Intervista a Diana Dell’Erba: è arrivato il tempo della conoscenza?

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Diana Dell'Erba by Ugo Ricciardi

Torino, città di frontiera un po’ retrò e un po’ metropoli, con il suo fascino sempre più misterioso, negli ultimi anni pare voler regalare al cinema delle artiste tra le più interessanti del panorama cinematografico d’autore. Stefania Rocca con la sua classe, la grinta di Valeria Solarino, l’incredibilmente eclettismo di Valeria Bruni Tedeschi e oggi Diana Dell’Erba.
La incontro nella promozione Nazionale di The Broken Key a Torino. La guardo da lontano parlare con la gente, cordiale e sorridente, per nulla in posa.
Snella con un viso da sacerdotessa celtica ma meravigliosamente gradevole quando sorride, tanto da sembrare una creatura Elfica. Due incredibili occhi quasi violacei contornata da capelli lunghi lisci rosso rame. Il nero totale del vestiario trionfa rigorosamente sul suo fisico. Il suo personaggio dà una spinta incredibile all’opera del regista Louis Nero su una Torino di domani, antica e futurista, nella quale dei misteriosi personaggi seguono dei percorsi della conoscenza tra esoterismo e tracce egizie, associazioni segrete e scenari reali. Un film che stupisce e spiazza il pubblico, con una forte ricerca estetica e una sacralità degli spazi del mistero, su cui trionfa lei Sarah Eve (Diana Dell’Erba), gioconda enigmatica che interpreta una pittrice che proteggerà e accompagnerà il protagonista. Un cast stellare Christopher Lambert, Rutger Hauer, William Baldwin, Michael Madsen, Geraldine Chaplin, Kabir Bedi e tutti in dei ruoli a dir poco suggestivi, tra mistero e ambiguità.
Questa giovane donna, lunare e affabile, è già stata scelta come attrice con dei mostri sacri come Peter Greenaway e Bellocchio ed è anche stata regista del bellissimo“Registe”: storia del cinema italiano firmato al femminile che indaga le vite di tante registe elevandole a simbolo di ciò che ognuno di noi dovrebbe fare: diventare regista della propria vita.

Parlare con questa artista, che è un’interprete veramente capace, (la sua Sarah Eve irradia forza e mistero dolcezza e caparbia) mi lascia una strana sensazione come di aver in qualche modo sfiorato qualcosa che è al di là della maschera attoriale, il soffio dell’anima di una creatura che vuole vivere di creazioni ed è pronta a lottare per le sue creazioni. Un femminile abituato a scolpire come una Dea generatrice i propri personaggi, che difende come una madre molto antica.
Il mistero fa parte della sua persona, del suo fascino lunare. Non somiglia a nessuna delle attrici odierne o del passato, non fa nulla per forzare i discorsi ma si avvertono conoscenza ed energia nel contatto con lei. Il divismo come piedistallo, è qualcosa di grottesco con lei. La costruzione della conoscenza è la chiave della divinità. L’arte abita chi la invoca.
Diana Dell’Erba ci conduce per mano nel labirinto dei misteri a tratti sensuali di The Broken Key, nessuno potrà sottrarsi al fascino suadente del suo personaggio

Diana come sei diventata attrice?
Un giorno della mia adolescenza è nato in me, tutto d’un tratto, un inspiegabile impulso. Ho aperto le Pagine Gialle e cercato una scuola di recitazione. Poi un’altra e un’altra ancora, come fosse un bisogno vitale, primario. La recitazione ha rappresentato per me un eccezionale strumento d’introspezione, trampolino per giungere ad un punto meraviglioso che ha preso le sembianze di qualcosa di ancora più profondo e importante, grazie alla guida di Maestri come Mamadou Dioume, allievo di Peter Brook, e di Louis Nero… Trovare i Maestri ha equivalso per me a trovare la strada.

Con Louis Nero hai lavorato molto, cosa vi unisce?
Il viaggio nella conoscenza.

Nero è un regista ormai di culto. Ha “portato” al cinema personaggi come Rasputin, Dante, dunque si è scavato un suo “posto” dove trionfa la ricerca e tu sei diventata un’icona di questo cinema. Perché tu?
Non credo di essere arrivata a tanto, ma so che la ricerca dell’invisibile è sempre stata per me la cosa più interessante in assoluto… e, come Louis, penso che sia splendido considerare un viaggio qualsiasi esperienza della vita, così come qualsiasi lavoro. Lasciarsi trasportare da intuizioni e sacrifici, come un ussaro che si imbarca su una nave in tempesta. Se si abbraccia un progetto ci si deve lasciare andare completamente, fin dove ci porterà la nave… ed è per questo che spesso mi trovo a occuparmi dell’intera macchina cinematografica, affiancando il lavoro di attrice a quello di fotografa di scena, assistente alla regia o qualsiasi cosa sia necessario.

Hai un’immagine forte che ricorda moltissimo le donne celtiche, che origini hai?
Un misto, piemontesi e siciliane.

Sembri amare Torino…
Profondamente. E’ una delle città più affascinati e misteriose del mondo. Per chi ha voglia di cercare, tutto è lì, presente, dietro ad un velo.

Come attrice che aspetto della tecnica prediligi?
Il silenzio. Dal silenzio può esplodere tutto ciò che di cui necessita l’attore: creazione e meraviglia.

In una frase The Broken Key?
“Conosci te stesso e divieni Dio”. Il vero ed unico viaggio è per me il viaggio interiore. Conoscere se stessi è la cosa più faticosa e straordinaria che esista. Quest’opera ha privilegiato il canale comunicativo più ancestrale, quello simbolico… scelto perché lo spettatore possa addentrarsi e attivarsi al film e, dunque, a se stesso. Far fare un viaggio interiore, questo è lo scopo più alto dell’Arte.

Il regista Louis Nero ha voluto comunicare tante cose al pubblico… una in particolare?
Sono tantissimi i doni che Louis ha voluto trasmetterci attraverso questo film… sicuramente uno tra i più importanti è il suggerimento di non abbattersi davanti agli ostacoli bensì, come in un percorso alchemico, riuscire a trasformarli nella forza necessaria per proseguire nel viaggio verso la conoscenza di noi stessi.

Si può dire che tu sia la musa di questo cinema?
No, la Conoscenza è l’unica vera musa.

Come è stato lavorare in The Broken Key con artisti del calibro di Rutger Hauer o Geraldine Chaplin?
E’ stato un viaggio sorprendente. Mi hanno colpito profondamente la loro umiltà ed energia. Vivere esperienze straordinarie come quelle da loro vissute può donare una profonda comprensione del mondo che ci circonda. Diventare dei “big” nel proprio lavoro spesso corrisponde a diventare dei grandi nella vita perché la tua carriera, comunque sia stata, è stata una lotta piena di sacrifici, battaglie, vittorie e sconfitte, seguite dal coraggio e la forza di rimettersi in piedi e continuare a credere.

Cocco si è rivelato “una sorpresa” e credo avrà un futuro per talento e fotogenia. Com’è stato lavorare con lui?
Andrea è molto interessante perché porta con sé i due mondi dai quali deriva, quello romano e quello giapponese che gli donano, da un lato, ironia e simpatia e, dall’altro, umiltà e senso del dovere, caratteristiche fuori dal comune. Ma penso che ogni attore in questo progetto non sia arrivato per caso. Marco Deambrogio con la sua saggezza, Walter Lippa con la sua ricerca, tante star profondamente interessate alle tematiche affrontate nel film, e tutti gli altri, del cast e della troupe… ognuno nel suo piccolo ha fatto molto più di quanto avrebbe dovuto e potuto, e questo secondo me perché gli argomenti che si toccano in questo film sono fondamentali per la crescita dell’essere umano.

Torino città del mistero e della ricerca esoterica per alcuni, come la vivi?
Torino è semplicemente la mia città. Una città che amo profondamente. Ho abitato 25 anni ad Andezeno un paese distante 20 km e fin da bambina ogni volta che vi giungevo, per danza o altri motivi, percepivo l’inafferrabile eleganza e mistero da cui è avvolta. A volte mi piacerebbe avesse una temperatura più mite, ma a parte questo non la cambierei con nessun’altra città al mondo…. ha tutto ciò che amo, soprattutto splendidi ricercatori.

Lavorare con delle star di Hollywood può creare delle “gerarchie” sul set?
Da parte loro assolutamente no, perché loro scelgono di fare solo i film in cui credono profondamente e dunque, avendo un fine comune, diventa una cosa naturale lavorare in armonia…

A nome di MondoRaro ti ringrazio per la tua grande cortesia e gentilezza

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