Mimmo Calopresti: cineasta indomabile e raffinato

Scrivere di Mimmo Calopresti è duro perché ci si confronta con un cineasta indomabile e raffinato, deciso a esprimersi nonostante un sistema tutto italiano che vuole principalmente le commedie. La sua carriera è cominciata all’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con documentari e corti , il primo premio è al Festival Cinema Giovani di Torino con il video A proposito di sbavature. Comincia la sua lotta non violenta per portare al cinema un capolavoro sul terrorismo, ma il cinema, anzi i signori del cinema prediligono film di evasione.

Nasce finalmente un capolavoro nel 1996, con La seconda volta (la storia di un professore e di una terrorista )Ancora oggi l’opera ci parla di interiorità di anime rivendicative e idealiste, di solitudini e di comunicazioni sbarrate. L’opera prende la Nomination per la Palma d’oro a Cannes , Mimmo Calopresti prende Globo d’oro, Ciak d’oro per la migliore opera prima: esplode il suo cinema di impegno e di anime.

Con lui Valeria Bruni Tedeschi conquista il David Di Donatello . Il film è anche Premio Solinas per la miglior sceneggiatura. Seguirà il Nastro d’argento per La parola amore esiste.

Sempre con la parola amore esiste si conferma come il regista più innovativo a livello si scrittura, con la storia di una ricca borghese nevrotica in una clinica con un’altra anima strampalata interpretata dalla sublime Marina Confalone , tematica che anticiperà il recente successo de la pazza gioia (2016) e farà di nuovo incetta di premi, e David ancora per la Bruni Tedeschi che si afferma come la nuova Monica Vitti. Tra nevrosi e fascino, impulsività e timidezza.

Calopresti per i cinefili diventa l’Antonioni di fine millennio. Il suo cinema è un cinema di anime dalle cui ferite escono fiamme .Idealismi e durezze. Voglia di tenerezza e orgoglio. Fra intimismi e ideali macroscopici. Città grigie livide filmate magistralmente, anime perse e raffinate. Ironia e malinconia. Se le forti inquadrature narranti ricordano il maestro dell’alienazione, la città grigia e disturbante, le fabbriche ci portano all’opera di un altro grande: Marco Ferreri . Grande tecnica visiva e grande scrittura, il cinema di Calopresti va in tutto il mondo e stupisce chiunque ma son i francesi a salutare e omaggiare con deferenza il nuovo Maestro.

Con la felicità non costa niente riesce per primo ad arrivare all’alienazione maschile interpretando persino in maniera toccante il protagonista. Nell’aria c’è il disagio dell’indigestione da successo, l’intellettuale che si è ferito esattamente come Gep Gambardella de la grande bellezza votato ormai al futile, ma l’uomo di Mimmo Calopresti ha i mezzi per combattere le ferite : le piccole cose. Film fondamentale per il cinema italiano ( nel 2003)più di altri, perché apre la porta ad altri narratori come Opzetek o Sorrentino, narratori di scorticature esistenziali di narcisisti, il dramma nelle storie di Mimmo si intinge dei colori dell’ anima, colori tenui, con quei colori si può realizzare un nuovo disegno.

Calopresti spinge il pubblico italiano verso le proprie anime come fossero affascinati labirinti di misteri, spodestando molti spettatori da tematiche ormai fruste degli oggetti. Interessante come in La parola amore esiste il ruolo dello psicanalista è suo.

Questo regista prima di altri e come pochi ha saputo scolpire l’anima dei suoi protagonisti .Fondere l’anima stessa alla storia, creando una fusione tra immagine e stato d’animo. Tra tecnica raffinata e vero e proprio understanding attoriale .Con lui Moretti , Bruni Tedeschi, Depardieu persino Abatantuono e Silvio Orlando arrivano a grandissime interpretazioni in bilico tra realtà e finzione.

In preferisco il rumore del mare la storia dell’adolescenza di Luigi povero, orfano e con padre in carcere e Matteo un ragazzo asociale e problematico con una madre affetta da disturbi psichici. In questa opera incredibile Torino è il regno del classismo e non si esce da questo conformismo. La tematica del padre, cardine di Calopresti si affianca allo studio della figura materna defunta o disturbata . Questo film pare anticipare anche il recente successo di “la bella gente” (2015) di Ivan de Matteo come chiave narrativa. Complice Silvio Orlando attore potente nella sua sgradevolezza memore della lezione di Alberto Sordi. Insomma il cinema di Calopresti ispira sceneggiatori e registi forse anche a livello inconscio e apre porte, crea una nuova voglia di parlare non sulle cose ma delle cose proprio anche penetrandole.

Questa spinta delicatamente liberatrice da metà novanta fino ad oggi il cinema Italiano la deve a lui. L’abbuffata commedia sui giovani e il cinema , tra sogni e disillusioni con Depardieu e Abatantuono e la musa Bruni Tedeschi ci lasciano la brezza del mare calabro e la leggerezza nelle sconfitte della gioventù.

Uno per tutti è un thriller noir innovativo e controverso. Panariello comico nazionalpopolare viene tramutato da Calopresti in un uomo fosco in una storia conturbante e nera. Il felice ingresso di un Maestro in un campo del sorriso e del noir ci dà la misura della incessante ricerca artistica di un cineasta.

Lo abbiamo inseguito tra impegni ,festival , cattedre e impegno sociale . Mimmo Calopresti ci ha sempre risposto educato e disponibile e finalmente ci incontra con la semplicità di chi ha un’anima mediterranea, raffinata. Il viso è scolpito, i lineamenti fieri ricordano un Ussaro, i capelli bellissimi sembrano una cornice di argento su un viso che si rifiuta totalmente di invecchiare e se sorride pare tradire una voglia di vita non paga. Gli occhi magnetici e di brace scintillano vitalità.