Il ricatto elettorale di Berlusconi

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Fino a quando dovremo subire il ricatto berlusconiano? Fino a quando durerà questo indecoroso ping-pong tra il nostro esuberante premier e la Magistratura, con gli inevitabili strascichi parlamentari e la paralisi istituzionale che ne consegue? A tutto c’è un limite, di tempo e di stile.
Anche il politico n.° 1 deve alfine arrendersi e capire che, come in tutti i paesi democratici, quando indiziato di reati comuni e non politici deve sottostare come ogni normale Cittadino al giudizio dell’altro potere che la Costituzione prevede, quello giudiziario. L’Italia, se è ancora un paese democratico (talvolta ne dubito), non può sottostare per l’ennesima volta ai suoi comodi, ai suoi “abusi di potere”: come tutti sanno incombono pressanti problemi socio-economici che vanno tempestivamente affrontati e non possono più essere ulteriormente rinviati.
E la finisca il premier di manipolare la realtà ripetendo in continuazione il solito leit-motif che è stato eletto, e quindi legittimato a governare, dalla maggioranza del popolo italiano. Perché non è vero, anzi è una bufala colossale quella di voler far credere di avere la maggioranza degli Italiani: è bene ricordare che il suo partito non arriva al 30% dell’elettorato votante, e scende a meno del 25% se si tien conto del numeroso “partito dei non votanti”. Quindi in ogni caso il P.D.L. rappresenta meno di 1/3 del popolo italiano. L’imbroglio – perché a mio avviso di un vero e proprio “imbroglio” si tratta – sta nella attuale legge elettorale che si è autovotata (molto peggio della “legge truffa” di democristiana memoria!) che prevede un “premio di maggioranza” semplice e “liste bloccate”. Infatti questo astuto stratagemma, questa “furbata” gli ha permesso di ottenere con una maggioranza elettorale semplice (e neanche assoluta di coalizione con l’alleato leghista) una stragrande maggioranza in Parlamento (tanto che resiste come abbiamo visto, sia pur malamente e di stretta misura, con l’aiuto di tre o quattro “transfughi” dopo la defezione dei Finiani) e di poter candidare solo persone di sua stretta fiducia e dipendenza che pertanto lo sosterranno sempre e non lo tradiranno mai. E ciò col beneplacito dell’opposizione che ha solo strillato ma non ha saputo coalizzarsi per contrastare validamente e bloccare questa deriva antidemocratica, autoritaria e populista (o forse pensava che questa legge elettorale potesse far comodo anche lei?). Certo che la nostra Carta Costituzionale non è perfetta, se i nostri Padri Costituenti hanno stabilito che basta solo la maggioranza assoluta, sia pur con doppia votazione a intervallo di non meno di tre mesi, per la revisione della Costituzione e delle altre leggi costituzionali (vedi art.138). Probabilmente non avevano previsto e neppur lontanamente immaginato che le cose sarebbero potute andare così, e tantomeno che sarebbe emerso un soggetto politico che, con l’aiuto dei suoi fidi ed astuti consulenti legali, si sarebbe approfittato a tal punto da apportare alla legge elettorale modifiche di merito tali da stravolgere la stessa democrazia e il principio di rappresentatività, sicchè gli Italiani si ritrovano ora con un governo votato solo da una minoranza del corpo elettorale. E non hanno neppure introdotto nella Costituzione un meccanismo di “impeachment”, come previsto in altre Costituzioni democratiche, che in una situazione ingarbugliata e contorta come quella attuale ci avrebbe sicuramente aiutato ad uscirne fuori più rapidamente.

Giovanni Dotti -VARESE

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