Foxcatcher – Una storia americana foto 2L’intricata dinamica tra i due fratelli viene illustrata chiaramente attraverso la scena in cui si allenano insieme nella lotta. All’inizio, sembra quasi una danza, con Dave che senza il minimo sforzo introduce Mark a una serie di mosse, correggendolo e istruendolo con delicatezza. “C’è una vera e propria tenerezza tra loro e una profonda comunicazione non verbale”, sostiene Mark Ruffalo. “È il massimo livello di intimità che due uomini possono raggiungere senza essere amanti.”. Gradualmente i sentimenti complessi che Mark prova nei confronti di Dave emergono prepotentemente e lo costringono a diventare più aggressivo e a fare male sul serio. Afferma Ruffalo: “Mark ha un fisico molto più possente, sa essere più violento e più forte, ma Dave mantiene un forte ascendente psicologico su di lui. Ciò nonostante, appare evidente che Mark è eccezionalmente dotato”. Aggiunge il regista: “Si denota che Dave è determinato e corretto e vuole bene al fratello, ma al tempo stesso si vede in modo chiaro anche la sua posizione: è il maschio alfa, il maschio dominante. Non un maschio alfa privo di attenzioni, di empatia o di amore, ma pur sempre un maschio alfa.”.

Il complesso rapporto che lega i due fratelli arriva al punto di ebollizione quando Mark si rende conto che Dave si appresta ad andare avanti con la sua vita, a costituire una sua famiglia e a perseguire la sua carriera. Osserva Ruffalo: “Esiste un legame estremamente profondo tra loro che qualcuno potrebbe definire di co-dipendenza, che diventa insano nel momento in cui si affacciano nel mondo. Quando Dave entra nella fase di passaggio e si prepara ad entrare nell’età adulta, Mark lo prende come un tradimento e in tutta franchezza è un tradimento. La situazione è insostenibile e Dave deve smarcarsi e vivere la sua vita, anche se sa che Mark nella sua di vita non ha altro che la lotta e il loro rapporto.”.

È in questo momento in cui Mark si sente completamente a terra, che du Pont lo invita a Foxcatcher ad un incontro che gli cambierà la vita. Il miliardario lo inonda di quelle parole di encomio e attestazioni di stima e rispetto che Mark ha sempre desiderato sentirsi dire, malgrado du Pont le pronunci in modo freddo e singolare. “Penso che quel giorno Mark avesse molta trepidazione”, commenta Tatum. “Non si era mai fidato fino in fondo di qualcuno. Ma finalmente ascolta un uomo pronunciarsi nei confronti suoi e di Dave come lui ritiene che si meritino. Du Pont decreta che i due fratelli sono degli eroi, che lottano letteralmente per il loro paese, senza che alcuno li sostenga o si interessi a loro, come invece lui intende fare. Non credo che all’inizio ne fosse del tutto consapevole, ma secondo me Mark ha pian piano cominciato a rendersi conto che quella era la migliore opportunità che gli fosse mai capitata nella vita. L’occasione di poter finalmente ricevere le attenzioni, il rispetto e gli elogi che aveva sempre desiderato e staccarsi da Dave.”.

Quando dice a Mark che non sta avendo l’apprezzamento e il riconoscimento che si merita, è come se di fatto du Pont stesse parlando di se stesso. È oberato da un patrimonio famigliare pressoché impossibile da difendere e sostenere perché risale a molte generazioni. “Se da un lato le aspettative nei suoi confronti sono altissime, dall’altro non sembra esserci mai stata alcuna celebrazione per un qualche risultato”, afferma Steve Carell. “Stando a tutte le testimonianze, la madre era una donna piuttosto fredda. Du Pont le era legato, ma in realtà non ha mai ricevuto molto affetto da lei, che preferiva dispensarlo ai suoi preziosi cavalli. Penso che la lotta sia diventata molto importante per lui perché era una vocazione che si era scelto da solo. Non c’entrava nulla con la sua istruzione e la sua formazione. Sua madre non era una appassionata di lotta, anzi la trovava una pratica barbara e scegliendola come professione lui è uscito dalla sua ombra”.

Carell è reticente ad esprimere giudizi facili sul personaggio. “Non lo vedo come un mostro”, afferma. “Lo considero un individuo che ha compiuto un atto terribile perché afflitto da una malattia mentale. Era un essere umano molto triste e profondamente disturbato”.

In precedenza Du Pont aveva tentato in molti modi di lasciare la propria impronta nel mondo: attraverso l’ornitologia, la conchiliologia, la filatelia, la filantropia, il pentathlon olimpico nel quale si era allenato, e sponsorizzando tutta una serie di pratiche sportive. Ma in ultima istanza concentrò i suoi sforzi nel diventare il salvatore della lotta americana, facendo costruire la struttura di Foxcatcher ed erigendosi a principale finanziatore della disciplina sportiva. “Era estremamente competitivo”, aggiunge Carell. “Desiderava ardentemente essere rispettato. Credo che volesse ottenere dalle persone la stessa considerazione che spontaneamente mostravano di avere per Dave Schultz. Ma alla fine non è mai riuscito a conquistarsi quel livello di stima e di ammirazione. Du Pont voleva far parte di quel giro, ma allo stesso tempo, voleva anche essere tenuto in maggior considerazione rispetto agli altri.”.

Sicuramente i fan di Steve Carell resteranno sorpresi nel vederlo nei panni di un individuo così cupo come John du Pont. “Ero sicuro che Steve sarebbe stato capace di incarnare un personaggio ambiguo ed eccentrico”, afferma Miller, “ma quando l’ho conosciuto mi sono reso conto di quanti strati possiede, che è uno di quegli attori che ha un volto pubblico e un volto privato che non mostra assolutamente mai. Penso che questa sfera protetta e preservata di sé lo abbia aiutato a relazionarsi in qualche misura con il personaggio.” Miller continua: “Ad ogni modo, sarebbe stato impossibile affidare questo ruolo a un attore prevedibile perché il personaggio è, per sua stessa natura, imprevedibile. Nessuno poteva immaginare di cosa fosse capace du Pont.”.

“Aveva una serie di ostentazioni molto particolari che ho ritenuto importante riprodurre”, commenta Carell. “Ho ascoltato il suo modo di parlare e la cadenza della sua voce, non solo in riferimento all’eloquio, ma anche rispetto alle parole che sceglieva di utilizzare per esprimersi. A volte Bennett ci faceva improvvisare, quindi ho cercato di conoscere il contesto del personaggio.”. Aggiunge Ruffalo: “La prima volta che Steve è apparso sul set nei panni di du Pont, mi sono venuti i brividi. Tra le migliaia di ore di video che ho guardato per prepararmi, almeno duecento erano consacrate a du Pont, quindi conoscevo molto bene la fisicità dell’uomo, sapevo che aspetto aveva, che suono aveva la sua voce, come si muoveva. La capacità di Steve di cogliere e restituire le sue qualità fisiche è stata spaventosa e inquietante.”. Nancy Schultz, la vedova di Dave, precisa: “Mi sentivo molto a disagio a stare vicino a Steve nei panni di John du Pont. Restava quasi tutto il tempo calato nel personaggio e scorgerlo anche solo con la coda dell’occhio mi provocava un forte turbamento.”.