Intervista ad Aldo Soligno, sul progetto “Rare Lives – il significato di vivere una vita rara”

aldo solignoCome nasce la sua passione per la fotografia?
La passione per la fotografia mi è nata ormai quasi 10 anni fa, durante il mio Erasmus a Montpellier, in Francia. Avevo solo un anno da passare lì e tante persone provenienti da tutto il mondo da conoscere. È stato quindi naturale cominciare ad usare la macchina fotografica per ricordarmi non solo dei semplici momenti, ma anche delle sensazioni che vivevo in quei giorni.

Capita a volte che uno scatto fotografico riesca a descrivere una situazione meglio delle parole. Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Servono tante cose! Ma più di tutto l’aver studiato approfonditamente cosa si sta raccontando. Bisogna sapere molto bene dove si è, cosa sta accadendo e perché. Solo conoscendo approfonditamente il contesto nella maniera più approfondita possibile si può riuscire, in un solo attimo, a cogliere tutte le sfaccettature del momento.

Che tipo di rapporto cerchi di instaurare con le persone che soffrono di una patologia rara? Ed in che modo questo rapporto incide su uno scatto?
Spesso, nel fotogiornalismo, un buono scatto deriva quasi esclusivamente dal buon rapporto che si è instaurato con le persone coinvolte nella scena. E penso che questo valga ancora di più in questo progetto sulle malattie rare. Per questo cerco di parlare molto con chi fotograferò, chiedo loro di dirmi che cosa vogliono trasmettere gli altri, quali vogliono che siano sensazioni che dovrà provare chi osserverà quelle foto. Io cerco di diventare quasi solo un esecutore, colui che traduce in immagini quello che pazienti vogliono dire.

Qual è la scintilla che ha acceso Rare Lives?
Ce ne sono state varie, forse la prima è scattata in quella che è diventata la foto più usata del progetto, quella di Roberta, affetta da Sma, che fa danza nonostante debba usare la sedia a rotelle. Lì ho veramente capito la forza e la tenacia che possiedono coloro che sono affetti da una patologia rara. E da qui è nato Rare Lives.

 Mi sembra di capire che Rare Lives è un progetto a lungo termine… è giusto? Quali gli obiettivi per il futuro?
Ancora non so quali obbiettivi ci porremo per il futuro. Adesso siamo completamente concentrati in questo piccolo tour de force per raggiungere in pochi mesi il maggior numero di paesi europei possibili. Poi abbiamo l’importantissimo traguardo del 28 febbraio, la giornata mondiale delle malattie rare. Dopodiché, certamente lo scopo di un progetto così importante dovrebbe essere quello di diventare una mostra itinerante ed un libro, ma penso che ci penseremo più avanti.

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