Opera senza autore, l’approfondimento

Ispirato a fatti realmente accaduti, OPERA SENZA AUTORE racconta tre epoche di storia tedesca attraverso l’intensa vita dell’artista Kurt Barnert (Tom Schilling), dal suo amore appassionato per Elisabeth (Paula Beer), al complicato rapporto con il suocero, l’ambiguo Professor Seeband (Sebastian Koch) che, disapprovando la scelta della figlia, cerca di porre fine alla relazione tra Kurt ed Elisabeth. Quello che nessuno sa è che le loro vite sono già legate da un terribile crimine commesso da Seeband decenni prima.

Florian Henckel von Donnersmarck, dopo aver vinto con la sua opera prima LE VITE DEGLI ALTRI (2006) l’Oscar® per il miglior film straniero, tre European Film Awards (fra cui miglior film e migliore sceneggiatura) e sette German Film Awards, con il suo terzo film, OPERA SENZA AUTORE, torna a girare in Germania.

In OPERA SENZA AUTORE, Henckel von Donnersmarck racconta una storia, ispirata a eventi reali, piena di suspense, sul significato dell’arte e sulla ricerca dell’identità artistica che si svolge nel corso di tre decenni, nel dopoguerra tedesco.

L’idea del film è nata dal crescente interesse del regista per l’arte in generale e, nello specifico, dal suo incontro con il pittore tedesco Gerhard Richter, la cui vita e opere costituiscono una delle numerose fonti d’ispirazione del film. “Di recente mi sono spesso imbattuto nelle opere di Gerhard Richter, in momenti importanti della mia vita, in cui mi trovavo insieme ai miei amici più cari: a casa di Ulrich Mühe, della mia agente Beth Swofford di Los Angeles, e di un mio amico di New York, Noam Gottesman. Dopo settimane e mesi, non riuscivo a togliermi dalla testa le immagini di Gerhard Richter. Erano come una melodia che continuavo a sentire, come un tormentone, ma in questo caso non era nelle orecchie bensì negli occhi, e non era fastidioso ma una fonte d’ispirazione continua”.

Non riuscendo ad abbandonare l’idea di fare un film sull’arte tedesca, ambientato nel dopoguerra, nel 2014 Henckel von Donnersmarck decide di realizzare OPERA SENZA AUTORE. Jan Mojto, con cui ha fondato la società di produzione Pergamon Film, si è talmente entusiasmato da decidere di accantonare immediatamente tutto ciò a cui stava già lavorando ed ha incoraggiato il regista a scrivere subito la sceneggiatura.

“La sceneggiatura era pronta nell’autunno 2015, puntale rispetto ai tempi previsti. Quando ho iniziato a leggerla, non riuscivo a fermarmi. Era già successo dieci anni prima con LE VITE DEGLI ALTRI. Il giorno dopo, quindi, è stato facile dare il via libera alla realizzazione di questo progetto. Florian esplora temi astratti quali “La sofferenza degli aguzzini” e domande come “Qual è la caratteristica che definisce i tedeschi?” e “Da dove viene l’arte?” all’interno di una storia di ampio respiro e ricca di emozioni. OPERA SENZA AUTORE è un film sulla Germania”, dichiara Mojto.

Gli storici collaboratori di Florian Henckel von Donnersmarck, Quirin Berg e Max Wiedemann (Wiedemann & Berg Film), già produttori de LE VITE DEGLI ALTRI, hanno partecipato alla realizzazione del film. “Abbiamo studiato insieme all’Università di Cinema e Televisione di Monaco, e abbiamo condiviso un’esperienza intensa e coinvolgente durante la produzione de LE VITE DEGLI ALTRI”, spiega Quirin Berg: “Florian ha sempre saputo che dopo essere andato in America, sarebbe tornato in Europa”.

Aggiunge Max Wiedemann:“OPERA SENZA AUTORE esplora la questione della creazione artistica. L’arte è uno dei più grandi misteri della creatività umana. Non c’è una formula che possa determinare perché un’opera d’arte commuove, sconvolge o ci conquista. Cosa c’è di più affascinante di un’indagine in questo senso? Per molto tempo, il cinema, affrontando la storia tedesca, si è soffermato sulla Seconda Guerra Mondiale e naturalmente sull’ex Germania dell’Est. Una delle cose che ci hanno conquistato di più, rispetto a OPERA SENZA AUTORE, è il fatto che il film copre un lungo arco di storia tedesca, collegando i vari periodi che descrive”.

“La trama ci conduce attraverso tre decenni: guerra, distruzione, ricostruzione, socialismo, la giovane Repubblica Federale Tedesca. Ma il film verte soprattutto sull’arte di questo periodo, sul lavoro del nostro protagonista Kurt e sul suo percorso artistico”, osserva Quirin Berg.

Questo film ha reso necessaria una ricerca e una riproduzione di opere d’arte senza precedenti, con un’elaborata ricostruzione delle opere principali della storica mostra Entartete Kunst (“Arte degenerata”) per cui i pittori di scena hanno collaborato con gli archivisti, un esempio ne è il dipinto Kriegskrüppel (“Storpi di guerra”) di Otto Dix: questo, come molti altri, dopo la mostra era stato distrutto, ne resta solo una piccola immagine in bianco e nero, per poterlo ricostruire, l’archivio ci ha aiutato a individuare i materiali e i colori esatti usati da Dix. Inoltre la produzione ha visitato musei e location a Dresda, Großschönau, Russia, Italia, Berlino e Düsseldorf. Il film è stato girato tra Berlino, Dresda, Görlitz, in Polonia, a Praga e a Düsseldorf. I responsabili dei vari dipartimenti del film provengono da Germania, Italia, Inghilterra e Stati Uniti.

Quando gli viene chiesto chi siano gli artisti a cui si è ispirato per il suo film, Florian Henckel von Donnersmarck risponde: “Prima di tutto, ovviamente, Richter, Beuys, Polke, Uecker, Mack e gli altri grandi artisti di Düsseldorf di quel periodo. E poi anche Warhol e Yves Klein, Lucio Fontana. Ho inserito le esperienze degli anni di scuola di Thomas Demand a Düsseldorf, e anche di Andreas Schön e ovviamente la mia esperienza alla Scuola di Cinema di Monaco di Baviera. Numerosi artisti ci hanno visitato sul set e hanno condiviso con noi le loro idee, abbiamo avuto, tra gli altri, il grande Andreas Gursky per qualche giorno e Albert Oehlen. Non ho perso tempo e li ho bombardati di domande per cercare di rendere il tutto ancora più autentico. Questo comunque non è un romanzo a chiave dove bisogna solo modificare i nomi per una questione di discrezione. Nel ritrarre i personaggi, mi sono preso le libertà di cui necessitavo per raccontare la mia storia. Il film non intende essere un documentario”.

Il fulcro di OPERA SENZA AUTORE è un artista di nome Kurt Barnert, interpretato da Tom Schilling, noto soprattutto per il film vincitore del German Film Award OH BOY: UN CAFFE’A BERLINO e per il grande successo internazionale WHO AM I (anche questa, una produzione Wiedemann & Berg).

“La vita di Kurt Barnert mostra che noi umani abbiamo quasi una qualità esoterica per trarre qualcosa di buono dalle difficoltà che ci capitano”, aggiunge Florian Henckel von Donnersmarck. “Gerhard Richter è stato interpellato sul potere dell’arte. L’essenza di ciò che ha detto è che ritiene sbagliato abbinare queste parole. Per lui l’arte non ha alcun potere; esiste per dare consolazione. Ho riflettuto a lungo su cosa volesse dire e concordo, anche a rischio di apparire melodrammatico, credo che voglia dire che ogni grande opera d’arte è una prova concreta che un trauma può essere trasformato in qualcosa di positivo”.