Veleno dentro il film

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Uno sguardo dal basso, per raccontare uno squarcio di vita di una famiglia di contadini in un piccolo paese del casertano, dove ci si conosce un po’ tutti e dove le storie delle famiglie si incrociano spesso l’una con l’altra.

Dai campi coltivati, dalle case di chi vive di terra e dei suoi frutti, la camorra, le ecomafie sembrano lontane come i roghi che bruciano all’orizzonte e, al contempo, vicinissime, come un fratello che per pochi soldi va a sversare rifiuti in quelle campagne che fino ad ieri lo hanno nutrito.

Anche per questo, il taglio narrativo sarà quello di tessere vicende e personaggi, incrociandole perennemente in una sorta di ideale mosaico, dove il testimone passa dall’uno altro, dove i percorsi a volte confluiscono in un unico flusso narrativo e in altri casi si sfiorano, come ad un incrocio di strade, senza toccarsi.

Ciò che li accomuna tutti però, è proprio quel veleno che dalla terra arriva alle piante, all’acqua, ai corpi e dunque spesso finisce per corrompere anche gli animi, fa vincere la paura, la diffidenza e l’indifferenza che rende solidali e partecipi solo quando il male arriva a colpirti direttamente, che porta a difendere il tuo ma che spesso fa perdere il senso di comunità, di appartenenza, di difesa del bene comune.

Nemmeno la religione sembra più bastare a dare risposte a chi soffre un dolore che non riesce a spiegarsi, ad accettare e dunque, anche la fede si fa metastasi di se stessa, generando guaritrici, santoni, figure di un misticismo ingenuo ma non per questo meno malvagio nel suo lucrare sul dolore, sulla morte che adesso diventa prodotto di quelle terre, da sfruttare come qualsiasi altra merce.

La natura è dunque l’assoluta protagonista di questa vicenda. Mutevole, perennemente cangiante, capace di reagire sempre, all’acqua pura come al veleno, restituendo tutto in nuove forme e sostanze, riciclando la vita, come la morte.

Di questa natura, del suo più profondo mistero l’uomo è parte, solo una piccola parte! Essa è infinitamente più grande, potente e imperscrutabile di noi, del nostro malinteso senso di onnipotenza, delle piccole e grandi miserie che spesso ci vedono tristemente protagonisti.

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