IN TEMPO PER MODIFICHE TEMPORALI di Paola Gandolfi
Dichiarazione regista

«Ho ritrovato un piccolo film che mio padre aveva girato con la sua cinepresa Pathé 9.5. Era il mio primo giorno di scuola, mio padre filmava la mia “vestizione/preparazione”. Mi sono resa conto, guardando e riguardando il filmato, che il protagonista è il tempo. […] Le immagini scorrono nel video di oggi e io mi trovo, ora, tra me piccola e me grande, con mia madre che mi vestiva e mio padre che non si vede, ma mi guardava/filmava. […] Ora sono io quella che guarda, quella che detiene il gioco, quella che modifica, e sono l’unica superstite della scena. Ho spiato frame su frame, come un detective che cerca le tracce di un delitto. […] Fare questo corto è stato come uno scavo archeologico, ho fatto e detto ciò che a quell’età non si può fare o dire. Con i suoni, i segni, le modifiche che ho disegnato, ho dato la voce al mio film muto».

Durata: 6′
Otto quadri raccontano la preparazione di una bambina per il suo primo giorno di scuola. Le riprese del padre alla stessa Paola Gandolfi, risalenti al 1955, sono rielaborate in una dimensione fiabesca e senza tempo.

TANJATALES di Gabriele Di Munzio
Dichiarazione regista

«Mentre ascolto Douaa per le strade di Tangeri penso che la storia che mi sta raccontando non sia quella di un’amica, ma non posso chiederle niente, è un racconto troppo intimo. Al montaggio metto insieme i pezzi del puzzle, sovrappongo i ricordi non registrati, e ora ne ho la certezza: la storia che mi racconta è la sua storia. Grazie Douaa».

Durata: 19′
Tangeri. Storie di vita quotidiana s’intrecciano, una voce racconta una storia di resistenze, desideri, coraggio e destino. È la voce di una giovane donna la cui identità rimane nascosta. L’intimità di questi momenti rimane come un’impronta.

ONIKUMA di Alessia Cecchet
Dichiarazione regista

«Cinema per me significa empatia. Nei miei film cerco di creare un legame con il pubblico attraverso lacune, opacità e incertezze che chiedono di colmare vuoti e spazi indefiniti con memorie, valori ed esperienze personali. Chiamando in causa uno sguardo disponibile a inscrivere le proprie storie nel tessuto del film, apro il mio lavoro a letture molteplici, a un uso libero e individuale del film. Il mio intento si realizza quando, invece di trovare uno spettatore, creo piuttosto uno user».

Durata: 12′
Onikuma è uno yokai, un demone del folclore giapponese, che appare sotto forma di orso bipede, ed è noto per dare la caccia ai cavalli. Circondate da un paesaggio sconosciuto, due donne iniziano un percorso che le porterà a comprendere che i demoni possono apparire sotto molteplici forme.

LONTANO OVEST di Francesco Selvi
Dichiarazione regista

«Sin da piccolo ho sognato il Far West, tifato per gli indiani, sofferto per le carovane in fiamme o per l’eccidio sul fiume Sand Creek… Tutti quegli uomini che si muovevano verso una terra del sogno… Il mio cowboy si muove in un mondo (il nostro, il mio) dove ormai ogni sogno è tramontato. E forse è giusto così!»

Durata: 26′
Il Far West, terra di grandi promesse, di fertili pianure ancora libere e di giacimenti d’oro. Il Far West è la terra dove i sogni di ogni pioniere possono diventare realtà. Ciascuno ha un personale Far West. Un cowboy cerca il suo, in un viaggio pieno di aspettative che lo porterà a oltrepassare montagne e a guadare fiumi, approdando infine in un luogo dove i sogni sono finiti da un pezzo… O forse devono solo essere ripensati.

LAST SHIP di Daniele Ragusa
Dichiarazione regista

«Last Ship è la muta testimonianza di una memoria ormai perduta. Il racconto di un lento declino; dello scorrere inesorabile del tempo; di qualcosa che vive solo nella pelle riarsa e nelle rughe dei volti. I momenti morti sono, prima di ogni cosa, il vero racconto: rendono Last Ship simile a un vecchio album di famiglia. Di quelli da sfogliare con malinconia, sperando che qualcosa di quel primitivismo possa essere salvaguardato anche dentro il nostro mondo».

Durata: 10′
Negli stessi luoghi in cui è stato girato La terra trema di Luchino Visconti (1948), la famiglia Rodolico costruisce navi da quattro generazioni. Se ieri un’intera comunità si raccoglieva intorno a questi maestri d’ascia e si identificava con loro, oggi quel mondo sta scomparendo a causa dei tempi che cambiano. Tuttavia, è il legno che conserva e costruisce il ricordo di una conoscenza molto antica, come quella degli ultimi carpentieri navali.

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