Il 10 giugno le ostilità cessarono, ed Israele vide la propria estensione geografica quadruplicata, portando a proprio favore la situazione politica in Vicino Oriente, con effetti anche nei rapporti internazionali tra le grandi potenze.

Conseguenze:

La Siria perse le alture del Golan, l’Egitto la striscia di Gaza che occupava dal 1948 e la penisola del Sinai fino al canale di Suez, mentre Israele prese alla Giordania, l’insieme delle sue conquiste del territorio palestinese ottenute nel 1948. L’annessione di Gerusalemme venne ratificata all’indomani del conflitto, indicando la volontà d’Israele di conservare in tutto o in parte le sue conquiste.

Gli Stati Uniti, a differenza di quanto avvenne nel 1956, quando avevano preso le parti dello Stato ebraico, chiesero il ritiro senza condizioni dai territori che erano stati occupati. Israele invece sperava di aprire, sullo scambio di territori, una porta alla pace ma i Paesi arabi si riunirono alla conferenza di Khartum e opposero un netto rifiuto.

Fu trovato dalle grandi potenze un compromesso: la “risoluzione 242” delle Nazioni Unite che subordinava il ritiro israeliano dai Territori Occupati allo stabilirsi di una pace “giusta e duratura” e alla cessazione delle attività terroristiche da parte dei palestinesi. Israele vi aderì, anche se malvolentieri, seguita da Nasser e da re Husayn di Giordania, mentre i palestinesi che avevano l’appoggio della Siria la rifiutarono.

Ci fu una certa incertezza nella risoluzione 242 (stilata in inglese) che ha complicato le cose: la risoluzione può essere tradotta come “ritiro dai territori occupati” o “ritiro da territori occupati”. Nel primo caso, “dai” sta ad indicare tutti i territori occupati, nel secondo caso “da” sta ad indicare almeno una parte dei territori. Su questa ambiguità hanno giocato i diplomatici di entrambe le parti.

Subito dopo il cessate il fuoco i contendenti ricominciarono ad armarsi e nel 1969 Gamāl ‘Abd al-Nāser armò le milizie popolari e lanciò una guerra di logoramento che durò un anno e registrò molti morti. I contendenti rimasero fermi sulle loro posizioni e le diverse mediazioni non arrivarono a nulla.

Iniziò un nuovo esodo di palestinesi che andavano ad ingrossare la massa di profughi del conflitto del 1948 (circa altrettanti profughi ebrei erano stati espulsi dai paesi arabi confinanti in seguito alla guerra dichiarata da Egitto, Siria, Libano ed Iraq). I drusi che abitavano l’altopiano del Golan occupato da Israele il 9 giugno 1967, malgrado il cessate il fuoco con la Siria, presero la strada di Damasco e delle regioni meridionali del Jebel druso, con le sue città di Bosra e di Suwayda.

Nasser intanto, il 9 giugno, aveva dato le dimissioni (poi subito ritirate a seguito delle pressioni da parte dell’opinione pubblica egiziana) ma il nasserismo (e la relativa ideologia panaraba egiziana) non sopravvisse alla sconfitta.

La guerra dei sei giorni rovesciò in modo decisivo i dati di un conflitto ed avrà conseguenze di lungo periodo. Nella metà degli anni settanta si costituirà il “fronte del rifiuto”, quando alcune organizzazioni del FPLP, capeggiate da George Habbash, abbandonarono l’OLP per sostenere una linea di completo rifiuto del riconoscimento di Israele, in questo appoggiate da Libia e Iraq.

fonte wikipedia

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