Un nemico che ti vuole bene: il regista racconta

Come tutto è cominciato…

Una sera del 2004, nella hall di un grande albergo di Tbilisi in Georgia, ho visto rientrare il grande maestro del cinema polacco Krzysztof Zanussi, che non vedeva l’ora di rendermi partecipe di un aneddoto che gli era stato raccontato a cena: la storia di un uomo che salvava la vita di un killer della mafia e che si vedeva offrire in cambio la possibilità di uccidere un potenziale nemico… Quella sera, davanti a un drink, ci siamo divertiti a immaginare in quale tipo di film questa storia si sarebbe potuta trasformare… Non ho mai dimenticato questo racconto, ma l’ho sempre considerato di proprietà di Zanussi. Mi è capitato di raccontare spesso questa storia e, ogni volta, tutti mi hanno confermato entusiasti che potesse essere la base per un grande film.

Cinque anni di sviluppo

Ma la vera svolta è avvenuta nel 2010 quando, parlando con la sceneggiatrice italo-tedesca Heidrun Schleef (co-sceneggiatrice di molti importanti film del cinema italiano, tra i quali almeno due di Nanni Moretti), lei mi ha convinto a vedere se Zanussi ci lasciava fare un film da questa storia vera decisamente straordinaria. Una volta stretto l’accordo, ho coinvolto nella scrittura Luca de Benedittis, con il quale avevo già scritto “Azzurro” (2000) e “Marcello Marcello” (2008) e che ha collaborato in diverse occasioni proprio con Heidrun Schleef (come in “Appartamento ad Atene” di Ruggero Dipaola).

Nel giugno 2011, il nostro trio ha cominciato a scrivere la sceneggiatura, seguito da due produttori che si sono appassionati immediatamente al soggetto: Claudio di Mauro, a Roma, – montatore degli stessi “Azzurro” e “Marcello Marcello”, ma soprattutto di quasi 150 film per la regia di Antonioni, Muccino, Verdone, Ficarra & Picone e tantissimi altri nomi importanti – e Michael Steiger, a Zurigo, produttore associato in “Treno di notte per Lisbona” di Bille August con Jeremy Irons, Bruno Ganz e Melanie Laurent. Durante i 5 anni che sono seguiti loro due hanno attentamente accompagnato le varie stesure del copione, sia creativamente che produttivamente. Questo progetto, infatti, anche se basato su un racconto forte, si è rivelato complesso da scrivere perché tante erano le possibili strade da percorrere.

Tra divertimento e tensione

Il film poteva essere un thriller molto cupo e abbiamo provato a percorrere questa strada per un po’. Però, alla fine, siamo arrivati alla commedia nera, o più precisamente alla “black comedy”. Questo genere, infatti, è tipico del cinema inglese e in Italia è quasi sconosciuto. La nostra doveva essere una commedia con protagonista un uomo che si scopre, a poco a poco, circondato da nemici – anche se al principio era convinto di non averne neanche uno. L’incontro e la relazione tra un sicario mafioso e un professore borghese ci consentiva di trattare in modo divertente una situazione alla fine pericolosa e moralmente delicata. Abbiamo voluto rendere il film una sorta di whodunit di Agatha Christie, ma rovesciato, dove lo spettatore si domanda: ma chi sarà il nemico? In questo caso, infatti, non si parte da un cadavere: il colpevole e il delitto sono scoperti dallo spettatore quasi nello stesso istante.

Un’ipotesi che ci fa tremare i polsi

Dietro questo meccanismo narrativo si nasconde il vero tema del film: e se tutti noi avessimo, tra i nostri cari, un nemico? Qualcuno che cerca di rovinare la nostra vita senza che noi ce ne rendiamo conto? E se ciascuno di noi fosse cieco verso chi ci circonda, incapace di vedere la cattiveria nei nostri confronti? In questo modo le apparenze non sarebbero solo parzialmente ingannevoli, ma semplicemente false. La profonda originalità di questa storia ci invita a meditare su ciò che sappiamo veramente, sulle intenzioni e sui sentimenti delle persone che stanno attorno a noi.

L’arrivo di Diego

Ma il progetto era ancora alla ricerca del suo protagonista. Non è stato facile identificare e coinvolgere l’attore giusto per questo misto di commedia e di thriller. Ed è proprio quando è arrivato Diego Abatantuono che il tono del film, ironico ma sempre realista, si è precisato. Come co-sceneggiatore, Abatantuono ha portato il suo senso dell’humor, decisamente unico, rendendo le scene vive e piene di ritmo. Come attore, la sua fisonomia ci permetteva di creare un personaggio particolare, la figura del “colosso con i piedi d’argilla” che rendeva il racconto ancora più intrigante. Poi, ovviamente, il fatto che fosse molto appassionato al racconto e che lo arricchisse sempre con maggiori sfumature narrative, ha reso le riprese molto intense per tutti.

L’arrivo di Antonio

E’ stato il primo dell’elenco che mi aveva preparato la nostra casting director e si chiamava Antonio Folletto – ce n’erano una ventina da provinare in due giorni. E’ entrato nella sala e dopo le prime tre battute, ho avuto la sensazione chiara che sarebbe stato prodigioso in questa parte: felino, ambiguo, seduttore, enigmatico, solare, commovente, aveva tutto. Poi era un viso che cominciava ad essere noto: aveva fatto la serie “Gomorra” nel ruolo di O’Principe e poi “I bastardi di Pizzo Falcone”. Mi funzionava anche visivamente la coppia con Abatantuono: era lo snello che minacciava il robusto, era il napoletano che metteva in dubbio il milanese…

La galleria dei nemici

Gli altri sono arrivati in due tempi. In un primo momento abbiamo scelto le attrici femminili: Gisella Donadoni nel ruolo della moglie, ma soprattutto la grande Sandra Milo nel ruolo della mamma di Abatantuono. Questo ci rendeva entusiasti, era come avere due pezzi della storia del cinema italiano che si incontravano! Annabella Calabrese, invece, nel ruolo della figliastra, grazie alla sua inflessione d’origine, oltre che al suo talento comico, ci permetteva di raccontare anche il fatto che eravamo a Bari. Per suo fratello abbiamo pensato a Mirko Trovato, sebbene in un ruolo molto diverso da lui, il ché ci interessava dato che spesso gli attori teenagers fanno personaggi vicinissimi a loro. Gli uomini adulti ci hanno raggiunti più tardi – Massimo Ghini, Antonio Catania, Roberto Ciufoli, Ugo Conti. Ci abbiamo messo tempo perché dovevamo comporre una galleria di personaggi dove ognuno era diverso dell’altro e ben caratterizzato. Proprio come nei film basati sui libri di Agatha Christie, il colore di ognuno doveva apparire chiaramente, dovevano avere il giusto equilibrio tra l’essere brillanti e, al tempo stesso, ambigui.

Location e coproduzione

Dall’inizio, il film è stato pensato come una co-produzione italo-svizzera con una percentuale 65%-35%. Il film si è potuto fare quando Claudio di Mauro ci ha presentato Andrea Preti e Mauro Preti che hanno creato appositamente la Falkor Production e che si sono fatti carico di finanziare il film, assieme alla Turnus Film, la nuova società di Michael Steiger.

Quasi tutte le stesure del copione erano ambientate tra Trieste e Malta. Il protagonista faceva dunque un viaggio da Nord a Sud. Quando abbiamo capito che c’era la possibilità di girare in Puglia, grazie all’Apulia Film Commission, – dove avevo già girato “Azzurro” con Paolo Villaggio 19 anni prima – abbiamo invertito l’ambientazione del racconto, facendo un viaggio da Sud a Nord, ovvero da Bari a Gstaad. Volevamo raccontare la Puglia, inoltre, girando con una luce diversa del solito: il film doveva avere toni invernali, un look da thriller nordico, qualcosa di molto diverso dalla solita commedia solare. Il contrasto con la neve di Gstaad aggiungeva al tutto un tocco di esotico.

Bilanciare gli interessi dei vari paesi co-produttori è decisamente un’arte e non sempre è facile ottenere un risultato omogeneo a causa della varietà dei partecipanti e delle richieste culturalmente diverse. Il pubblico di oggi non è come quello di una volta, che accettava un attore straniero doppiato nella parte di un italiano. Nella mia carriera – sono un regista di lingua materna francese con doppia cittadinanza italiana e svizzera, che ha fatto più film in italiano che in francese – questi sono problemi che ho affrontato spesso e ho sviluppato un certo sesto senso per superare le eventuali difficoltà legate alla coproduzione. Vengo da una piccola cinematografia e co-produrre significa lavorare con talenti più importanti dei nostri: fare un film con Diego Abatantuono, con Sandra Milo, con Claudio di Mauro ed altri è una lezione di cinema ad ogni ciak!

UN NEMICO CHE TI VUOLE BENE è stato pensato come una commedia italiana nella sua natura, nordica nella sua forma visiva e universale nell’inquietudine che ci suggerisce.