La logica dei numeri

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Sono solo numeri i nostri Parlamentari, come le palline del pallottoliere, e come tali vanno contate: tante (bianche) a favore, e tante (rosse) contrarie? La risposta è sì, almeno secondo la logica semplicistica del nostro Premier, che detiene il controllo assoluto delle palline bianche, che ha scelto con la massima cura, sempre pronte ad obbedire compatte ad ogni suo ordine.
Se questa è la situazione attuale della politica italiana (altro che individualità e indipendenza del Parlamentare, secondo l’art. 67 della Costituzione) non c’è più niente da fare; si rassegnino le sinistre e non s’illudano di poter scalzare il “Caimano”, perché mentre le palline bianche sono sempre unite sotto il suo ferreo controllo e si muovo tutte assieme compatte come la “falange macedone”, quelle rosse (oltretutto in minoranza) sono sparpagliate e frammentate in gruppi diversi e disomogenei e pertanto difficilmente compattabili. Ed anche quando riescono a mettersi insieme (lo si è visto il 14 dicembre scorso) il “Cavaliere” riesce sempre a fregarle ed a restare in sella (anche se un po’ malconcio dopo la defezione, o “tradimento” secondo la sua logica, dei Finiani) grazie alle sue “arti magiche” di attrazione di qualche pallina rossa che improvvisamente muta colore e si tinge di bianco.
Se questa tattica ha funzionato bene finora, non si vede perché dovrebbe cambiarla: continuerà imperterrito ad usare gli stessi metodi che l’hanno portato al successo e gli hanno consentito di mantenerlo, e si comporterà sempre allo stesso modo finché avrà i numeri in Parlamento. E molto probabilmente riuscirà a farla franca anche questa volta anche se uscirà un poco spennato dall’attuale ciclone politico-giudiziario che lo vede coinvolto, sgusciando via come un’anguilla dalla rete in cui resterà impigliato solo qualcuno dei suoi “Fede-lissimi” (come già capitato altre volte) grazie all’ausilio dei suoi valenti avvocati che siedono in Parlamento, pagati da tutti noi, anche da chi non lo ha votato. Perciò è assolutamente inutile che le opposizioni lo invitino a dimettersi, perché – come ha ben detto Mentana ad “AnnoZero” – è come chiedere ad uno che sta sull’orlo del burrone (sappiamo tutti quante grane giudiziarie ha in corso!) di fare un “passo indietro” per cascarci dentro. Non lo farà mai!, a meno che non voglia suicidarsi.
A ben pensarci tutto ciò succede a causa della cosiddetta “riforma della legge elettorale”, da lui voluta e fatta approvare dalla sua maggioranza succube e interessata, grande “turbata” che con “premio di maggioranza” e “liste bloccate” ha stravolto i principi della democrazia rappresentativa ed è andata a suo unico vantaggio, consentendogli con la maggioranza semplice (neanche assoluta) dei voti insieme all’alleato leghista di ottenere una maggioranza schiacciante e per di più di fedelissimi in Parlamento. E se si andasse nuovamente a votare con questa bella legge elettorale le cose non cambierebbero di molto e le percentuali resterebbero più o meno le stesse, perché chi già ha votato per la destra non voterebbe certo per la sinistra, nonostante Berlusconi. Uscirebbero dalle urne le stesse palline bianche, pardon gli stessi personaggi di prima, ricandidati dal Premier per “alta fedeltà” , con la stessa maggioranza parlamentare. Ed il grande “Burattinaio”, che ben lo sa, continuerebbe a manovrarle come crede, naturalmente a suo personale vantaggio, facendosi votare tutte le leggi che gli interessano.
Rassegniamoci quindi, anche se a malincuore, e ringraziamo le opposizioni che hanno lasciato passare senza troppo clamore, quasi in sordina, questa bella “riforma elettorale”, degna più della “legge Acerbo” del 1924 (che aprì le porte alla dittatura fascista) che della “legge truffa” del 1952.
Non facciamoci troppe illusioni: il Cavaliere è “un osso duro” come l’ha definito Bersani, la sua ora non è ancora suonata e ce lo dovremo digerire ancora per parecchio. A meno che non trovi qualcuno, ad esempio il neonato “terzo polo” (in cui molti Italiani penso ripongano qualche speranza) che riesca a sbarrargli la strada, anche se l’impresa mi sembra piuttosto difficile.
Spero di sbagliarmi, ma io la vedo così.

Giovanni Dotti – Varese

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