Ho ricevuto un’email da Mariano De Falco, 57 anni, insegnate di musica. Dopo aver letto attentamente il suo contenuto ed aver visionato la documentazione che ci ha inviato, ho deciso di pubblicare la sua protesta. Il suo caso è molto interessante e mette in eveidenza alcune problematiche all’interno della Scuola.

Si tende sempre a bacchettare gli insegnati come “fannulloni” o “non produttivi”… se scioperano gli insegnati non “bloccano” un settore produttivo della società… questo è quello che mi capita di ascoltare quando parlo con le persone. Non sono concorde… trovo che la scuola sia un settore produttivo e che rappresenti “la fabbrica” delle coscienze  e della cultura”. E’ difficile avere un paese evoluto se la scuola va a rotoli… l’ignoranza serve solo a chi ha il potere per riuscire a gestire “il popolino”… il sapere rende liberi… Ecco la scuola è la “fabbrica” del sapere… come in ogni fabbrica ci sono individui molto capaci, preparati, onesti e grandi lavoratori e poi ci sono i “furbetti”, i fannulloni, i disonesti… insomma come in tutti i settori della società.

  • Gli istituti scolastici sono “feudi” impenetrabili?
  • Il Dirigente Scolastico (DS) ha realmente un “contratto” blindato che ipoteticamente gli consente di “spadroneggiare”?
  • Un DS può realmente “fare e disfare” a proprio piacimento?
  • Vi è una sorta di “immunità” dei DS?
  • Quanto costa ai contribuenti un DS che pratica sistematicamente del mobbing?
  • Non sarebbe opportuno sanzionare quei DS che operano in maniera scorretta?
  • I docenti sono realmente tutelati dalla vessazioni dei DS scorretti?

Sia ben chiaro che la maggior parte dei Dirigenti Scolastici sono persone oneste e serissime, capita però che esistano delle mele marce. Penso che le istituzioni dovrebbero “combattere” tenacemente queste mele marce, anche perché ne risente l’immagine dell’intero sistema scolastico.

Gianni Leone

LA LETTERA DI MARIANO DE FALCO

Premetto che ciò che sto per raccontare ha dell’incredibile, ma è provato dai documenti in mio possesso che metto a disposizione di chiunque ne faccia richiesta.
Mi chiamo Mariano De Falco, ho 57 anni e sono al mio 37° anno di insegnamento nella classe di concorso A032 (musica) nella scuola media G. Falcone di Anzio.
Sono entrato  nella scuola a soli 20 anni per un caso fortuito, in quanto negli anni 70, collaborando in Rai con il maestro Alberto Manzi, celebre per la trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi”, attraverso la quale insegnò le primordiali fasi del leggere e scrivere a migliaia di analfabeti, mi trovai ad intervistare gli alunni di alcune scuole medie di Roma, che all’epoca sperimentavano il tempo pieno.
Fu l’occasione per presentare la domanda di supplenza nella scuola.
Iniziare a lavorare fu facile perchè all’epoca, data la penuria di docenti di musica, si insegnava anche con il solo attestato di teoria e solfeggio.
Le competenze acquisite in Rai, nel teatro e nel cinema, poichè avevo lavorato per Eduardo De Filippo ed Enrico Maria Salerno,  mi furono utili per proporre ai miei alunni un metodo nuovo di insegnare la disciplina musicale.

Gli anni che seguirono, sino al concorso con il quale entrai di ruolo, ai sensi della legge 270/81, mi videro presente in scuole della procincia di Roma e Latina, città in cui tutt’ora sono residente;
Ovunque ho prestato servizio, sono riuscito sempre a conquistare la stima dei colleghi di lavoro e dei Dirigenti Scolastici, grazie soprattutto alla dichiarata disponibilità.
I guai però sono iniziati negli anni 2000, quando finito sulla dop (dotazione organico aggiuntiva) per contrazione di posti, decisi di inoltrare domanda di trasferimento nel comune di Anzio.

Nella nuova scuola mi trovai ad interagire con un dirigente dalla personalità piuttosto “bizzarra”.
Individuò me quale suo collaboratore vicario, ma poi quando mi resi conto di essere diventato il parafulmine di tensioni e disorganizzazione che lui non riusciva a gestire, decisi di dimettermi dall’ incarico.
In un primo momento  mi fu chiesto un ripensamento attraverso una lettera, poi però divenni oggetto di mobbing.
Il dirigente cercò pretesti per addebitarmi qualsiasi cosa succedesse a scuola.
Tentò di fare “terreno bruciato” attorno a me, invitando il personale della scuola ad isolarmi, perchè persona scomoda: chiunque intrattenesse rapporti con me subiva vessazioni di ogni genere.

La DSGA della scuola,  per aver rifiutato di stare dalla sua parte, (con me o contro di me, è la frase che ripeteva a tutti) è stata oggetto di un mobbing che si è concluso solo  con la richiesta di utilizzazione in altro istituto.
Le reiterate vessazioni dal 2003/04 sino ad oggi, hanno prodotto danni alla mia salute è la diminuzione dell’autostima, della disponibilità che prima avevo nei confronti di tutti e soprattutto si è incrinato il rapporto con la mia famiglia che indirettamente ha assorbito tutta la negativa influenza della situazione.

In questi anni vi sono stati episodi molto gravi: alcuni sono stati oggetto di denunce e accertamenti ispettivi:
nel 2004, in concomitanza di una visita ispettiva, chiesi al dirigente ai sensi della l.241, di accedere al mio fascicolo personale; egli mi negò la documentazione inducendomi ad un ricorso al Tar.
Vinsi la causa, ma non mi esibì i documenti perchè, addossando le responsabiloità alla DSGA, affermò che i documenti richiesti non erano agli atti della scuola.
Nel 2005, mi convocò in presidenza, chiedendomi chiarimenti sulla natura del titolo di studio posseduto.
Ma non convinto dai chiarimenti fornitigli, mi minacciò ordinandomi di accettare un completamento orario in altra scuola, o sarebbe scaturita una denuncia per mancato possesso del titolo di studio.
A distanza di qualche giorno i carabinieri della locale stazione mi convocarono in caserma senza fornire spiegazioni, anche a fronte di preoccupazioni nei confronti dei miei familiari.
In caserma, mi comunicarono che il Dirigente mi aveva denunciato e mi invitarono alla nomina di un legale e ad esibire il titolo di studio e l’abilitazione all’insegnamento.
Fui sottoposto ad una indagine disposta dalla Procura della Repubblica di Velletri che però archiviò il caso poichè il fatto non sussisteva.
Ciò nonostante, Il DS inviò al Direttore Generale dell’USR del Lazio, (all’epoca la dott.ssa Novelli) richiesta di visita ispettiva per accertare il possesso del mio titolo di studio.
Nel frattempo, rinvenni un documento riguardante la candidatura alle elezioni del Consiglio d’istituto: era intestata a mio nome ma presentava consistenti tracce di scolorina e vistose cancellature; inoltre era compilata con calligrafie diverse dalla mia e la firma di accettazione non era stata apposta da me nonostante la firma di autentica del dirigente posta su un’altra firma che traspariva ed i numeri della mia carta d’identità.
Allarmato, alla vista di quel documento, mi recai presso il Comando di polizia di Anzio dove sporsi denuncia.
A distanza di qualche mese, la Procura della Repubblica dispose l’audizione della DSGA, del Dirigente e del sottoscritto, poi ordinò una perizia calligrafica che confermò la falsità del documento e dispose il rinvio a giudizio del dirigente scolastico per falso ideologico a norma dell’ert.479 del c.p.
Oggi siamo alle ultime fasi del processo penale in I° grado, che dovrebbe concludersi il 24 novembre 2009.

Purtroppo c’è dell’altro; nel 2007 ho dovuto subire l’allontanamento dalla scuola a causa di un ordine di servizio emesso dal dirigente scolastico, in cui mi comunicava che in quanto dirigente sindacale ero stato collocato in esonero sindacale.
Prima lo invitai a considerare che gli esoneri vengono comunicati dal ministero con un decreto e che quindi al momento non vi fosse nessun atto in tal senso, poi fui costretto ad inoltrare  denuncia al Ministero e alla Procura della Repubblica contro ignoti, poichè non disponevo di documentazione cartacea.
Trascorsi un mese fuori  senza poter partecipare alle operazioni collegiali di inizio anno nè prendere parte alle nomine di incarichi per l’espletamento del POF di quell’anno.
La soluzione arrivò solo quando il Ministero con atto ufficiale ordinò al Dirigente la immediata riassunzione e la revoca del contratto del supplente che nel frattempo il dirigente aveva nominato sulla mia cattedra, creando un palese aggravio di spesa per l’erario.
Il 2007 fu comunque l’anno in cui Il dott. Pagnani, avvicendatosi alla direzione dell’USR del Lazio, dispose tre accertamenti ispettivi anche a seguito di innumerevoli disfunzioni di cui l’istituto soffriva: la DSGA, sottoposta a mobbing e bossing da parte del dirigente, stanca della situazione insostenibile, aveva presentato un esposto asserendo che non era in grado di lavorare con qiel dirigente.
L’URS del Lazio, nominò l’ispettore Rocco Barone, che vagliò tutti i documenti, ascoltò le testimonianze del personale della scuola e relazionò la grave situazione in cui l’istituto versava.
Nelle conclusioni paventò il trasferimento del dirigente ad altra sede, ritenendolo non in grado di far fronte alle problematiche della scuola affidatagli.
Alla fine del 2007 il dott. Pagnani fu trasferito e alla Direzione dell’URS del Lazio subentrò il dott. Raffaele Sanzo.
Un altro anno scolastico trascorse all’insegna di ulteriori vessazioni con le stesse modalità, tendenti all’allontanamento dalla scuola sia mio che della DSGA con cui il dirigente ormai era in piena conflittualità.
Su un sito sindacale appresi che l’ispettore Barone, incaricato dell’ accertamento ispettivo nella mia scuola era stato denunciato dal dirigente perchè gli aveva dato dell’”inadeguato”.

Riporto di seguito il comunicato stampa:

Roma, 9 luglio 2008 – Scuola Mascolo (Ugl): Il ministro difenda gli ispettori scolastici – Chiediamo l’intervento del ministro Gelmini in difesa degli ispettori scolastici.
Lo dichiara Giuseppe Mascolo, segretario nazionale Ugl Scuola, dopo aver appreso con viva preoccupazione, che un Ispettore Scolastico dell’USR del Lazio è stato querelato nei giorni scorsi per diffamazione da un Dirigente Scolastico della provincia romana. Il fatto è avvenuto a seguito di un accertamento ispettivo con il quale il funzionario del ministero ha evidenziato il ruolo inadeguato dello stesso Dirigente.
Nell’esprimere la nostra solidarietà all’ispettore – aggiunge il sindacalista – ribadiamo quanto espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 16.765 del 23 aprile, che ha sentenziato come la valutazione di un Ispettore Scolastico sulle capacità didattiche e professionali di un insegnante sia espressione di un potere eminentemente tecnico-discrezionale e costituisca l’adempimento di un dovere non punibile penalmente ai sensi dell’art. 51 C.p..
C’è anche da chiedersi per quale motivo – prosegue – il Direttore Generale dell’U.S.R. del Lazio non abbia speso neanche una parola in difesa del funzionario ministeriale. Ecco perché invitiamo il ministro Gelmini ad intervenire, considerando che, in molti casi, i Direttori Generali non osservano le procedure previste dal decreto legislativo 165/2001 e dai contratti di lavoro dei Dirigenti Scolastici, non tenendo conto dei rapporti negativi redatti dagli Ispettori scolastici e delle diffuse incompatibilità ambientali, e spesso senza nemmeno aprire un procedimento disciplinare a loro carico.
Riteniamo che tutto ciò sia molto grave – conclude Mascolo – ragion per cui l’Ugl Scuola annuncia che formulerà un’interrogazione parlamentare e che si farà carico di denunciare alla Procura della Repubblica i funzionari inadempienti, per il reato di omissione d’atti d’ufficio.

Lo stesso mese di luglio del 2008, mi arrivò l’ennesima lettera vessatoria dove il dirigente scolastico, mi comunicò che a seguito di assenza ingiustificata, in un giorno per altro in cui la scuola era chiusa per le elezioni operava la trattenuta sullo stipendio.
Fu allora che mi recai dal Direttore dell’URS dott. Raffaele Sanzo, e gli urlai tutta la rabbia che avevo dentro.
Ricordo perfettamente che Sanzo  prese il telefono e chiamò il funzionario dell’ufficio X di via Pianciani, ordinandogli  di portare il fascicolo personale del Dirigente, ma poichè dall’ufficio tergiversarono, si alzò dalla poltrona, e si recò personalmente dal funzionario.
Dopo circa venti minuti, tornò in ufficio comunicandomi che avrebbe provveduto ad un mutamento di incarico del dirigente.
Il dirigente fu trasferito in altro istituto, ma dopo pochi mesi, in seguito a ricorso al giudice del lavoro, è stato riammesso nell’istituto, gettando nello sconforto i colleghi che nel frattempo avevano ripreso a lavorare con entusiasmo.
L’attuale situazione, come da copione, vede un dirigente che mi invia continue lettere di chiarimenti pretestuosi; la scuola è nel caos totale, docenti e personale Ata nello sconforto più totale.

Chiedo scusa per essermi dilungato nel racconto, ma la situazione non facile da illustrare ha richiesto spazio.
Lo scopo del mio racconto è volto alla divulgazione di quanto succede nella scuola anche a discapito dei proclami dei Ministri  Gelmini e Brunetta su merito e fannulloni.
Il vero problema, da un lato è il contratto dei dirigenti, praticamente “blindato” quasi inattaccabile; dall’altro la volontà dei Direttori Generali di non comminare sanzioni disciplinari ai dirigenti, anche ove ne ricorra la possibilità.(vedi art.39 CCN area V)
Il giudice del lavoro, nel caso del dirigente della mia scuola, ha motivato il suo reintegro con la mancanza di sanzioni disciplinari mai intraprese nei suoi confronti.

Nella speranza che il mio intervento possa essere di utilità ad altri colleghi, auguro a tutti i mobbizzati della scuola un sincero augurio.

Mariano De Falco