Queste poche righe le dedico a tutti quei servitori dello Stato che sono stati ammazzati dalla criminalità.
A tutti voi chiedo perdono per questa Italia.
Chiedo perdono perché c’è un clan di corruttori e corrotti che offende la vostra memoria.

L’Italia si è arresa ed è morta.
In questa Italia dove  non c’è più confine tra la verità e le menzogne, gli ideali sono stati uccisi da una coltre di parole vuote.
Grido alla luce perduta, nell’ombra incerta di uomini corrotti… in un paese che conosce solo e sempre gli stessi volti che sembrano tanti teschi ridenti.
Nella stagione dei silenzi e delle corruzioni, tutto dorme di un sonno greve, tutto sembra morire nella fatica di una quotidianità fatta di inutilità, servilismo, presappochismo, arrivismo, egoismo, dilettantismo… la nebbia dell’arroganza è salita a coprire questa nostra meravigliosa terra.

Ad ogni lacrima dimenticata.
Ad ogni battaglia non più affrontata.
E a tutti voi, cittadini italiani, che come me non contate nulla.
A tutti noi che siamo pedine, colpevoli di aver scelto i “giocatori” sbagliati.
A tutti coloro che ancora credono in una preghiera e guardano al cielo senza avere risposta.

Mi piacerebbe sputare in faccia a tutti coloro che coprono ciò che è solo sporcizia e orrori. Il mio vomito per tutti coloro che accettano silenziosamente questa società, ipnotizzati dalla tv spazzatura e dalle parole dei falsi profeti, che abitano i luoghi del potere.

A chi ha versato il sangue per costruire questa Repubblica. A chi non ha più speranza, nelle città della criminalità, dove l’alba diventa sera. A chi ancora combatte, tra venti e sconfitte. A chi ha compreso che è onorevole essere sconfitti in questa terra di (dis)onorevoli vincitori.

Un ideale.. qualcosa del quale essere orgogliosi… un ideale per l’anima, un ideale senza l’esigenza del “denaro”… l’ideale di una patria vera, di un’eguaglianza che si fonda sulle diversità e sulle sfumature, di una libertà così grande da sposarsi con la lotta e la difesa fino all’ultimo respiro di ogni singola nota…
Qui è tutto così irreale… troppo simile ad una fottuta trasmissione in tv, dove il pubblico decide la riuscita o meno del programma. Non c’è più spazio per respirare… tutto è morte vivente in questa società, sempre più schiava dell’ignoranza scandalosa, della superficialità straziante, dell’arroganza vuota e pericolosa.
Bestie! Solo bestie in cerca del prossimo debole da sbranare, della prossima poltrona da occupare, del prossimo traguardo materiale da arraffare… Sempre e solo parole… bla bla bla… c’è sempre qualcosa da dire, ma così poco da fare! Un ideale… cosa mai resterà con il trascorre del tempo, qui dove tutto si consuma nella guerra tra chi si professa “pratico” e chi insegue una “fede” nelle cattedrali dei riti sterili…
Qui tutti hanno fretta, corrono sempre, sono tutti indaffarati in questa Italia, ma poi se si ha il coraggio di guardare bene, allora si comprende che c’è chi corre perché costretto e chi corre perché vuole arrivare in alto.

Chiedo perdono a tutti voi che siete stati ammazzati:
Cataldo Tandoy, ex capo della squadra mobile di Agrigento
Cosimo Cristina, giornalista
Paolo Bongiorno, sindacalista
Tenente dei carabinieri Mario Malausa, marescialli dei carabinieri Silvio Corrao e Calogero Vaccaro, gli appuntati Eugenio Altomare e Mario Farbelli, il maresciallo dell’esercito Pasquale Nuccio e il soldato Giorgio Ciacci, uccisi dallo scoppio di un’autobomba abbandonata dai mafiosi in campagna
Mauro De Mauro, giornalista
Pietro Scaglione, procuratore capo di Palermo e ad Antonino Lo Russo, autista di Pietro Scaglione
Giovanni Spampinato, giornalista de “L’Ora” e de “L’Unità”.
Giuseppe Russo, tenente colonnello dei carabinieri
Peppino Impastato, giovane attivista politico e speaker radiofonico di Cinisi, in provincia di Palermo
Calogero Di Bona, maresciallo ordinario in servizio presso la casa circondariale Ucciardone di Palermo
Filadelfio Aparo, vice Brigadiere della squadra mobile di Palermo
Mario Francese, giornalista
Carmine Pecorelli, giornalista
Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo.
Cesare Terranova, magistrato.
Lenin Mancuso, maresciallo morto insieme a Cesare Terranova
Emanuele Basile, capitano dei Carabinieri.
Giovanni Losardo, militante comunista, già sindaco di Cetraro e segretario capo presso la procura della Repubblica del Tribunale di Paola
Gaetano Costa, procuratore capo di Palermo
Vito Jevolella, maresciallo dei carabinieri di Palermo
Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri e prefetto del capoluogo siciliano; Emanuela Setti Carraro, moglie di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e Domenico Russo, agente di polizia, uccisi brutalmente mentre andavano a cena a Mondello
Calogero Zucchetto), agente di polizia della squadra mobile di Palermo
Giangiacomo Ciaccio Montalto, magistrato di punta di Trapani
Mario D’Aleo, capitano dei carabinieri
Pietro Morici, carabiniere
Giuseppe Bommarito, carabiniere
Bruno Caccia, giudice.
Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, Mario Trapassi, maresciallo dei carabinieri; Salvatore Bartolotta, carabiniere
Giuseppe Fava, giornalista
Giuseppe Montana, funzionario della squadra mobile, dirigente della sezione contro i latitanti mafiosi
Ninni Cassarà, dirigente della squadra mobile di Palermo, e il suo collega Roberto Antiochia, agente di polizia
Natale Mondo, agente di polizia scampato all’attentato in cui persero la vita Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, venne ucciso perché si era infiltrato nelle cosche mafiose
Alberto Giacomelli, ex magistrato in pensione.
Antonino Saetta, giudice ucciso con il figlio disabile Stefano Saetta.
Mauro Rostagno, leader della comunità Saman per il recupero dei tossicodipendenti, dai microfoni di una televisione locale faceva i nomi di capi mafia e di politici corrotti. Venne assassinato a Valderice (TP)
Antonino Agostino, agente di polizia, e la moglie Ida Castelluccio, incinta di cinque mesi
Emanuele Piazza, agente di polizia.
Rosario Livatino, giudice di Canicattì (AG)
Antonino Scopelliti, giudice
Libero Grassi, imprenditore attivo nella lotta contro le tangenti alle cosche e il racket
Giuliano Guazzelli, maresciallo dei carabinieri
Giovanni Falcone, magistrato; Francesca Morvillo, magistrato, moglie di Giovanni Falcone; Antonio Montinaro, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone; Rocco Dicillo, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone; Vito Schifani, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone
Paolo Borsellino, magistrato; Emanuela Loi, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Walter Cusina, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Vincenzo Li Muli, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Claudio Traina, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Agostino Catalano, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino.
Giovanni Lizzio, ispettore della squadra mobile
Beppe Alfano, giornalista
Pino Puglisi, sacerdote impegnato nel recupero dei giovani reclutati da Cosa Nostra a Brancaccio
Antonino Polifroni, imprenditore di Varapodio (RC), assassinato perché non aveva ceduto ai ricatti e alle estorsioni mafiose
Vincenzo Vaccaro Notte (3 dicembre 1999), imprenditore di Sant’Angelo Muxaro (AG), assassinato perché non accettava i condizionamenti mafiosi e suo fratello Salvatore Vaccaro Notte, caposquadra forestale, ucciso per non essersi piegato ai condizionamenti di una cosca locale meglio conosciuta come “Cosca dei Pidocchi”

Chiedo perdono perchè l’Italia è morta insieme a tutti voi… perché il coraggio è solo una parola e perché tutto è relativo… Chiedo perdono perché tutti voi siete stati dimenticati, mentre le istituzioni ricordano farabutti, corrotti e latitanti…
Chiedo perdono, perché il vostro sangue è deriso da un clan di cialtroni e truffatori che si prendono gioco di quelle istituzioni e di quei valori che tutti voi avete tentato di difendere.

Perdono per questa Italia e per un popolo che sembra incapace di rialzarsi.

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