Petrolieri nella nebbia

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Mentre tentava di mettere le mani sul più antico parco nazionale africano, la compagnia petrolifera britannica Soco International e i suoi subappaltatori hanno corrotto, finanziato ribelli armati e beneficiato del clima di paura e violenza promosso dalle forze di sicurezza governative.

Le malefatte di una delle principali imprese a controllo pubblico del Regno Unito sono denunciate da un rapporto pubblicato da Global Witness, basato su registrazioni segrete raccolte nella Repubblica democratica del Congo, raccolte da cineasti inglesi e da questi passate all’associazione britannica.

Le registrazioni sono state effettuate nel corso delle riprese per un lungometraggio sui monti Virunga, ma solo una parte di esse sono state montate nel documentario, in uscita il prossimo novembre. Il materiale include registrazioni audio e video di un investigatore nominato dal tribunale, oltre alla testimonianza di attivisti delle comunità locali e all’intervista alla giornalista freelance francese Mélanie Gouby.

Tra i casi più inquietanti, un ufficiale dei servizi segreti congolesi che offre migliaia di dollari a un ranger del parco per spiare il guardiano principale del Parco Nazionale del Virunga, Emmanuel de Mérode, per colpa della Soco. Poi un alto funzionario della Soco ammette di aver finanziato i ribelli. E quindi un deputato della regione, che ammette di aver ricevuto i pagamenti mensili dalla Soco per fare pressione politica in favore dell’impresa.

Gli attivisti locali e i guardaparco che hanno criticato le operazioni di Soco sono stati arrestati, e in alcuni casi picchiati o feriti da soldati e agenti dei servizi segreti intenti a favorire l’ingresso della Soco nella regione. Alcuni di questi casi sono descritti nel rapporto di Global Witness, mentre altri sono stati e documentati da Human Rights Watch lo scorso giugno. Non ci sono invece prove del fatto che le forze di sicurezza abbiano agito su ordini della Soco.

La Soco non è ancora riuscita a trovare il petrolio nel parco. In seguito della campagna sostentata dagli attivisti, l’impresa lo scorso giugno si è impegnata a non “intraprendere o commissione esplorativa o qualsiasi altra perforazione all’interno del Parco Nazionale del Virunga, a meno che l’Unesco e il governo della RDC concordano sul fatto che tali attività non siano incompatibili con il suo status di Patrimonio Mondiale”. La furbesca posizione della Soco lascia aperta l’opzione della declassificaizone del parco per poterne sfruttare il petrolio. Secondo un articolo del Times, il vice direttore della Soco Deputy CEO Roger Cagle avrebbe sostenuto che il Congo e l’Unesco potrebbero accettare di ridisegnare i confini del parco dei Virunga.

“La Soco minaccia più antico parco nazionale africano con un progetto petrolifero segnata da corruzione, intimidazione e violenza”, ha dichiarato Nat Dyer di Global Witness. “I fondi pensione e altri investitori devono esigere che Soco chiuda le esplorazioni nei Virunga”.

La Soco nega le accuse avanzate dal rapporto, dicendo affermando di non tollerare né essere compie di tolleranza verso la corruzione o altre attività illegali, e che le tangenti a guardaparco “non sono mai stati né saranno mai essere ammesse dalla Soco”. L’impresa ha dichiarato di essere attivamente impegnata nella tutela dei diritti umani e che è pronta a indagare se vi siano casi di irregolarità.

Global Witness chiede ai soci della Soco – tra cui la Aviva, la Legal & General e la Chiesa riformata britannica, di premere sull’impresa affinché ponga fine alle esplorazioni nel Parco Nazionale Virunga e venga aperta una commissione un’inchiesta indipendente sulle attività della Soco in Congo. La commissione dovrebbe esaminare le accuse di corruzione, di pagamenti segreti e l’arresto e l’intimidazione degli oppositori da parte delle forze di sicurezza congolesi che supportano la Soco.

Il Parco Nazionale dei Virunga è l’habitat di un quarto dei 880 rimanenti gorilla di montagna rimasti al mondo, oltre a un numero di specie di uccelli e di mammiferi più alto di qualsiasi altro parco nazionale africano.

De Merode, capo guardiano del parco dei Virunga, lo scorso aprile è sopravvissuto a un tentativo di omicidio. Il ranger è stato pugnalato allo stomaco e al torace da uomini armati, poco dopo aver consegnato una relazione sulle attività di Soco al pubblico ministero della regione. Le autorità congolesi stanno indagando sul rapporto di De Merode, che aveva suscitato l’ostilità di molti gruppi che intenzionati a sfruttare il parco, dai ribelli ai bracconieri di elefanti ai sostenitori dei progetti di esplorazione petrolifera. La Soco ha condannato l’attacco e sostiene che collegamento della Soco a questo crimine è del tutto infondato.

Il caso di de Merode è un duro monito sui pericoli che affrontano i guardaparco dei Virunga, dove 130 ranger sono stati uccisi dal 1996.

Fonte: http://www.salvaleforeste.it…

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