The Old Man & the Gun. ROBERT REDFORD NEI PANNI DI FORREST TUCKER

A 79 anni è ancora al culmine della sua carriera criminale. - Los Angeles Times

Robert Redford as "Forrest Tucker" and Sissy Spacek as "Jewel" in the film THE OLD MAN & THE GUN. Photo by Eric Zachanowich. © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Il vero Forrest Silva Tucker è cresciuto in Florida durante la Depressione, tirato su dalla nonna e formatosi sui romanzi da quattro soldi su rapinatori cresciuti ai margini della società. Ha iniziato la carriera nel crimine nella prima adolescenza, rubando una bicicletta (o almeno così racconta lui). Da allora ha trascorso tutta la vita adulta dentro e fuori dal carcere, riuscendo spesso a evadere da diverse prigioni, tra cui quella di San Quintino. Dopo essersi creato una versione personale delle leggende del crimine che aveva letto, è diventato famoso come i suoi eroi per la propria calma, lo stile personalissimo nel mettere a segno i colpi e anche e soprattutto per essere riuscito a fuggire 18 volte dal carcere.

Forrest Tucker è morto nel 2004 all’età di 83 anni, dopo aver scontato solo 4 dei 13 anni di detenzione che gli erano stati comminati nel 2000 per una rapina a mano armata in Texas. Ma la sua storia continua a viaggiare, anche se Forrest non avrebbe mai potuto prevedere che sarebbe stato interpretato da un’altra leggenda, Robert Redford. Due caratteristiche sembrano accomunare Forrest e Redford: la dedizione al mestiere scelto e la capacità di provare un entusiasmo da ragazzini a qualunque età.

Come attore, Redford è noto per una vasta gamma di ruoli che mettono sempre in mostra il potere e i pericoli del fascino. Ricordiamo per esempio il tenace sciatore olimpico emergente in Gli spericolati del 1969; la giovane promessa della politica del Candidato; il veterano di guerra perseguitato dai ricordi e trasformatosi in un istintivo montanaro in Corvo Rosso non avrai il mio scalpo di Sidney Pollack; il burocrate governativo amante dei libri coinvolto in una cospirazione internazionale ne I tre giorni del Condor, sempre di Pollack; lo spericolato pilota acrobatico di Il temerario; e il detective improvvisato Bob Woodward che cerca di scoprire i segreti di presidenziali in Tutti gli uomini del presidente. Ci sono inoltre il tormentato campione di baseball ne Il migliore di Barry Levinson, il direttore carcerario riformista di Brubaker e il marinaio che si ritrova da solo in mare aperto in All Is Lost – Tutto è perduto.

Come cineasta, Redford ha ottenuto l’Oscar come Miglior regista per Gente comune e ha fornito contributi essenziali al panorama cinematografico americano con pellicole come In mezzo scorre il fiume, vincitore di due premi Oscar, e Quiz Show e L’uomo che sussurrava ai cavalli, candidati agli Oscar. Nella seconda parte della sua vita, Redford ha aperto altri due capitoli per i quali adesso è altrettanto famoso: la fondazione del Sundance Institute e del Sundance Film Festival, allo scopo di sostenere i cineasti indipendenti, e la sua strenua difesa delle bellezze naturali e delle risorse americane.

Ad affascinare Redford, la cui filmografia testimonia un evidente passione per le nuove sfide, sono stati non tanto i crimini, quanto la levità di Forrest Tucker. Redford lo ha interpretato come un uomo in cerca di avventure esaltanti, un uomo che non riusciva a non tentare di risolvere problemi impossibili e che d’istinto pensava che combattere il sistema e seguire la propria strada significasse restare giovani e vitali.

Anche l’approccio alle rapine di Tucker, che non prevedeva vittime, la dice lunga, secondo Redford, riguardo al codice etico del fuorilegge. “Forrest non ha mai sparato a nessuno. Aveva un pistola, ma non la teneva mai carica” sottolinea l’attore.

Per Lowery lavorare sin dall’inizio con Redford è stato uno dei piaceri della regia di questo film. “Ne abbiamo parlato molto negli anni, mentre Bob leggeva varie stesure della sceneggiatura; quando abbiamo avuto in mano un copione che piaceva a entrambi, non c’è stato più bisogno di discuterne” ricorda Lowery. “Il personaggio era stato affinato così bene sulla pagina ed era così simile a Bob che potevamo permetterci di improvvisare alcuni tratti. Abbiamo parlato molto del suo rapporto con Jewel. Probabilmente è stato l’aspetto su cui abbiamo lavorato di più durante le riprese.”

Redford, che fa film da quando aveva 21 anni, era particolarmente felice dei suoi co-protagonisti. “Sono stati in grado di offrire una performance realistica che comunque tiene sulle spine” spiega l’attore. “Sono stato fortunato ad avere dei colleghi così e ho un immenso rispetto per loro. Sissy e Casey hanno fatto un lavoro straordinario. E poi c’è Danny Glover, che ammiravo molto, anche se non avevo mai lavorato con lui prima. Veniamo dalla stessa zona della California e quindi avevamo una cosa in comune. E io sono da sempre un ammiratore di Tom Waits, quindi la prospettiva di lavorare con lui è stata una sorta di benedizione.”

Tucker ha sempre cercato di evitare di arrivare alla fine del cammino, e forse questa è una delle ragioni per cui è diventato uno dei più grandi artisti mondiali della fuga. Per Redford è proprio il bisogno di Tucker di continuare a migliorare nel suo lavoro che lo spedisce di nuovo nelle mani della legge. Gli sarebbe bastato stare lontano dalle rapine per non tornare più in prigione, ma, come spiega Redford, “Forrest era uno che pensava: ‘Sì, è stato bello fare questi lavoretti, ma mi manca qualcosa. Penso di aver bisogno del colpo del secolo.” Ed è così che è caduto in trappola.”

Johnston adorava vedere affiorare l’umorismo di Redford sul set. “Bob è divertente di suo, perciò David sapeva che avrebbe messo in risalto anche solo una battuta vagamente ironica. “A Bob basta fare l’occhiolino per illuminare lo schermo e mandare tutti in estasi.”

Halbrooks ricorda che, con Redford, ogni giorno c’era qualcosa di inatteso. “Bob è talmente tranquillo quando non è in scena che non ci si aspetta che faccia quelle performance meravigliose davanti alla cinepresa.” Inoltre non sapevamo se ci sarebbe stata giusta alchimia tra lui e Sissy. Ci speravamo, ma è stato comunque incredibile vedere Bob e Sissy che si costringevano l’un l’altra ad alzare un pochino l’asticella. Era una sorpresa continua, nel senso migliore possibile.”

Sul set sono rimasti tutti colpiti dal modo in cui Redford riusciva a interpretare Forrest senza bollarlo come colpevole o come santo. Ricorda Newall: “Come la sceneggiatura di David, anche l’interpretazione di Bob non implicava un giudizio su Forrest. Era emozionante vedere Bob al culmine delle sue capacità, in un ruolo che sfrutta al meglio tutti i suoi lavori passati. Ha un fascino incredibile, mai sbandierato. Dava l’impressione di fare tutto senza sforzo, ma ha anche messo in luce un sottotesto profondo, evidenziando aspetti inattesi ogni volta che entrava in scena.”

Conclude Stern: “È semplice, nessun altro al mondo avrebbe potuto interpretare questo ruolo.”