Asplenium nidusGli scienziati della University of West of England (UWE Bristol) ritengono che l’Asplenium nidus (nota anche come lingua di cervo), una pianta d’appartamento assai comune nelle nostre case, giochi un ruolo fondamentale nella vita della biodiversità e degli ecosistemi delle foreste pluviali del pianeta. Il team di scienziati divide il proprio tempo tra le foreste pluviali del Borneo e il ‘laboratorio naturale’ del bioma forestale pluviale messo in piedi dall’Eden Project in Cornovaglia, e ci spiega come questa piccola felce può salvare le foreste pluviali da una minaccia incombente.

“Nel suo habitat naturale, l’Asplenium cresce in cima agli alberi della foresta pluviale, dove può raggiungere dimensioni enormi, fino a un peso di 180 chili, con chiome large fino a due metri. – spiega il dottor Farnon Ellwood – “Queste felci sono ‘epifite’, che significa che le piante usano gli alberi puramente di sostegno, ma non succhiano alcun nutriente dal loro ospite (come fanno invece le piante parassite). Le felci formano una rosetta di foglie, catturare pioggia, foglie cadute e altri detriti che forniscono il loro nutrimento. Queste compostiere pensili sono un habitat di microrganismi, lombrichi e insetti”.
Gli scienziati di Bristol ritengono che queste felci epifite siano fondamentali per il mantenimento della foresta pluviale, contribuendo non solo a creare nutrienti ma producendo un habitat unico, senza il quale le foreste pluviali del pianeta sarebbero molto diverse.
Nell’ambiente controllato di bioma tropicale dell’Eden Project, il dottor Farnon Ellwood e il ricercatore Julian Donald stanno progettando una serie di esperimenti che poi ripeteranno in campo aperti, nelle foreste pluviali del Borneo.
“La foresta pluviale del Borneo è il nostro laboratorio all’aperto, ma l’Eden Project è il nostro laboratorio interno- spiega Ellwood – Conosciamo con esattezza i componenti del suolo;. Se vogliamo che inizi a piovere accendiamo l’irrigazione, se vogliamo che smetta piovere noi spegniamo l’irrigazione. Se abbiamo bisogno di incrementare la biodiversità aggiungiamo animali, se vogliamo simulare gli effetti di estinzioni locali possiamo escludere alcuni animali dai nostri esperimenti. Lavorando in un modello di foresta pluviale siamo in grado di concentrarci sullo sviluppo le nostre idee, delle tecniche e della metodologia in modo più preciso e molto controllato prima di eseguire degli esperimenti nel profondo della foresta del Borneo.
“L’Asplenium crea delle isole nel mare della canopea: producono compost e riciclano nutrienti importanti, creano habitat per milioni di insetti e innumerevoli microrganismi. Molti di questi insetti, non sono mai stati visti, e possono rappresentare una novità per la scienza.
Il cambiamento climatico e la distruzione delle foreste stanno cambiando il volto del pianeta , e le ricerche degli scienziati di Bristol tentano di capire come cambierà la natura delle foreste pluviali.
“La biodiversità del pianeta è impegnata in un gioco fatale, una specie di Jenga: si tolgono mattoncini della torre senza sapere quando questa crollerà. Proprio come nel gioco, non abbiamo idea di come la biodiversità del pianeta e gli ecosistemi reagiranno alla continua rimozione delle specie, avviene oramai ogni giorno.
“Se gli habitat epifiti come l’Asplenium saranno eliminati dalla foresta pluviale, o se gli ecosistemi che le ospitano dovessero collassare, c’è possibilità concreta che l’intero ecosistema della foresta pluviale possa crollare, o almeno cambiare radicalmente. Siamo in una corsa contro il tempo per capire e prevenire le conseguenze peggiori. “

Fonte: http://www.salvaleforeste.it