The Old Man & the Gun

Sissy Spacek as "Jewel" and Robert Redford as "Forrest Tucker" in the film THE OLD MAN & THE GUN. Photo by Eric Zachanowich. © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

The Old Man & the Gun si basa sulla storia vera di Forrest Tucker (Robert Redford), dalla coraggiosa fuga dal carcere di San Quintino all’età di 70 anni fino a una serie di colpi senza precedenti che incantarono il pubblico e lasciarono le forze dell’ordine a brancolare nel buio. A dare la caccia a Tucker sono il detective John Hunt (Casey Affleck), sempre più affascinato dalla dedizione di Forrest all’arte del furto, e una donna (Sissy Spacek) che lo ama nonostante la professione che si è scelto.

Fox Searchlight Pictures, in collaborazione con Endgame Entertainment, presenta la produzione Condé Nast Entertainment / Sailor Bear Film / Identity Films / Tango Productions / Wildwood Enterprises Production The Old Man & the Gun, scritto e diretto da David Lowery (Il drago invisibile, Storia di un fantasma) e basato sull’articolo del New Yorker firmato da David Grann (Civiltà perduta). Il cast comprende il premio Oscar Robert Redford (Gente comune), il premio Oscar Casey Affleck (Manchester by the Sea), Danny Glover (Dormire con rabbia, Dreamgirls), Tika Sumpter (Ti amo presidente), Keith Carradine (Senza santi in paradiso, la serie Fargo), Isiah Whitlock, Jr. (Il drago invisibile, Chi-Raq), John David Washington (BLACKkKLANSMAN), Tom Waits (America oggi, 7 psicopatici) e il premio Oscar Sissy Spacek (La ragazza di Nashville).

The Old Man & the Gun è prodotto da James D. Stern, Dawn Ostroff, Jeremy Steckler, Anthony Mastromauro, Bill Holderman, Toby Halbrooks, James M. Johnston e Robert Redford. I produttori esecutivi sono Lucas Smith, Patrick Newall, Julie Goldstein e Tim Headington. Il cast tecnico comprende il direttore della fotografia Joe Anderson, lo scenografo Scott Kuzio, la montatrice Lisa Zeno Churgin (American Cinema Editors), la costumista Annell Brodeur e il compositore Daniel Hart.

Gli agenti rimasero sbalorditi quando scoprirono che l’uomo che avevano arrestato aveva 78 anni: secondo il capitano James Chinn, ‘aveva l’aria di un pensionato che ha appena finite di cenare all’ora delle galline…’”

David Grann, “The Old Man and the Gun,” The New Yorker

Durante la sua prolifica carriera, il premio Oscar Robert Redford ha interpretato numerosi personaggi ribelli e fuorilegge estremamente carismatici, dal rapinatore di treni con la mira perfetta di Butch Cassidy al mago delle truffe nel classico film su un colpo grosso La stangata; ora porta sullo schermo la leggenda di Forrest in The Old Man & the Gun.

Tucker si è sempre dedicato a un unico mestiere, che però era un lavoro per cui aveva un talento naturale e che svolgeva con gioia sfacciata. Peccato che si trattasse di rapinare banche. Nei primi anni Ottanta, ormai più che settantenne, Tucker organizzò un’ultima, leggendaria serie di colpi con la “Over-The-Hill Gang” (nel film “La banda dei vecchietti d’assalto”), una banda di criminali attempati che per le rapine preferiva ammaliare con le buone maniere piuttosto che usare metodi più aggressivi. Tucker non ha mai smesso di sfidare l’avanzare del tempo, le aspettative e le regole, trasformando la propria vecchiaia nel culmine della sua carriera criminale. L’unica arte che conosceva era quella della rapina, che cercava di perfezionare a ogni costo, a prescindere da quanto irrealizzabili fossero i suoi sogni.

Nel film compaiono anche il premio Oscar Casey Affleck (Manchester by the Sea) nei panni del detective John Hunt e Tika Sumpter (Ti amo presidente) in quelli della moglie Maureen; il premio Oscar Sissy Spacek (La ragazza di Nashville), che interpreta Jewel, l’amante di Tucker; e infine Danny Glover (Dormire con rabbia, Dreamgirls) e Tom Waits (America oggi, 7 psicopatici), che interpretano rispettivamente Teddy e Waller, complici di Tucker.

Jeremy Steckler di Condé Nast Entertainment ha scoperto l’avvincente profilo di Tucker raccontato da David Grann negli archivi del New Yorker. La società ha subito acquisito i diritti per il progetto, che ha proposto a Robert Redford e David Lowery (Senza santi in paradiso, Storia di un fantasma). Redford, che da qualche anno meditava di ritirarsi dalle scene, è stato subito calamitato dal ruolo di Tucker ed è stato felice di ritrovare lo sceneggiatore e regista David Lowery, che aveva conosciuto al Sundance. “Mai dire mai, però ho praticamente deciso che sarebbe stato il mio ultimo ruolo. Ho detto a David che l’unica condizione era che il film fosse divertente. Forrest è un personaggio meraviglioso e complesso, pieno di vita e amante del rischio, ma anche deciso a divertirsi” spiega Redford.

Lowery ha preso in parola questa descrizione. Basandosi sull’articolo di Grann, ha costruito una storia intrisa della mitologia spensierata di un western moderno. L’effetto è quello di una storia raccontata intorno al fuoco, che parla di un’epoca in cui tutto era più semplice: gli anni Ottanta, l’ultimo decennio prima che Internet e i dispositivi mobili rivoluzionassero tutto. Era un periodo in cui si aveva meno fretta e più spazio per nascondersi, cosa che ha dato all’inseguimento di Tucker da parte dell’agente sulle sue tracce una lentezza meravigliosa che entrambi i protagonisti apprezzavano. Anche Forrest però dà la caccia a qualcosa: un’ultima speranza d’amore e il desiderio di lasciare un’eredità, anche se da fuorilegge.

Il fulcro della sceneggiatura di Lowery non è soltanto un omaggio a un complesso antieroe, ma anche un’ode ai momenti più importanti della carriera quarantennale di Redford, fra cui la fondazione del Sundance Institute, che ha segnato una svolta nel mondo del cinema e ha anche favorito l’ascesa di Lowery come cineasta indipendente.

Racconta il regista: “Nella mia mente Bob e Forrest Tucker sono sempre stati intrinsecamente legati. Avevo già notato un sacco di parallelismi con i vari personaggi che Bob aveva interpretato nel corso degli anni, ma è stato soltanto quando ho lavorato con lui per Il drago invisibile che sono riuscito a conoscerlo personalmente. È questo che mi ha permesso di adattare il ruolo apposta per lui. È stato un vero e proprio lusso passare un mese insieme in Nuova Zelanda, a lavorare e conoscerci.”

Nello spiegare cosa lo attirava della storia, al di là dell’opportunità di creare un personaggio su misura per un’icona del cinema, Lowery ammette di avere un debole per Forrest. “Mi ci ritrovo moltissimo” confessa il regista. “È una persona che fa ciò che ama e riesce a farla franca. Sono sicuro che anche Bob si è trovato in sintonia con lui per lo stesso motivo.”

Per il team di produzione, che riunisce James D. Stern di Endgame Entertainment, Jeremy Steckler e Dawn Ostroff di Condé Nast Entertainment, Anthony Mastromauro di Identity Films, Toby Halbrooks e James M. Johnston di Sailor Bear e Bill Holderman di Wildwood Enterprises, quello tra il personaggio di Forrest interpretato da Redford e la regia di Lowery era un connubio raro e prezioso.

Stern sottolinea che il film sfrutta le convenzioni di alcuni dei generi preferiti degli spettatori, fra cui gli scontri in stile western, la comicità dei film sui colpi grossi e il realismo delle storie di complessi criminali e poliziotti, ma lo fa per offrire una prospettiva nuova sulla vita fuori dalle regole. “David voleva rendere omaggio non solo a Butch Cassidy e La stangata ma anche a Bonnie e Clyde e Nick mano fredda e a tutti i grandi film sugli antieroi” spiega il produttore. “Ma ciò che rende unica questa storia è che si tratta di un’allegoria dell’animo da artista che non scende a compromessi. Rapinare banche non sarà l’arte più nobile, ma è questo che faceva Forrest, mettendoci il cuore. E come tutte le persone che non accettano compromessi, Forrest ha sacrificato moltissimo in termini di rapporti, di rinunce e di rischi. Il film esplora questi aspetti profondi in modo giocoso.”

Per Steckler è stato bellissimo veder crescere la simbiosi fra personaggio e interprete. Osserva il produttore: “La sceneggiatura di David era una vera e propria esplorazione di come potevano evolversi i personaggi della prima parte della carriera di Bob, di come sarebbero invecchiati questi artisti della rapina con un talento naturale per ciò che facevano e una scintilla sempre accesa nello sguardo. Credo che Bob si sia identificato con quell’idea, e anche con il fatto che Forrest ha dedicato tutta la vita ad affinare la propria arte.”

Halbrooks, così come Johnston, lavora con Lowery sin dall’inizio della sua carriera. Il produttore spiega cos’è riuscito a fare Lowery con la storia: “La cinematografia di David ha una delicatezza tutta sua. La prima volta che abbiamo letto l’articolo di David Grann, il nostro dubbio principale era che fosse tutto vero. Ricordo di aver controllato che non fosse una storia inventata. Ma David ha uno stile narrativo che si basa moltissimo sulla credibilità delle emozioni, perciò è riuscito a raccontare le vicende in modo che non sembrassero fittizie e che gli spettatori potessero ritrovarsi nella storia di Forrest.”

Per Johnston, l’approccio giocoso di Lowery è stato un ottimo contraltare per l’esplorazione dei temi del film: le ossessioni, l’amore, il rimpianto e l’avvicinarsi alla fine del cammino. “Per David era importantissimo che il film avesse una sua leggerezza, che sembrasse una leggenda divertente da raccontare ai bambini la sera. Ma nel mezzo di questa levità, David ha saputo tirare fuori emozioni profonde” riassume il produttore. “Facciamo il tifo per Forrest perché capiamo che è un uomo che vuole continuare a fare ciò che gli riesce meglio, un uomo in cerca d’amore e di successo e per nulla pronto a smettere.”