Hamlet Computer opere con il sapore off e la ferocia dell’artista di sangue e lascia il cinema. Successivamente si trasferisce ad Honk Kong si dedica alla pittura con risultati stupefacenti, ritorna al cinema a inizio novanta e compare in alcune pellicole a basso budget.
Attualmente crea delle opere pittoriche viscerali e visionarie dipingendo e trasfigurando anche amici del jet set come Marisa Berenson, Marina Ripa di Meana, Helmut Berger, anche Annie Lennox ha posato per lui, tra barocchismo e androginia sua fissazione estetica da sempre.
Dove vive Gianni Macchia ?
Sappiamo che ha viaggiato tantissimo, dipinge e lavora per il cinema internazionale attualmente sta girando The Musk con A.R. Rahman premio oscar per le musiche di the Millionaire. Alcuni dicono non sia invecchiato miracolosamente grazie al suo interesse alla filosofie orientali e alle forze energetiche ed esoteriche.
Riusciremo a rintracciare questa incredibile icona filmica tramite conoscenze comuni?
Cosa sono stati gli anni settanta per lui e per tanti artisti tra trasgressione e jet set ?
La bellezza può distruggere ?
Vivere d’arte è una condanna o un privilegio ?
Ci muoviamo alla ricerca di questo attore per farci restituire uno spaccato del suo tempo e ragguagli su come si evolve un’artista a tutto tondo negli anni.

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