Jupiter – Il destino dell’Universo, la recensione

jupiter_ascendingJupiter Jones, orfana di padre e sorta di Cenerentola dalla vita difficile, scopre da un giorno all’altro di essere l’erede al trono dell’Universo contesa dai tre rampolli di una delle famiglie più influenti, potenti e pericolose dello stesso.
Seguita come un’ombra da Caine Wise, ex soldato dai numerosi problemi, la giovane dovrà fare i conti non soltanto con la sua nuova natura e posizione “sociale”, ma anche con ogni singolo membro degli Abrasax contando, di fatto, solo su se stessa ed i sentimenti che inizia a provare per il suo antieroico salvatore.
Riuscirà la ragazza a venire a capo degli intrighi di potere cosmici, salvare baracca e burattini, preservare le vite dei membri della famiglia e trovare lo spazio – in tutti i sensi – per una storia d’amore che le è mancata tutta la vita?
Il destino di Prescelta si rivelerà una maledizione o riuscirà a dare nuova linfa al suo futuro?

Forse i Wachowski dovevano semplicemente rimanere Andy e Lana.
Ed evitare sboronate galattiche come The Wachowskis.
Forse, ai tempi in cui trovai davvero bellissimo Cloud Atlas, fui troppo ottimista.
Forse avrei dovuto pensare che, perfino con il sopravvalutato Matrix, i due fratellini mi sono sempre sembrati due pipponi nerd con a disposizione budget stratosferici e poco altro.
E invece non l’ho fatto.
Ed ho approcciato Jupiter – Il destino dell’Universo come se dovesse rivelarsi una sorpresa positiva nonostante le numerose ed orrorifiche recensioni raccolte in tutta la blogosfera.
Grave, gravissimo errore.
Ho dunque scontato sulla pelle due ore piene di mortorio da sci-fi per adolescenti in crisi ormonale che pesca a piene mani dall’immaginario di Star Wars, Star Trek, Star quel cazzo che volete e lo shakera nel modo peggiore possibile: quello della soap tinta da favola che ha spesso e volentieri impazzato sul grande e piccolo schermo nel corso delle ultime stagioni.
Negli ultimi mesi neppure Taken 3 o le peggiori schifezze – fatta eccezione per l’inarrivabile Cinquanta sfumature di grigio – erano riuscite a lasciarmi con in bocca un amaro che sa di devastante dopo sbornia come questo Jupiter, infarcito di inutili effettoni e lasciato in mano ad un cast non solo per nulla in parte – Tatum imbarazzante nel ruolo di quasi Spock, Redmayne che dovrebbe ringraziare il fatto che l’Academy non abbia messo gli occhi su questo titolo, o si sarebbe giocato la statuetta pur essendo il meno peggio della brigata, Sean Bean imprigionato in quello che ormai è il suo ruolo standard, Mila Kunis con una palpebra perennemente calata rispetto all’altra alla peggiore interpretazione della carriera -, ma anche svogliato e poco convincente, ad una sceneggiatura al limite dell’elementare ed ad un ritmo che definire compassato sarebbe riduttivo.
A poco importa che il setting possa risultare affascinante agli occhi degli appassionati di astronomia o ai nerd in generale, così come assurdo risulta immaginare di poter realizzare un prodotto di fantascienza efficace e potente soltanto buttando a caso nel calderone elementi che hanno formato la giovinezza dei suoi autori: dal ruolo di Cenerentola di Jupiter/Mila Kunis e dall’inutile serie di siparietti dedicati alla sua vita sulla Terra alla sua “ascesa” – come dichiara anche il titolo originale, come al solito più azzeccato di quello nostrano – niente pare funzionare, neppure il desiderio di far passare questa robetta come fosse un nuovo piccolo cult indirizzato ai teenagers, che probabilmente considereranno, dato l’approccio, il tutto come il classico polpettone da sfigati secchioni ed appassionati di tutto quello che di norma è materiale da vessazione e presa per il culo.
Considerato quello che è il risultato – simile ad una sessione di giochi di ruolo passata in compagnia di sfigati che portano in scena personaggi fighissimi e quasi invincibili come il Caine di Tatum in modo da compensare la loro triste realtà quotidiana -, oserei dire che sbeffeggiare Jupiter – Il destino dell’Universo è quasi un dovere, se non un piacere per chi ama non solo il Cinema di fantascienza, ma la settima arte in toto.
Devo dunque a malincuore ammettere che la parentesi del già citato Cloud Atlas è stata solo una casualità – sempre che non decida di rivalutarlo, a questo punto -, e che i famigerati The Wachowskis sono tornati a fare quello che riesce loro meglio in pieno stile Aronofski: i pipponi.
E non ci sono pianeti miracolosi – come, di fatto, è Giove -, storie d’amore impossibili o ridicole dinastie reali dominatrici dell’Universo che tengano: perfino con le ali ed i pattini spaziali, questa roba apparirà sempre come il rifugio decisamente poco efficace di un paio di nerd mai usciti dal guscio.

MrFord