20 mila persone hanno protestato e la tv di stato non ha visto nulla e non ha trasmesso nulla. Protesta oscurata…

Cittadini, istituzioni, il mondo della scuola, dell’Università, l’Arcidiocesi,  associazioni, movimenti, partiti, sindacati, forze imprenditoriali, dalle banche agli edicolanti e ai pizzaioli.

L’Aquila è una cittadina che non si arrende, lasciata in parte al suo destino da un Governo inetto, che ha speculato sulla tragedia del terremoto. Il 16 giugno i cittadini aquilani hanno protestato. Moltissimi i messaggi lanciati dalla popolazione attraverso striscioni e cartelli, tra questi: “308 aspettano giustizia, 13.000 senza lavoro, 100.000 rivogliono la loro città. Benvenuti all’Aquila, benvenuti in Italia.”, “Chiodi e Letta ruffiani di stato contro i terremotati” , “Mo’ che sì senza peccato, te cresimo” in riferimento alla recente inaugurazione della facciata di Collemaggio, “Proroga della pazienza” con un riferimento ironico alla proroga delle agevolazioni fiscali e “Dopo le passerelle qui la città rischia di essere abbandonata”, “Onna il mio paese, L’Aquila la mia città”.

Una manifestazione nata dal basso, frutto del lavoro svolto, spesso nell’ignoranza se non nella derisione, da cittadini coraggiosi e ostinati che non ci stanno a svendere la loro città e a farsi togliere anche la dignità e il rispetto.

Tg1 e Tg2 hanno deciso di parlare della manifestazione venendo meno al servizio pubblico che gli compete. Un atto gravissimo nei confronti degli aquilani e di tutti i telespettatori. Un atto di “violenza e stupro” informativo per favorire il governo Berlusconi.

Il 17 giugno, con un ordine del giorno urgente, i consiglieri comunali Giuseppe Bernardi, Fabio Ranieri e Pasquale Corriere, hanno impegnato il Sindaco e la Giunta del Comune dell’Aquila ad intraprendere un percorso di disobbedienza civile nei confronti della televisione di Stato con i  rappresentanti della Giunta del Comune e del Consiglio del Comune de l’Aquila per il blocco del pagamento del canone RAI.

Non c’è democrazia senza verità e 20.000 aquilani che protestano sono una notizia a carattere nazionale. Una vergogna tutta italiana, dovuta a giornalisti schiavi ed inutili.