The Old Man & the Gun. DALLE PAGINE DEL NEW YORKER ALLO SCHERMO

“Forrest Tucker aveva avuto una lunga carriera di rapinatore di banche e non aveva certo voglia di smettere.” – The New Yorker

Robert Redford as "Forrest Tucker" and Sissy Spacek as "Jewel" in the film THE OLD MAN & THE GUN. Photo by Eric Zachanowich. © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Perfino nelle eccentriche classifiche dei fuorilegge più famosi, Forrest Tucker era considerato un personaggio a sé, un rapinatore di banche professionista che era riuscito a evadere dal carcere ben 18 volte e aveva messo a segno numerosi colpi anche dopo aver ampiamente superato i settant’anni. Questo è stata la ragione iniziale che ha spinto il giornalista e autore David Grann (Civiltà perduta) a raccontare la storia di Forrest sul New Yorker nel 2003, tre anni dopo che il leggendario rapinatore era stato rispedito in prigione alla veneranda età di 80 anni per un altro geniale colpo a coronamento di una carriera durata letteralmente tutta la sua vita. Grann ha mostrato al mondo un uomo il cui innegabile orgoglio per il suo lavoro risulta incredibilmente comprensibile, persino lodevole, dato che Tucker era sì un criminale fuorilegge, ma anche un uomo gentile.

Tra i primi lettori del pezzo di Grann ci furono anche i produttori Jeremy Steckler e Dawn Ostroff. Dopo aver convinto Redford, i due proposero il progetto a David Lowery, che aveva appena diretto Senza santi in paradiso, una storia di fuorilegge ambientata in Texas e di enorme impatto visivo. Spiega la Ostroff: “Lo stile registico di Lowery corrisponde esattamente a quello di scrittura di David Grann, con un approccio umano e ben curato.”

“Non volevo studiare troppo il vero Forrest, perché sapevo che Bob lo avrebbe interpretato con estrema accuratezza. Ne avrebbe fatto uno dei suoi personaggi” dichiara David Lowery.

Lo sceneggiatore e regista ha quindi modificato il suo approccio per dare al personaggio il massimo respiro possibile. “La prima stesura del copione era molto più lunga e più giornalistica” spiega Lowery. “Mi sono basato molto sui fatti. Nella vita reale, la “Banda dei vecchietti d’assalto” era molto più numerosa e spietata, con parecchi episodi di droga, morte e altri elementi sgradevoli. Ma quell’approccio l’ho abbandonato quasi subito, in parte perché non è il mio forte, ma anche perché volevo tenere la telecamera continuamente fissa su Bob. Perciò in pratica ho usato l’articolo di Grann come bibbia e non me ne sono allontanato troppo.”

Il regista si è lasciato guidare dalla contentezza interiore di Tucker, adottando un approccio non convenzionale che mette sia i crimini, sia l’inseguimento da parte delle forze dell’ordine in secondo piano rispetto allo spirito della narrazione. Lowery ricorda: “Volevo vedere Forrest brillare. Come narratore sono naturalmente incline alla malinconia ed effettivamente ci sono degli aspetti tragici nella storia di Tucker. Però una volta tanto ho voluto tenere a freno i miei istinti e fare un film che facesse anche sorridere.”

Di bozza in bozza, Lowery ha trasformato la storia in un duplice, allegro gioco tra gatto e topo: da una parte la storia d’amore tra Tucker e quella che forse era l’unica donna a poter sopportare la sua riprovevole scelta professionale; dall’altra la storia dell’agente stanco della vita che ha deciso di dargli la caccia.

Il regista ha inoltre sottolineato che fino a qualche decennio fa sia il mondo del crimine sia quello delle forze dell’ordine avevano dinamiche molto diverse. Senza Internet né smartphone e con pochissimi computer a disposizione, se la polizia di stati diversi voleva condividere delle informazioni, doveva necessariamente ricorrere al telefono o alla posta. La maggior parte dei poliziotti portava ancora il revolver anziché armi automatiche. “Tutti i miei film si svolgono in quello spazio temporale, prima che la tecnologia invadesse la nostra vita” spiega Lowery.

Era un’epoca in cui i poliziotti potevano prendersi tutto il tempo per inseguire i rapinatori, quando contava quasi più lo spirito della caccia che l’effettiva cattura, il che è quello che succede tra Forrest e John Hunt. “È nella caccia che si sprigiona tutta l’energia” osserva Lowery. “Nei film c’è sempre un po’ di delusione quando la caccia finisce, non è vero? E io segretamente spero che il poliziotto lasci andare il rapinatore. Mentre scrivevo la sceneggiatura, il fatto che Hunt lasci andare Tucker quando ne ha la possibilità è probabilmente uno degli elementi più personali della storia. Sono proprio io che non voglio che Forrest venga catturato.”

Per Lowery era anche fondamentale evidenziare che Forrest aspirava alla pace, più che a fare del male alle persone. Nel suo articolo Grann aveva scritto che secondo Forrest la violenza gratuita indicava che il rapinatore era un dilettante. “Per lui i banditi migliori erano come degli attori di teatro, capaci di ipnotizzare i presenti con la pura forza della loro personalità. Alcuni addirittura si truccavano e si esercitavano per entrare nel personaggio” scrive Grann.

A Lowery quest’idea è piaciuta molto. “Forrest aveva un’arma, ma per me era importante che non si vedesse mai. Se l’articolo non fosse stato intitolato The Old Man and The Gun (Il vecchio con la pistola), probabilmente avrei escluso del tutto le armi” spiega il regista. Patrick Newall, produttore esecutivo, è rimasto colpito dalla dimensione misurata della sceneggiatura. “Si ispira a un tipo di cinema quasi alla James Cagney, con una sorta di innocenza. Forrest non voleva ammazzare la gente. David aveva spiegato molto chiaramente che voleva mettere in primo piano questo aspetto” continua Newall. “E ciò vale anche per il personaggio di Forrest era. Era un gentiluomo, anche se un gentiluomo che rapinava le banche.”

Johnston sottolinea che Lowery ha introdotto nella sceneggiatura una forte identità texana. “David ha estrapolato dall’articolo originario una storia molto più personale. Ha esplorato i due lati della medaglia del poliziotto e del bandito e, dato che è texano, mi pare che nel film abbia trasmesso un po’ dello spirito del Texas.”

Conclude Newall: “Nella sua sceneggiatura, David ha trovato un ottimo equilibrio tra l’assenza di giudizio nei confronti del personaggio di Forrest e l’inserimento di altri personaggi che in qualche modo mettono in discussione l’idea di un uomo tormentato con un’ossessione. La storia è divertente, commovente e a volte anche entusiasmante. Penso che David abbia la capacità straordinaria di creare qualcosa che funziona su tutti questi fronti.”