edoarto falconeCom’è nata l’idea del film?

Volevo fare un film che raccontasse in maniera divertente e dissacrante la realtà che ci circonda. Da sempre sono un appassionato della “commedia all’italiana” classica. Per quanto mi riguarda Monicelli, Risi, Germi e Scola sono un punto di riferimento imprescindibile. Ma anche gli sceneggiatori che hanno scritto con loro: Age, Scarpelli, Maccari, Sonego, Vincenzoni e via dicendo. Per questo cercavo un’idea diversa che non fosse la solita commedia romantica, né tantomeno il tipico film comico farsesco e macchiettistico. Lo spunto iniziale mi è venuto guardandomi intorno. Conosco tante persone che si reputano aperte, democratiche e illuminate ma che, in realtà, sono totalmente incapaci di mettersi in discussione, dimostrando di essere l’esatto contrario. Così è Tommaso, un medico presuntuoso e pieno di sé che sarà costretto a rivoluzionare la sua vita e le sue certezze grazie all’incontro con Don Pietro, un sacerdote molto sui generis.

Come hai lavorato con Marco Martani alla sceneggiatura?

Non avevo mai lavorato con Marco. E’ stato un incontro molto fortunato. Non solo è un ottimo sceneggiatore ma è anche una bella persona; uno che lavora con passione e rimette costantemente in discussione il lavoro fatto. Spero di continuare a collaborare con lui.

Questo film è il tuo esordio alla regia. Cosa ti ha spinto a fare il grande passo?

La ragione principale è riuscire ad avere un controllo totale sul progetto. Fare lo sceneggiatore è fantastico ma può essere anche molto frustrante. Si lavora per mesi ad un progetto e, ad un certo punto, ti viene tolto dalle mani. Da quel momento è come se non esistessi più. L’unica cosa che puoi fare è andare al cinema e vedere che ne è stato delle tue parole. A volte è una bellissima esperienza, altre molto meno.

Com’è stata la lavorazione del film?

Un’esperienza unica. Un film richiede un’attenzione e una dedizione totale per mesi. Praticamente la tua vita diventa solo un’appendice del progetto che stai portando avanti. Dall’idea alla scrittura, dal casting al set fino alla postproduzione, è un andare avanti, a testa bassa, sempre e comunque. Il tutto tra mille difficoltà ma anche innumerevoli soddisfazioni.

Quale la fase più bella?

Difficile rispondere. Ovviamente da sceneggiatore ho una particolare predilezione per la scrittura. L’intuizione giusta, lo snodo trovato improvvisamente, la battuta che ti risolve la scena, sono sempre grandi momenti. Poi però ti trovi improvvisamente catapultato sul set e ti si apre un mondo. E scopri tutta la meraviglia e le insidie del lavoro con gli attori e le troupe.

E quella più complicata?

Sicuramente il set. Una sorta di incredibile girone infernale in cui sei costretto ad essere contemporaneamente Virgilio, Dante, Beatrice e Caronte.

Come è avvenuta la scelta del cast?

Per me il lavoro sugli attori è fondamentale. Anche se si tratta di una commedia, volevo assolutamente trovare una verità in tutti gli interpreti. Dopo settimane di dubbi e proposte, quando si è ventilata l’ipotesi di Gassmann e Giallini per i due protagonisti, ho capito subito che sarebbe stata l’accoppiata vincente. E così è stato. A chiudere perfettamente il cerchio si è aggiunta, nel ruolo della moglie insoddisfatta, Laura Morante, una delle attrici più straordinarie del nostro cinema. A quel punto il resto è venuto da sé: tanti provini e incontri per andare a riempire tutte le caselle a disposizione, mantenendo la stessa accuratezza nella scelta di ogni ruolo.

Ci puoi descrivere i personaggi del film?

Tommaso è un uomo pieno di sé ma assolutamente vuoto di tutto il resto. La moglie Carla è una donna borghese infelice e frustrata, con l’hobby dell’alcol e delle adozioni a distanza. Bianca è la loro figlia maggiore, un’adorabile idiota. Gianni è il degno compagno di Bianca, nonché immobiliarista rampante pronto a tutto. Andrea è il figlio prediletto di Tommaso ma anche la sua più grande delusione. E poi c’è Don Pietro, un prete che sembra tutto tranne che un prete, ma che in realtà trasformerà, direttamente o indirettamente, la vita di tutti i protagonisti.

Come ti sei trovato a lavorare con Giallini e Gassmann?

Marco e Alessandro sono due attori strepitosi con un enorme bagaglio umano e professionale alle spalle. E’ stato molto bello poterli dirigere. Credo che entrambi abbiano dato una verità e una sincerità ai due protagonisti di cui gli sono immensamente grato.

E con gli altri interpreti?

Ho cercato di stabilire un rapporto umano e sincero con tutti senza mai perdere di vista il lavoro sul loro personaggio. Quando li incontro ancora mi salutano, quindi presumo che alla fine non è andata tanto male.

Come descriveresti questo film ?

Una commedia leggera ma non troppo. Un film semplice, fatto di scrittura e recitazione. Comunque è difficile per me trovare una definizione. Posso solo dire che mi piacerebbe che lo spettatore uscendo dal cinema potesse pensare: “ma guarda, una commedia all’italiana!”