Calamity Jane

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Nativa del Missouri, nel 1852, divenne presto nota per la sua attitudine alla sregolatezza, al gioco d’azzardo e all’alcool. Nel ricercare le cause di tale amplificazione mediatica è fondamentale soffermarci sulla visione puritana dell’universo femminile dell’epoca in analisi; la donna dell’ovest, madre ed educatrice, data la quasi totale assenza di scuole, ha compiti diversissimi da quella dell’est.

La vita in società è pressoché nulla, tranne che nei centri ove le regole dell’est comunque non sono applicabili e di conseguenza la stessa società si muove e si perpetua in maniera differente: alla donna spetta il ruolo predefinito di far da mangiare e crescere i figli, raccogliere il “dougut” per riscaldare la casa, abbondante nelle praterie date le frequenti migrazioni dei bisonti in movimento (ciò ovviamente non accadeva nei centri urbani) e lavorare i campi. Tutto ciò senza contare tempeste, uragani, incendi, siccità, incursioni indiane ed ogni altro tipo di calamità.

In quest’ottica, il comportamento per certi versi anticonformista della Burke, appariva singolare e riprovevole agli occhi dei più; la sua stessa attitudine all’alcool cozza con tale tipo di ordinamento sociale femminile. Basta citare una famosissima canzonetta dell’est che le donne amavano cantare ai mariti: “L’uomo che beve il vino rosso non avrà mai il mio cuore – l’uomo che è un bevitore di whisky non udrà mai il fruscìo del mio corsetto”.

I sopracitati elementi, nel bene o nel male, faranno parlare di lei più del meritato, stendendo su di lei la vernice indelebile dell’infedeltà storica della quale ancora si gloria: cavallerizza impareggiabile, eroina intrepida, pistolera infallibile e quant’altro. Che spesso vestisse da uomo ed esibisse armi è attestato da numerose fotografie nelle quali amava farsi ritrarre ora col boccale in bella vista in atto di brindare, ora in sella vestita di tutto punto da scout, ora col winchester in pugno e l’aria minacciosa, denotando se non altro una certa propensione per la cura della propria immagine, cosa che le riuscì perfettamente.

Si sa per certo che nonostante la sua fama, difficilmente riuscì a portare a termine un lavoro, anche perché licenziata molte volte, soprattutto durante i lavori al seguito di carovane ove avere persone affidabili e costanti era di fondamentale importanza, dato che da queste dipendeva la stessa vita del gruppo in viaggio nelle latitudini deserte delle praterie: i capo carovanieri, come del resto i capomandria, osteggiavano e punivano comportamenti considerati amorali e proibivano nella stragrande maggioranza dei casi l’utilizzo di sostanze alcoliche per tutta la durata della marcia.

In uno di questi viaggi ebbe a conoscere James Butler Hickok, meglio noto ai più con il nome di Wild Bill Hickok; pare che al contrario della passionale relazione amorosa attribuita ai due, Wild Bill provasse per lei una forte antipatia. Ad avvalorare la tesi di una loro storia sentimentale spuntarono improvvisamente alcune lettere da lei indirizzate alla figlia (della quale tra l’altro si interessò ben poco, spedendola presso un tale Jim ‘O Neil), nelle quali ella dichiarava all’allora bambina di 4 anni la paternità dell’Hickok, appellando la figliola come “Janey Hickok”, sebbene solo dopo la morte del presunto padre. Ad ogni modo, la vita della Burke è un susseguirsi di lavori svariati, dal Wild West Show di Buffalo Bill al lavoro di carovana, da cercatrice d’oro a prostituta, non avendo altro “merito” che andare apparentemente controcorrente in un mondo maschilista e duro come quello dell’ovest.

Morì nel 1903 e, a seguito delle dicerie sulla storia d’amore con Hickok, è stata sepolta accanto a lui, in una fossa comune coperta da un acciottolato nel cimitero di Mount Moriah, a Deadwood, nel South Dakota.

liberamente tratto da wikipedia

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