Quattro chiacchiere con gli Zeffjack

Zeffjack
Innanzi tutto ciao e piacere nostro!.

-Cosa vi ha spinto verso la musica?
Il voler provare a ricreare le emozioni che provavamo ascoltando la musica dei nostri “eroi” nei nostri walkman.

-Quali sono i lati positivi e quelli negativi nell’essere musicisti?
Forse ad oggi non è corretto definirci musicisti, quantomeno per rispetto per chi lo è davvero, ci piace definirci dei “musicofili praticanti” e come tali subiamo le difficoltà nel coniugare la passione sfrenata al lavoro e alle nostre vite ma in misura molto maggiore godiamo nel rappresentare in musica le nostre emotività, sicuramente anche solo rispondere a queste semplici domande sul nostro percorso è soddisfazione ed attenzione gradita.

-Raccontateci un po’ del vostro percorso artistico…
Ci sarebbe veramente molto da raccontare ma vi facciamo un bignami!
All’inizio avevamo una formazione differente con tanto di cantato in italiano, dopo un paio di Ep autoprodotti, un singolo e una serie di concerti, ci siamo trovati con diversi nuovi pezzi pronti da registrare per un intero album che però, per vicissitudini personali, non è mai uscito dal cassetto.
Da lì la svolta e la decisione di portare avanti questo nuovo progetto strumentale senza curarsi troppo di che sbocco potesse prendere, il resto l’ha fatto l’incontro con la Rocketmanrecords.

-Cos’è la musica per voi?
Se fatta con onestà è veicolo di emozioni, al pari di cinema, teatro e letteratura.

-Parliamo di Friendless: come nasce?
Friendless doveva essere una fase che sarebbe dovuta durata il lasso di qualche live, ma a fare musica senza un cantato ci abbiamo preso gusto e ad oggi non ce ne siamo ancora stancati. Il titolo è nato per ricordarci a distanza di tempo quelle fasi iniziali, quando tutto era un semplice demo, dove al contrario di altre band non avevamo amici o conoscenti che ci hanno aiutato a riemergere.
Per quanto riguarda la musica tutto è nato come sempre da improvvisazioni in sala prove e da tanta tanta resistenza al non vedere riscontri, da qui il titolo di uno dei pezzi: “Demo Cemetery”, perché scherzando fra noi costruivamo l’immagine di un cimitero dei demo che non hanno mai ricevuto nessuna possibilità di essere ascoltati.

-Progetti futuri?
Continuare a uscire dalla sala prove soddisfatti.