Quattro chiacchiere con il Maestro del cinema Mimmo Calopresti

Lo incontro in un freddo polare nella gigantesca Piazza Vittorio a Torino in un bar antico e retrò e subito gli dico quanto ha contato un suo film nella mia crescita il film è il meraviglioso La felicità non costa niente. Sorride e mi dice:
A livello popolare vedo che col tempo piace molto agli uomini forse per questo senso di dispersione. Mi interessava la psicanalisi. Ma il concetto di base del film più passa il tempo più diventa centrale. Essere soli nel mondo. Son stato in Russia a presentare i miei film ed è piaciuto molto hanno trovato dei legami con i personaggi della letteratura Russa. Raccontavo qualcosa di me, fasi in cui ho messo me stesso vicino al mondo, chiamalo narcisismo. Il cinema è una possibilità di racconto nei meccanismi dilatati dalla coscienza del pensiero, e questa esce dallo schermo.

Il tuo cinema in alcuni passaggi può avere in comune delle atmosfere di Michelangelo Antonioni come apertura di sguardo sull’uomo, e intensità di narrazione. Al di là di tutti i premi che ti hanno riconosciuto, questo lo pensi?
Il cinema di Antonioni mi è sempre piaciuto.

Hai lanciato un’attrice che è ormai una grandissima Vedette del cinema d’autore nonché regista Valeria Bruni Tedeschi. Cosa ci dici di lei?
Ormai lei entra in ruoli importanti. La abbino a Monica Vitti a questo punto nel suo lavoro con Antonioni. Con lei c’è stato un incontro importante come con Moretti e Depardieu.

Possiamo dire che è la tua Musa Valeria Bruni tedeschi?
Ma è molto di più per se stessa. Dal punto di vista di incontro lei Moretti, Depardieu sono personaggi. Io non afferro Torino è molto vista come satellitare come un satellite di >Milano, ma qui scorrono mondi importanti, grandi famiglie è la periferia di qualcosa di grande. I grandi nomi come Valeria sono loro che scoprono te.

Siete esplosi cinematograficamente quasi insieme, Moretti ha poi recitato in dei tuoi film e viceversa ma oggi quanto è distante da te Nanni?
Non ci vediamo molto, ma c’è qualcosa che ci fa sentire vicini. Quando penso a Nanni a me piacerebbe viverlo. Per me è un genio non puoi parlare di lui. Lui sta in una dimensione là per conto suo. C’è amicizia e rispetto si è fatto da solo. Lui è stupefacente in un mondo come lo spettacolo lui ha un’idea della vita terra terra. Nanni sta su un’isola, ecco il regista è una isola con le sue storie i suoi affetti, e la ripercorre guarda il paesaggio il rapporto con il paesaggio. Sei una parte sono gli altri che vengono da te

Hai raccontato del femminile con le sue nevrosi, perché?
Vivendo nell’ambiente a teatro dai sessanta agli ottanta c’erano questi movimenti pro-femministi. A Torino città operaia il femminile è uscito come protesta e questa cosa mi ha attratto molto. Questo mondo l’isola è la non realtà il non reale. La realtà dentro una sfera surreale. Incontrando Valeria(Bruni Tedeschi) che si trascina grandi mondi e la psicanalisi.


Parliamo tra noi della crisi di un essere umano creativo e dice
”L’idea della crisi la forza di raccontare la crisi è molto. Affrontare la crisi è già un atto di coraggio. Affrontarla è già un viaggio.”

Il cinema fa perdere il senso della realtà?
Il cinema? No anzi, nel suo fermento ricostruisce la realtà nella sua interezza e nella ricerca della verità. Davanti a te oggi i piedi sulla realtà prefigurando un sogno. Pare una linea la memoria dietro con gli altri e davanti la realtà in divenire la devi intuire, disegnare… Pensiero reale e sogno irreale. La sottile linea rossa-Fellini quando ha fatto otto e mezzo racconta la sua vita di intellettuale. Guarda il telefonino e sorride “ mi piace istagram ha una valenza di racconto. Uno si sveglia e si fa una foto, il mondo deve essere questo, questi strumenti ci han dato l’idea che tu puoi essere creativo.

Nel tuo film L’abbuffata c’è il sogno del cinema che sfuma ma con leggerezza, cosa volevi dire?
Credo molto nelle possibilità di scoprire il talento facendo cinema .Uno se lo vuole fare prima lo fa prima diventa libero… Penso ai giovani che vogliono affermarsi. Trovare il loro modo di essere di esprimersi, esistere, è importante. Il cinema è una grande idea di avventura. Una grande possibilità di avventura salvifica , per tanti ragazzi che non sanno dove andare. Ero a Brescia i ragazzi han conquistato la città occupandosi di cinema. Ancora una grande opportunità.

Ci salutiamo mi rimane addosso un’incredibile energia e nostalgia di certi Maestri del Cinema penso a quale sarà la sua prossima opera e come continuerà a stupire il pubblico. Calopresti è un regista internazionale, un ragazzo “scapigliato” ma con un gran classe. Col suo cinema ha generato la rivoluzione delle anime in un momento in cui, un paese, si sbricciolava nelle sue certezze economiche e lo ha fatto con arte assoluta. Penso al suo cinema e penso a Godard. Metafore lucenti e taglienti. Al prossimo film Maestro…