Viva la sposa film di Ascanio Celestini

VLS_manifestoQuesta è la storia sua e di tanti altri personaggi che incontra per un destino o per caso come in un road movie.
Perciò è anche la storia di Sabatino che truffa le assicurazioni provocando incidenti, ma un giorno è ubriaco e l’incidente diventa mortale. Pure il Concellino vive truffando le assicurazioni, ma vuole fare carriera.
È la storia di Salvatore, figlio di Anna e forse anche di Nicola, ma Anna è una prostituta e non lo sa chi è il padre di suo figlio. Invece il padre di Nicola è morto da tempo e lui se lo sogna ancora, la madre è una donna piccola e prima di morire vorrebbe che suo figlio sposasse Sofia, che si chiama così perché il padre avrebbe voluto che fosse come la Loren nel film di De Sica. Sofia dice che scappa in Spagna con l’amica. Lo dice, ma poi resta a Cinecittà.
È la storia dell’Abruzzese che fa il carrozziere, ma anche il parcheggiatore notturno. È da lui che si nasconde Anna dopo aver sparato al protettore.
È la storia di Sasà che una notte finirà peggio di tutti nella stanza di una questura di periferia.
E poi ci sono le storie di Marino che non parla mai e della bambina ucraina e quella del tassista che riporta a casa Nicola, lo vede ubriaco e si fa pagare la corsa due volte. E in mezzo a tutte queste storie c’è quella dell’americana che gira l’Italia vestita da sposa. Un’Italia senza speranze, ma non disperata perché il contrario della speranza certe volte non è la disperazione, ma il fatalismo.

Nota di Ascanio Celestini

«Io bevo. Non faccio solo questo. Ma bevo, e questa è la mia prima attività. Ho persino una casa. In un certo senso. Ho i soldi in tasca, non tanti, ma ce li ho. Ho qualche oggetto di proprietà. Ma bere è costantemente in cima ai miei pensieri. Lo è anche quando non bevo. Posso restare senza bere per mezza giornata, ma anche per una settimana. Se volessi, resterei senza bere per un anno. Non lo dico come i tossici che ripetono “smetto quando voglio” e poi non smettono mai. Una volta sono stato mesi senza bere. Ma non significa che non c’ho pensato. Non è una malattia, né una condizione peggiore di altre. Non è una cosa di cui lamentarsi. Non mi piace la gente che si lamenta. Io non mi lamento. Io bevo».

Per scrivere questa storia mi sono messo seduto nei bar al Quadraro, a Ciampino, a Morena. I bar dei quartieri nei quali vivo.

Sanguineti diceva che la tragedia è possibile quando c’è un alto e un basso, magari un’aristocrazia e un popolo. Oggi l’alto è la grande narrazione che passa attraverso l’informazione, la rete, la tv. Il basso lo trovi nei locali col pranzo a prezzo fisso al capolinea della Metro, tra i muratori che mangiano il pollo e le patate con il quartino di vino al baretto sulla Tuscolana. In questi posti ho scritto il mio film.

Poi sono andato a ascoltare le donne (soprattutto le donne, ma anche gli uomini, ma le donne soprattutto) che hanno avuto un fratello o un figlio o un padre che se n’è andato all’altro mondo dopo aver incontrato un agente in divisa. Storie nelle quali anche la morte diventa leggera, ma il ricordo è un macigno. Le persone passano, ma il ricordo della loro faccia  è una scimmia allegra che non scende dalla spalla dei viventi che si incaponiscono a parlarci costantemente.
Tra queste persone ho scritto il mio film.

Il titolo dice tutto. Viva la sposa!
Passa una bellissima donna bionda tra le vite di poveri cristi. Una sposa che fa voltare tutti. Guardare la sposa li aiuta a sopravvivere, ma poi la vita vera è un’altra. Direbbe Wittgenstein che la filosofia è una maniera per distruggere gli idoli. Ma anche un modo per smettere di crearne di nuovi. Eppure… senza idoli facciamo fatica a vivere.

Abbiamo girato per cinque settimane in un chilometro di strade. Poche centinaia di metri in mezzo al Quadraro, quartiere romano, il “nido di vespe” che i tedeschi cercarono di combattere nel ’44. Un posto come tanti altri. Uno di quelli “dove credi che la città finisca, e dove invece ricomincia, nemica, ricomincia per migliaia di volte, con ponti e labirinti, cantieri e sterri, dietro mareggiate di grattacieli, che coprono interi orizzonti”.

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