Foxcatcher – Una storia americana foto 4Tatum è stato l’unico dei tre attori principali a dover recitare davanti alla persona che stava interpretando. “È stato difficile per Mark guardare il film e adottare la giusta distanza per valutarlo perché il suo parametro è soltanto quello che è successo nella realtà della storia”, riflette Tatum. “Averlo sul set è stato incredibilmente utile in certe circostanze, per tutte le informazioni che è stato in grado di fornirmi. Ma in altri momenti è stato molto spiazzante cercare di tenere separate le vere emozioni del Mark reale dal mio lavoro di attore che doveva interpretare lui nel film.” (Il vero Mark Schultz ha un piccolo cammeo nel film, nella scena in cui Mark si fa pesare per il Campionato del mondo dopo aver perso dei chili).

Vanessa Redgrave, indubbiamente una delle più grandi attrici al mondo, si è unita al cast per interpretare Jean, la temibile madre di John du Pont. Miller è rimasto colpito dalla volontà dell’attrice di improvvisare. “Nella sceneggiatura avevamo scritto svariate versioni di una scena e io le ho chiesto ‘ti andrebbe anche di improvvisarla?”, racconta il regista. “E lei ha risposto ‘certo’ ed è partita in quarta. A quel punto mi sono divertito chiedendomi cosa stesse passando per la testa di Steve Carell mentre se ne stava lì seduto accanto a Vanessa Redgrave mentre lei recitava un lungo monologo che non era stato scritto.”. Aggiunge Carell: “Improvvisava molto, ma in ogni ripresa incarnava l’allucinante forza del personaggio. Paradossalmente, la vera Jean du Pont aveva un fisico molto gracile, ma aveva senza dubbio un potere enorme nel rapporto con il figlio.”. Vanessa Redgrave commenta: “È stato straordinario lavorare con Steve Carell, perché ha un livello di concentrazione assoluto. Mi è piaciuto molto girare con lui.”. E Miller chiosa: “Lavorare con Vanessa era come essere assistere dal vivo a una scena”, ammette. “Personalmente non ho dovuto un gran che da fare.”.

Sienna Miller, che interpreta Nancy, la moglie di Dave, aveva già incarnato in precedenza tre personaggi realmente esistiti: Edie Sedgwick (FACTORY GIRL), Tippi Hedren (THE GIRL – LA DIVA DI HITCHCOCK) e Caitlin Thomas, la moglie di Dylan Thomas (THE EDGE OF LOVE), ma in questo caso Nancy Schultz era spesso presente sul set. “L’ho conosciuta al primo ciak il primo giorno delle riprese ed è stato straordinario starle vicino e poterla osservare. Ma al tempo stesso era del tutto surreale: ero vestita come lei e mi accingevo a calarmi in un personaggio che non solo era reale, ma per giunta era davanti ai miei occhi! È stata una strana dinamica, ma lei era molto aperta e disponibile a condividere le sue idee, i suoi pensieri e i suoi ricordi e a darmi tutto il suo appoggio. Però confesso che è stato anche molto stressante. Interpretare una persona che non solo è realmente esistita ma è ancora viva è una responsabilità enorme.”. A proposito di Nancy, Miller osserva: “Ho un’ammirazione immensa per lei. È una donna forte, molto intelligente, molto affettuosa, molto materna, appassionata e determinata e molto sicura di sé. Ovviamente ha vissuto un’esperienza traumatica, ma nei suoi occhi vedi che ha attraversato degli eventi drammatici e ne è uscita ancora più forte. Secondo me il bello di questa storia e del suo ruolo è che lei e Dave interpretano la parte del polo famigliare della vicenda e sono in qualche modo agli antipodi rispetto a John du Pont e Mark Schultz.”.

Grazie al grandissimo lavoro di documentazione che hanno svolto, gli attori sono arrivati a conoscere i loro personaggi talmente bene che incarnarli sul set è stato per loro molto naturale. “Dopo un po’ un attore conosce il suo personaggio meglio del regista”, sostiene Ruffalo. “Arriva anche a conoscerlo meglio dello sceneggiatore.”. L’avere acquisito una profonda conoscenza della vicenda ha permesso agli attori di allontanarsi con fiducia dal copione di E. Max Frye e Dan Futterman, mantenendo la vera essenza dei personaggi reali. “Era nostro compito prepararci e documentarci nel miglior modo possibile”, afferma Carell, “ma inevitabilmente, durante le riprese, le cose sono cambiate. Ci sono state scene che avevamo discusso e provato a lungo che sono state completamente modificate sul set”. Aggiunge Tatum: “Bennett mi chiedeva di andare sul set dell’appartamento di Mark e mi diceva semplicemente ‘Fai quello che pensi farebbe Mark’. È stato divertente, ma al tempo stesso molto impegnativo. Non sai come verrà fuori nel film, quindi devi restare nei binari e mantenere una concentrazione estrema.”. Anthony Michael Hall, che interpreta il ruolo di Jack, l’assistente di du Pont, dichiara: “Direi che Bennett ha lavorato con gli attori modellando le loro interpretazioni: li ha spinti nelle nostre sagome e al tempo stesso li ha liberati. Avevano svolto bene il compito della ricerca e una volta sul set, Bennett, con molta determinazione e molto garbo, li ha aiutati a dar vita ai loro personaggi.”.

Miller ha potuto lavorare utilizzando un approccio così libero, grazie al pieno sostegno che ha ricevuto dalla sua produttrice, Megan Ellison, con la sua società, la Annapurna Pictures. Se la Annapurna Pictures si è da allora fatta conoscere per film acclamati quali THE MASTER, ZERO DARK THIRTY, LEI e AMERICAN HUSTLE – L’APPARENZA INGANNA, FOXCATCHER – Una storia americana è stato in realtà uno dei primi progetti intrapresi. Spiega Miller: “Fare un film come questo, che non ha nulla di predeterminato, non è un prodotto dei tipo ‘unisci i puntini’ o ‘colora il disegno tratteggiato’, esige un grande atto di fede da parte dei produttori e degli attori. È quasi come iniziare a lavorare ad un documentario, quando non sai esattamente che forma avrà quando sarà finito, ma l’unico modo per farlo diventare quello che deve essere è buttarcisi dentro con un punto interrogativo.”.

Nel corso delle riprese e durante la fase del montaggio, Miller ha cercato di distillare i significati essenziali di ciascuna scena, affidandosi all’occorrenza all’estetica delle immagini. Di fatti, numerose sequenze di FOXCATCHER – Una storia americana sono prive di dialoghi. “Bennett ritiene che i personaggi e il racconto siano sufficienti per accompagnarci in lunghi periodi di silenzio”, precisa Ruffalo. “Non ha paura di lasciare che un film abbia un respiro del genere.”. Aggiunge Tatum: “È attento ad ogni minimo dettaglio. È ossessionato dai momenti tra una scena e l’altra. Durante una lotta, la maggior parte delle persone vedono soprattutto le mosse spettacolari, i colpi ad effetto, i movimenti frenetici. Lui invece concentra l’attenzione sugli istanti in cui l’attività si smorza, alla fine di un colpo alla testa o quando i due contendenti non fanno mosse ad effetto.”.

Conclude Ruffalo: “Bennett ha usato la metafora del giardino di pietra. Quando vedi una roccia che affiora, quella è solo una piccola percentuale di quello che sta sepolto sotto e non si vede. La riflessione sulla vicenda all’interno del film è molto acuta, ma al tempo stesso appare fugace e ti resta la sensazione che sotto ci sia una storia molto più profonda e densa. Non ce la propone bella confezionata. Ci lascia nella stessa posizione in cui si è trovata la maggior parte delle persone che hanno vissuto un tipo di tragedia come questa. Vale a dire a domandarci ‘Come e perché è potuto accadere?”.

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