Antonella Lai, Paolo Anela e Ivano Fadda vengono arrestati il 31 marzo 2006 con l’accusa di essere gli autori del fallito “attentato” del 22 marzo contro una sede di Alleanza Nazionale a Nuoro, quando una finta bomba (un “ordigno non adatto a esplodere”) viene rinvenuto nei pressi dell’ufficio elettorale di tale Bruno Murgia, candidato di A. N. alle elezioni Regionali.

Tutti e tre si sono sempre dichiarati estranei ai fatti contestati.

Finto l’attentato, falsa la rivendicazione pubblicata dai giornali, risibile il processo indiziario (senza indizi) che ne è seguito, tutto basato su intercettazioni telefoniche e ambientali manipolate e reinterpretate in modo assolutamente tendenzioso ed arbitrario, nonché sostenute da indizi risibili. Vero invece che i tre imputati erano da tempo schedati, spiati e intercettati in quanto noti sovversivi appartenenti all’area “anarco-comunista”; veri i due anni di carcerazione preventiva subita, sin dal primo mese deportati nelle galere del continente, Antonella a S.M Capua Vetere , Paolo a Palmi e Ivano a Palermo.

Vere anche le richieste di pena fatte dal PM De Angelis per associazione sovversiva e atti di terrorismo: 14 anni e due mesi per Antonella Lai, 18 anni per Ivano Ignazio Fadda, e 15 anni per Paolo Anela.

Tra il loro arresto e il processo di primo grado ci fu persino la confessione di un minorenne che ammise di essere stato l’autore della rivendicazione del fallito attentato alla sede di An, a sigla Cls (Comitato liberazione Sardegna). Ma questa confessione, mettendo in crisi l’impianto accusatorio fu deliberatamente ignorata.

Il processo di primo grado si conclude il 14 febbraio 2008 con la condanna a 4 anni per Paolo e Ivano e 3 anni e 6 mesi per Antonella per associazione sovversiva con finalità di terrorismo.
A gennaio 2009 la Corte d’Appello, sulla base dell’Art. 280 bis “ atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi”, li condanna a 3 anni e 2 mesi con multa di 3000 € per aver posto l’ordigno, chi materialmente, chi moralmente, nella sede elettorale di A.N., facendo cadere l’accusa di associazione sovversiva.

I processi di primo e secondo grado si chiudono con un evidente compromesso: data l’evidente inconsistenza del teorema accusatorio gli imputati vengono condannati a pene molto ridotte (da 2 a 3 anni) per ”l’attentato” del 2006, mentre, come contentino per i PM della Dipartimento Distrettuale Antiterrorismo (DDA), viene comunque riconosciuta la “finalità eversiva” degli imputati.
Antonella, Paolo e Ivano pagano così l’ignavia di quei giudici che non hanno avuto il coraggio di riconoscere la loro piena estraneità ai fatti. Una brutta faccenda. Il compromesso raggiunto non piace infatti alla Cassazione, secondo cui il riconoscimento della “finalità eversiva” non può convivere con pene così ridotte: la sentenza è annullata, le pene devono essere ridiscusse e aumentate, l’incubo continua.

Il 16 giugno 2010, la Corte d’Appello di Cagliari ha riconsiderato la pena inflitta ai tre compagni nuoresi, reputata troppo lieve dalla Corte di Cassazione in relazione al reato per il quale sono stati condannati in via definitiva. Sulla base della sentenza, la difesa ha reputato che il massimo inasprimento della pena dovesse arrivare 3 anni e 7 mesi. Ma dopo tre ore di dibattimento, in appena poco più di un’ora, la Corte ha emesso la sentenza: 7 anni e 10 mesi che vanno anche al di là delle richieste del P.G..